Laborioso, laborioso, laborioso è ciò che sussurriamo noi bokononisti ogni volta che pensiamo a quanto è complicato e imprevedibile, in realtà, il meccanismo della vita.
(da Ghiaccio-Nove p. 56)
Bah, io penso che Kurt Vonnegut abbia in schifo la vita (---ipotesi da dimostrare---). In questo libro fa però dire al suo protagonista che il nichilismo non fa per lui (p.65) e allora mi chiedo (prima di finire la sua rilettura) quale sia la sua posizione in merito (alla vita intendo). Penso che da essa abbia imparato duramente a esercitare un distacco non freddo ma ironico verso le persone e verso le cose per come vanno.. e le lascia andare, avendo capito che non può influire minimamente. E allora perchè la sua letteratura? Cosa intende dire con i suoi romanzi?
Devo dire che di lui mi piace quel suo costruire dei quadretti, delle piccole scenette in cui il suo alter ego dialoga con persone strane, bizzarre, brutte, cattive che però lui mette sotto una luce ironica, grottesca che in fondo le giudica. Tutto questo libo si potrebbe ridurre nella frase "uno scrittore incontra delle persone per ottenere informazioni sul suo libro e ne resta coinvolto" anche se fino a che punto non lo so ancora dire.
Il motivo per cui lo sto rileggendo è che non me lo ricordo quasi per niente, cioè non mi ricordo lo svolgimento e tutti i personaggi se non in via generale e neppure tanto. Il modo in cui è stato scritto è straordinario ma inconsueto tanto da non lasciarmi un'immagine compatta ma frammentatissima, da ricomporre. Che poi è l'attività del protagonista.
Felix Hoenikker è lo scienziato premio Nobel che ha inventato la bomba atomica (uno dei padri in realtà, anche se suo figlio lo ritiene l'unico padre della bomba) ed è uno che di umano non ha niente. Ha generato dei figli (anche se è dubitabile che sia stato direttamente lui), uno più inutile dell'altro, che invece di disprezzarlo per come si è comportato per qualsiasi cosa, lo tengono in buona considerazione. Diciamo che non si rendono conto di quello che dicono e di quello che sono. Noi possiamo dire che sono degli scemi. O meglio stupidi, che è infine è l'argomento del libro. Tutti e tre (questo è importante!) posseggono i tre semi di ghiaccio-nove (vedi sotto) ereditati dal padre: il punto è seguire la vicenda per vedere che fine faranno.
Felix Hoenikker è estraneo al mondo, probabilmente è un marziano (p.50). Ed è uno che ha inventato sia la bomba che questo fatidico "ghiaccio-nove", cioè un cristallo delle dimensioni di un seme che può congelare tutta l'acqua presente sulla Terra. Vedi tu nelle mani di chi siamo!
I problemi del mondo però non finiscono qui perchè esiste un' isola (di medie dimensioni con tanto di montagna alta 3500 metri), San Lorenzo, dove regna la follia più assoluta. È un'isola praticamente priva di qualsiasi valore e per questo conquistata e riconquistata da qualsiasi nazione che l'ha sempre ceduta alla successiva che si è fatta avanti, proprio perchè in fondo non aveva alcuna importanza. E su quest'isola la popolazione è malata, schiavizzata, povera e per di più felice di essere sotto una dittatura e una religione, quella di Bokonon, che gioiosamente innalza la bugia, la fandonia inoffensiva a principio di regolazione di tutte le cose. Ma attenti: chi segue la religione di Bokonon viene giustiziato. Il nostro protagonista piano piano viene conquistato dalla saggezza bokononista che tutto spiega.
La storia che c'è attorno all'isola di San Lorenzo è disarmante, non ci sono parole più azzeccate. È come se lì fossero accadute le cose più liberamente inconcepibili del mondo. Basterebbe sapere quali personaggi hanno rifondato la moderna San Lorenzo, chi la governa e altre cose che ancora non ho letto. Di tutto questo non voglio scrivere niente, sarebbe noioso darne un riassunto.
Ma Viva San Lorenzo!
Quando arrivano sull'isola, tutti i personaggi sono accolti da una cerimonia di benvenuto presenziata dal vecchio despota Papa Monzano e da una buona fetta di popolazione decrepita.E ci sono anche altri due eventi che dovranno compiersi: l'unione tra uno dei figli di Hoenikker e la sublime Mona Monzano, e la celebrazione dei caduti di San Lorenzo nella guerra mondiale con tanto di omaggio americano dell'ambasciatore arrivato lì apposta.
Si, vabbè ma tutto questo è secondario. Succederà fondamentalmente una cosa e cioè che Papa Monzano sta per morire e a Frank Hoenikker viene in mente di far diventare il protagonsita scrittore John/Jonah il nuovo regnante dell'isola semplicemente perchè da quelle parti gli sembra l'unico in grado di reggere quella carica. Per lui inizialmente è inconcepibile una cosa del genere, poi si lascia convincere soprattutto perchè c'è da unirsi con la ragazza più bella dell'isola.
Bazzecole, fesserie. Il punto è che
la cesta del gatto, che è stato l'ultimo gioco del Nobel Felix Hoenikker e che è anche ciò che viene dipinto da suo figlio nano e che è il titolo originale di questo libro, è la rappresentazione della mancanza di significato di tutto quanto (p. 130) .
Luomo è spregevole, e l'uomo non fa niente che valga la pena di fare, non sa niente che valga la pena di sapere.
(p. 131)
Per Vonnegut tutto può essere considerato nei termini di commedia umana nella quale ci sono due attori principali: il crudele tiranno e il mite santone che si danno caccia e fuga per finta in modo da creare un pò di attività e divertimento nella popolazione che sta a guardare. Della vita non c'è niente da capire, ma solo far finta di capire. E gli uomini sono inadatti a governare qualsiasi cosa nonostante i buoni propositi, forse perchè non posseggono affatto un senso di responsabilità umana. Se possiedono qualcosa di potente (un'arma, un'invenzione pazzesca, ma anche un'intuizione) la vendono senza badare alle conseguenze morali, senza nemmeno sapere cosa possiedono.
"Che speranze ci sono per l'umanità", pensai, "finchè esistono uomini come Felix Hoenikker che danno un giocattolo come il ghiaccio-nove a dei figli miopi come più o meno quasi tutti gli uomini e le donne del mondo?". "Nessuna".
(p. 185)
Dopo l'apocalisse ghiacciata generata dal cristallo che ha casualmente (ma nemmeno tanto, direbbe Bokonon) raggiunto l'acqua e solidificato qualsiasi cosa, la convinzione del protagonista scrittore su questa religione piano piano si affievolisce. "Che religione deprimente!", gridai. Ma nonostante tutto non può non notare come ci siano state persone che hanno fatto qualcosa di buono: chi ha donato tutta la propria speranza e misericordia all'ospedale dell'isola e chi ha iniziato a suonare il proprio clarinetto.
A sugello del libro, Vonnegut fa incontrare il protagonista con Bokonon che muore di ghiaccio-nove sdraiato sul suo libro della stupidità umana facendo marameo a Dio.
Attraverso una satira lucidissima, di un pessimismo che ha gelato ogni
forma di illusione, Vonnegut descrive perfettamente la violenza del
sistema e la sua furia selvaggia nell’annullare prima di tutto ogni
forma di pensiero. E racconta anche la storia di una corruzione: quella
dello scrittore, che avrebbe dovuto descrivere una verità e invece si
trova impigliato, irretito nelle armi di una dittatura che riesce a
dipingere fedelmente. Fino all’immagine finale di una landa desolata
piena di cadaveri gelati. (da RaiLibro)