contrazione dei consumi
cassa integrazione
Tuttavia quello che la macchina fa e che l'occhio non potrà mai fare è fissare l'apparizione di quell'evento. Essa isola quell'apparizione dal flusso di apparizioni e la conserva immutata nel tempo. Prima non c'era nulla che potesse svolgere una funzione analoga se non la facoltà della memoria nell'occhio della mente. Ma a differenza della memoria le fotografie in sè non conservano il significato di un evento. Offrono apparenze. Il significato è il prodotto di processi cognitivi. Le fotografie di per sè non narrano, trattengono apparizioni istantanee.
John Berger - "Sul guardare"
da iojulia

Il Dottor House insomma ha toccato il fondo della sua solitudine e ci si è anche risollevato: la sua confessione ad una ragazza intrappolata sotto le macerie di un palazzo con un piede a rischio amputazione (senza anestesia!), è di quelle che ammettono e accettano lucidamente la propria condizione. Dopo sei stagioni arriva la svolta, anche se ne viene data solo la scintilla negli ultimi minuti dell'episodio, e possiamo ben credere che questa sia quella giusta. Al Dottor House serviva un caso molto simile a quello che l'ha reso zoppo e dolorante: la privazione di un pezzo di muscolo della gamba ha modificato il suo carattere accentuandolo in peggio e il tempo per prendere la decisione di privarsi o non privarsi di un pezzo del proprio corpo (la gamba intera) ha fatto la differenza. La missione del Dottore è perciò sempre stata in inconsapevole attesa di questo decisivo caso che lo ha riportato a ripensare e poi ad ammettere l'unica condotta giusta da adottare: meglio rinunciare ad una parte (di sè) per andare avanti o scendere ad un compromesso estremo e perciò camminare sul filo del rasoio tra vita e morte? Il Dottor House ha sempre cavalcato questo secondo principio in nome di un controllo totale della propria vita sotto il dominio della razionalità, ma stavolta ha dovuto accettare le conseguenze sbagliate della sua logica."Bene, bene. Bene. Nient'altro che bene. proprio nessun problema. Sono felice di essere qui. Mi sento meglio. Dormo meglio. Mi piace il mangiare. In una parola, non potrebbe andare meglio. I denti? Digrigno i denti? È un tic. Un modo per rinforzare la mascella. Un'espressione del fatto che sto bene. Idem per la cosa della palpebra."
"Uno dei miti più pericolosi è quello secondo il quale chi sta per suicidarsi diventa sempre positivo e generoso e altruista. La verità è che le ore prima del suicidio sono fatte di enorme presunzione ed egocentrismo.""Joelle Van Dyne è dolorosamente viva e ingabbiata" / "Le persone in gabbia e i futuri suicidi hanno molta difficoltà a immaginare che a qualcuno possa importare davvero tanto di qualcosa" / "La differenza tra suicidio e omicidio consiste solo nel dove credi di vedere la porta per uscire dalla gabbia" / "Il volto del profondo era il titolo che aveva suggerito per l'ultima cartuccia di Jim che non aveva mai visto, ma lui l'aveva giudicato troppo pretenzioso e aveva scelto invece quella citazione dalla scena del cimitero di Amleto, quella col teschio, e le era venuto da ridere ripensando alla pretenziosità. Lo sguardo spaventato di Jim alla sua risata è in assoluto l'ultima espressione di quell'uomo che lei si ricordi" (->p. 285)
Einfeld Ma è una delle piccole strane cose che dànno l'idea di cosa sia l'area metropolitana di Boston, perchè è una cittadella composta quasi interamente da edifici dove si praticano attività mediche, industriali e spirituali.Dispiace parlarne in fondo al post dove non arriverei nemmeno io se volessi rileggere tutto, ma ero quasi sul punto di non farlo affatto. Dispiace perchè è un bel pezzo. In sintesi (perchè qui si fa tutto così, o almeno si cerca di fare):



"Quando ho fatto installare la finestra non è stato solo per guardare il cielo. Volevo tenere d'occhio la città, e adesso mi chiedo che cosa ne sarà tra un altro secolo."Questo del vivere all'aperto è un sentimento che appartiene solo a questo personaggio e che si rivela importante per evocare e descrivere l'ambiente in cui ha luogo l'azione: una città che possiede le cosidette strade celeri dove le persone possono muoversi (non ho capito come, anche perchè non viene detto granchè) spostandosi dall'una all'altra, in cui i servizi igienici sono condivisi (il lavandino è un lusso), dove la subeterica (più o meno la tv) insieme alla mensa è fruibile solo da molte persone appartenenti ad una determinata Sezione, una città dove le vecchie strade per le auto sono ormai deserte. Più o meno sembra il più grande centro commerciale immaginabile. Il romanzo è stato scritto attorno al 1953 ma non so fino a che punto Asimov puntasse ad essere profetico...