Visualizzazione post con etichetta '50. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta '50. Mostra tutti i post

2 mag 2013

Il Grido, Michelangelo Antonioni (1957)

(attenzione Spoiler)
Esser lasciato solo con una bambina dopo aver sperato per sette anni di sposarsi perchè l'amante in realtà aveva a sua volta un suo amante, per Aldo (Steve Cochran) significa non saper in che altro modo vivere. Si allontana da casa, non dopo aver preteso dalla compagna Irma (Alida Valli) di continuare a stare con lui, e inizia a vagabondare per i paesi circostanti incontrando donne altrettanto sole, molto piacenti, molto autonome e forti ma anche bisognose di un compagno, con le quali prova a stare senza però riuscire ad allacciare rapporti duraturi. Era un meccanico con una certa responsabilità nell'azienda in cui lavorava, nel suo girare nella pianura padana trova piccole occupazioni lasciandole poi tutte. Un tipo per nulla romantico, molto silenzioso, non tanto capace di badare alla figlia che ad un certo punto, quando pensa di essersi stabilito con la benzinaia Virginia (Dorian Gray), farà ritornare dalla madre Irma. Alla fine tornerà nel paese in cui abitava, cerca di incontrare Irma e vede che ha ormai un nuovo bambino; si avvia allora verso la sua vecchia azienda e qui, senza sapere che viene seguito da Irma che vuole parlargli, sale su una delle torri dove lavorava e poco dopo aver sentito la voce di lei che urlava dal basso il suo nome, si suicida gettandosi, forse senza aver creduto di averla davvero rivista lì o forse per darle il senso di colpa.

Non triste, non deprimente, lo definirei vero nel rappresentare l'incapacità delle persone di incontrarsi in una relazione d'amore. Proprio quando i due avrebbero potuto sposarsi grazie al decesso del marito di Irma che lavorava in Australia da anni, lei sporca tutto rivendicando un'altra relazione segreta e tradendo i sinceri sentimenti di lui. Irma è decisa nel lasciarlo ma nutre cmq dubbi verso l'altro uomo perchè più giovane di lei e un certo rimorso verso Aldo: ma alla fine pur riconoscendo la sua colpevolezza non può fare a meno di seguire se stessa.
Un film in cui si percepisce benissimo l'impossibilità di raggiungere un luogo dove fermarsi, dove è tutto di passaggio, è tutto un camminare e farsi trasportare come clandestini lungo una strada rettilinea in aperta campagna verso un orizzonte piattissimo e anche coperto di nebbia, puntellata di casupole dove vivono queste donne tanto belle e desiderabili quanto sole e in attesa di qualcuno. Una strada dove si è inevitabilmente persi nonostante i sinceri tentativi di stabilirsi.
Ed è di passaggio anche il cambiamento, ma quello sbagliato: un vecchio si augura che l'alluvione possa spazzare via ciò che non serve e portare il nuovo, ma ciò che arriva è solo un'onda che riporta tutto com'era (la vita della benzinaia prima e dopo l'arrivo e la partenza di Aldo) oppure è qualcosa che spazza via troppo, e verso cui ci si può opporre con la solidarietà e la speranza impotenti di tutto un paese (mi riferisco a quanto si vede verso la fine del film, al progetto di esproprio delle terre circostanti il paese per realizzare un pista d'atterraggio e contro cui si mobilita tutta la popolazione).
Il Grido gira in tondo facendo coincidere l'immagine quasi iniziale di Irma che chiama Aldo dal basso della torre mentre questi sta lavorando, con la stessa finale in un'azienda stavolta deserta quando lei cerca di raggiungerlo e parlargli: in questo ritornare nello stesso punto geografico e nel far differire le due scene solo da un segnale sonoro, che all'inizio sembra un richiamo ma nasconde un abbandono e che alla fine è la tensione di un rapporto che cede e si spezza definitivamente, sembra esserci la rappresentazione di un'individuo che ha perso se stesso, che si è escluso dall'esistenza.
Il linguaggio di Antonioni è preciso ma non freddo, misurato ma non razionale nel girare nell'infinito e piatto ambiente della pianura padana, tanto da escludere la partecipazione dello spettatore. Gli attori sono senza distinzione perfetti nel dare emotività. Forse solo il protagonista Steve Cocrhan alla fine risulta quel tanto anonimo senza una spiccata personalità, forse perchè doveva agire in qualche modo all'interno di un cliché.