23 mar 2016

raffiche di vortici di vento che sferzano spallate togliendomi l'equilibrio.
l'identità consumata, scavata, solcata fino all'oblio.
una confusione che dà ai nervi.

nessuna parola è concreta.
quanti pensieri senza forma, quante cose che non esistono.

per come stanno attualmente........ non esiste niente.


creo un mondo così piccolo che ha dimensioni atomiche, è insomma fuori dalla mia percezione visiva.

ho appena trovato in un cestino sulla mia scrivania un bacio perugina. che salvezza! in un secondo passare dal niente al tantissimo!



quanti pensieri che non ritornano
pensieri strappati via in linea retta nell'infinito
esso è sempre buio inconcepibile


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cosa ho?

22 mar 2016

c'è sempre "quel tanto" che resta alle raffiche di vento.
e se resta davvero, si può fare qualunque cosa.

ma se resta davvero allora ho fatto sempre la stessa cosa?

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Unico Principio:   la produttività


faccio, affinchè di ritorno sia la compagnia di   me stesso





adattarsi   è necessario
adattarsi   non è rassegnarsi ma è cmq qualcosa che "tocca fare" a malincuore.

le condizioni, ciò che nè da me e nè da altri dipende ma da un "tutto altro da me/da noi"

chi dice che nell'adattarsi si va solo a perderci? Ne ricavi altre opportunità: situazione nuova che si impone senza la tua volontà = vita nuova.

da una situazione a cui devi adattarti, tiri fuori qualcosa per te stesso. Le mani si adoperano per mischiare, impastare, schiacciare e arrotondare, si sporcano cercando di ricavare una piccola cosa.
E tutto questo si riesce a farlo senza un sorriso sul volto, un'espressione morbida della mente? E no. E no.

dal "tocca fare"    al "tirare fuori"  (ci siamo, no?)

adattati!  la tua volontà, la tua idea delle cose, non ha la meglio, soccombe, è sconfitta. O la realtà (sto macigno maledetto che si piazza davanti), o la morte.

il ragionamento fila....
...ma l'identità, l'identità che fine fa?

ti rendi conto che si trova d'improvviso a fare i conti con una situazione che non conosce? E qua non si capisce un cazzo!!

17 nov 2015

Dunque facciamo un pò di ordine:

- è guerra... e dunque..
- vi si entra in sostegno della Francia?
- l'ONU che dice? che fa?
- se capitasse in Italia una strage, ci regoleremmo intervenendo concretamente?
- Unione Europea, ci sei? Decidi qualcosa? Ce l'hai un'idea su come vorresti vedere la regione siriana?
- come intendono comportarsi con i Paesi finanziatori dei terroristi?
- chi sono i produttori di armi?
- cosa dice il Corano per sommi capi?
- cosa dicono i musulmani? chi ha fatto dichiarazioni per dissociarsi dai terroristi? con quali parole?
- quanto ne sappiamo individualmente di ciò che accade in Siria e Iraq?
- sappiamo tutti da cosa ha origine questo terrorismo?
- in quanti sanno come è strutturato il gruppo terroristico? come affiliano i combattenti, come li addestrano, con quali precise idee?
- dopo quante stragi si inizierà collettivamente a considerare il "contrasto" al terrorismo come un pensiero-preoccupazione quasi quotidiana?
- quand'è insomma che i fiori, gli inni, e le magliette saranno finalmente messe da parte come cordoglio ormai superato, metabolizzato?
- quand'è che i cittadini dei vari Paesi europei spingeranno a voce alta i governanti a fare davvero qualcosa?

18 ott 2015

si dovrebbe tutti nascere e crescere per i primi anni in una casa con attorno le cose naturali.
poi da una certa età si potrà passare alla città.

perchè, insomma, mi chiedo: a che serve che io nasca in una metropoli? posso mai io a 5 anni contribuire produttivamente, lavorativamente a me stesso e alla società? no. e allora a che mi serve essere già immerso in quei beni e servizi che mi fanno solo fare un salto enorme dal naturale al costruito?
La risposta è:
perchè tu devi contribuire a mandare avanti il mondo a partire da quello che è stato raggiunto e la migliore strategia è farti crescere in quello che abbiamo già ottenuto in modo che il salto tu lo faccia fare a tutto il nostro sistema, che non deve essere messo in discussione ogni volta da ogni (o quasi) generazione. Per migliorare quello che esiste già, devi conoscerlo meglio di noi, e il modo migliore è nascerci con, nascerci dentro. Fidati del sistema.

Si dà già un'enorme fondamentale importanza all'ambiente: devi adattarti, si dice, no?
All'ambiente sbagliato però.





La questione è chiusa.
Quello che ho scritto è un'osservazione erronea perchè dagli errori non si impara se non pochissimo.
E se non dagli errori allora da cosa si impara?
Forse si sta imparando dagli errori sbagliati.

Imparare.... mah...  nei limiti di quello che può la volontà di ognuno, semmai.
La volontà può a partire da quello che pensa di avere e di volere. E ciò dipende dall'ambiente in cui si trova. E poichè vive-vede solo quello, pensa di poter volere solo qualcosa di simile.

"pensa di"... come se le cose stessero in verità in un altro modo...

Dal momento in cui si è più consapevoli (cioè, si ha acquisito altri strumenti) non si è fatto che erigere un miglior sistema di difesa. Da cosa?

Miliardi di persone si difendono da ogni minuto che passa, affinchè ogni minuto non passi in miliardi di mani che non sono le proprie.

È una tale massima soddisfazione avere o essere per sè e a partire da sè!

Ma da quanta e quale parte di sè stessi si guadagna sè stessi??
Non a partire da tutto sè stessi ci si forma, ci si crea, e via così...

half self-made man, insomma.

l'altra metà è sparsa qui e là....  
sarà mica quella da cui ci si difende??

la vogliamo e ce ne difendiamo, che cosa strana...

5 ott 2015

saper porre la domanda