Il protagonista è un uomo di 38 anni che non riesce ad accettare il suo non comune poichè antico nome, Tertuliano, nonostante sia un professore di Storia; conduce la propria vita in un appartamento da solo con alle spalle un divorzio e di fronte un rapporto con una donna che lo ama, ma che lui per timore non ricambia; e ha problemi nel far ben comprendere la sua teoria su un diverso insegnamento della Storia agli altri colleghi. È un'esistenza che si offre per essere sconvolta da un evento di qualche tipo, come proprio dalla visione di un film in cui trova un attore del tutto identico a lui.
I personaggi sono appena cinque e la trama segue principalmente la ricerca ordinata, paziente e segreta di Tertuliano Maximo Afonso, del tutto estraneo ad un'investigazione che lo mette di continuo di fronte al Senso Comune, una voce dialogante che lo avverte delle imprudenze o delle stupidaggini che sta per compiere. Le digressioni che il narratore inserisce tra le azioni di Tertuliano per affabulare un lettore che deve poter penetrare nel vivo della vicenda, fanno gran parte del lavoro di attesa dell'inevitabile incontro tra i duplicati.
Ciò che muove il protagonista è il bisogno di aver di fronte il suo sosia perfetto almeno una volta, ed è qualcosa di incontrollabile, una curiosità naturale, e ormai una scoperta incancellabile. Saramago li fa incontrare per mostrare cosa succede quando una debolezza viene messa in conflitto con se stessa: non farà che amplificarsi, moltiplicarsi, poichè ormai diventata una specie di gorgo che inghiotte quello che c'è. Qui a sdoppiarsi è insomma un uomo che vive nella solitudine, la cui debolezza è la vigliaccheria, è l'aver preso la decisione sbagliata, l'aver agito per rivalsa, e l'aver considerato solo la propria unicità e non quella altrui.
Nel testo Saramago scrive:
"Si dice che odia il prossimo soltanto chi odia se stesso, ma il peggiore di tutti gli odi deve essere quello che spinge a non sopportare l'uguaglianza dell'altro, e probabilmente sarà anche peggio se tale uguaglianza dovesse mai essere assoluta"È un'odio che va inteso come una verità insopportabile, un fastidio che il protagonista pensa di essere riuscito ad affrontare, ma in realtà ha generato altre inquietudini in altre persone che si ritorcono poi su di lui, proprio perchè è soprattutto un odio verso se stesso.
Il problema con questo romanzo si è presentato e non è stato poi così di poco conto, visto che è emerso nel bel mezzo della narrazione, quand'essa mi è sembrata mancare di una buona spinta per accelerare il corso degli eventi per il passo successivo. C'è insomma tutta una buona parte del libro (la barba finta e tutto il resto) che avrei voluto vedere priva di quei tempi che il narratore si prende per elaborare il nodo finale. E poi, nei fatti, lo sconvolgimento di cui si parla non viene mai reso, così come l'ironia di una narrazione onnisciente e non, non porta in primo piano la psicologia del protagonista che resta per me troppo parte del gioco di una narrazione destinata ad un lettore chiamato in causa. La storia articola un soggetto interessante, la morale dell'individuo, ma lo tratta dando l'impressione di allungare il brodo quando non c'è bisogno.
