Nonostante metta insieme grandissimi nomi, non mi è affatto sembrato che ci fosse qualcuno predominante sugli altri, che togliesse attenzione, o che le opere si distanziassero molto dalle altre. Forse solo nell'ultima sala che riguardava il ritratto "Dopo la fotografia" con pezzi di pop art e iperrealismo.
In ogni caso© come sempre alcune scoperte sono state vere sorprese, altri sono stati incontri dal vivo abbastanza attesi, altre cose sono apparse molto belle ma senza enormi scosse.
L' "Autoritratto" di Gino Severini (che non conoscevo perchè i futuristi mi sembrano sempre invecchiati male)
movimento di una testa, bel soggetto, bella frammentazione.
Al suo opposto c'è l' "Autoritratto" di Francis Bacon. Quasi una folgorazione per via di questa fusione della pelle o della carne, un volto che sembra facilmente cancellarsi con una mano su cui si era appoggiato o con due mani che l'hanno violentato per disperazione. Una sorta di tumefazione per colpi subiti qualche ora prima. Gli occhi hanno lo sguardo dell'assenza a sè stessi, una resa. Forse sta sorridendo interiormente con rabbia sfiancata.
Bacon non l'ho mai apprezzato perchè troppo "nero".. ma questo ritratto ha capovolto un pò di cose.
A questo autoritratto accosto la scultura "Diego" di Alberto Giacometti che dà il senso di un corpo che si sta sciogliendo. Quelle di Giacometti le interpreto come sculture di uomini che esistono per lavorare, esili uomini senza tempo induriti dalla fatica di esserci.
"La camicetta rossa" di Pierre Bonnard
Bello per la posa annoiata e il contrasto tra la luminosità pura della tovaglia, il rosso acceso che contrasta con la pensosità, e il colore scuro dello sfondo che stacca ancora di più. Occhi in ombra e delle labbra quasi sorridenti. Un ritratto di quell'interiorità che mi ricavavo nell'isolamento da discorsi che non avevano interesse: a tavola con parenti, in certe occasioni forzate.
Di fronte a questo dipinto c'era quello di Frantisek Kupka "Rossetto": un altro rosso, stavolta però dell'esteriorità che vuole farsi notare .Un volto-maschera abbastanza bianco di trucco, interrotto dal vestito altrettanto chiarissimo, dal collo verde ammuffito (?). Una bella stesura di colori: pesante l'indaco che scende giù come sfondo e generoso il corpo della signora.
Sempre notevole le linee di Modigliani come nel "Ritratto di Dédie": capo reclinato da delicata sensualità, all'opposto della signora di Kupka che invece si protende il più vicino allo specchio. Purtroppo la donna è a lutto.
Il "Ritratto di donna" di Picasso è ovviamente meraviglioso come altri due presenti alla mostra.
Sorvolo su quelli di persone che leggono un libro, soggetto che ha fatto il suo tempo, o anche sulle donne vistosamente abbigliate con gioielli sbrilluccicanti, o la donna di Delaunay fatta più o meno a quadrettoni, l'orecchio gigante del Ralf III di Baselitz, "La marocchina" di John Currin contenta di avere i pesci in testa, un quadro della De Lempika (mai capita), ma anche le "Donne in interno" di Léger che sembrano manichini grassi e squadrati.
La sala delle scultura è stata quella della meraviglia. Ero lì per Giacometti e Brancusi, la cui Musa Dormiente aveva il privilegio del centro della sala (in una teca però sporca), ma ho scoperto che la migliore era "Testa di fanciulla" di Henri Laurens, del tutto sconosciuto fino a quel momento.
Terracotta liscissima, essenzialissima con quei tagli piccoli e accennati, il volto ricavato da uno spigolo che è la linea del naso.... inutile descriverla. Silenziosa, perfetta, una di quelle opere per cui venderei l'auto e andrei per sempre a vivere in un monolocale lontano dal posto di lavoro.
Anche la Musa di Constantin Brancusi dimostra la sua eccezionalità, però.. oltre ad avermi dato immediatamente l'impressione di essere un pallone da rugby dorato (invece che ricordarmi la forma dell'uovo), a confronto con il forte senso di duttilità della Testa di Laurens, è un "gioiellone" duro e pesante (come il suo sonno) e anche distaccato da me che l'osservo. Non svegliare la musa che sennò si incazza, potrebbero scriverle vicino. È un alieno la cui presenza affonda lo spazio-tempo. Il naso sembra un'arma, quasi la canna di una pistola di piccole dimensioni; occhi e bocca abbastanza orientali...; i solchi dei capelli sono afro.
Ottimo ambiente espositivo, luci perfette... dispiace per il catalogo con foto non sempre adeguate, povero di contenuti (ma del resto non è che la mostra aveva lo scopo di dare una nuova interpretazione ad un artista, per esempio) e dal prezzo elevato nonostante lo sconto del bookshop.
Il tempo dalla visita è passato ormai e non è che potevo scrivere di tutto quello che ho visto. Accuntentammc..
Adieu!



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