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2 nov 2011

Koyaanisqatsi, Godfrey Reggio e Philip Glass (1982)

L'occhio del tempo si posa sul pianeta Terra e ne libera la spaventosa potenza.
Una carrellata a precedere su una pittura rupestre e una voce/musica profonda che recita il titolo (la parola della lingua hopi che sta per vita folle, vita tumultuosa, vita in disintegrazione, vita squilibrata) aprono e sigillano insieme alle immagini in ralenti di un razzo della Nasa che libera dietro di sè il calore, un'opera di pura percezione del movimento umano.
Il corpo solido della Terra con la sua vastità e i suoi affioramenti rocciosi, la sua immobilità e la luce che la copre e ne risalta la calma e l'asprezza, è il primo elemento osservato. Gli succedono le nuvole che si muovono veloci e forti come onde. Infine la sintesi di terra e acqua con un volo su tutta la superficie. Godfrey Reggio è sostanzialmente interessato alla potenza dell'esistente, alla sua massa enorme che si muove.
Un'esplosione apre un altro segmento, quello in una cava. L'uomo scava nella roccia e ne trae ciò che gli è utile, cioè tutto. Dalla massa ricava l'energia. Con i mega condotti e i fili dell'elettricità sui tralicci, il film inizia ad mostrare una visione inquietante: l'intervento sulla natura di mezzi che la sovrastano, la sfruttano. Decine e decine di tralicci intrecciati tra loro sono come ragnatele acide su un paesaggio desolato al tramonto. Come spaventosa e aliena è l'immagine di una spiaggia frequentata da bagnanti che dietro di sè rivela lentamente la presenza di enormi edifici industriali. Un altro flusso percettivo è quello dei fili di auto che scorrono sulle corsie autostradali, Poi edifici di New York e quelli vuoti e abbandonati di un altrove. Strutture e impalcature dell'energia che conservano ordine e predominio, seguita dalla distruzione, la caduta, la gravità. Quando le immagini arrivano a mostrare la massa delle persone che si muovono veloci, il film inizia a farsi ossessivo: svuota l'uomo di intenzionalità e sembra farlo agire in base ad un'energia equivalente a quella naturale delle nuvole e dell'acqua. Il ritmo aumenta e di notte si osserva il brulicare di auto/luci/punti che si incanalano nel reticolo squadrato delle strade. La massa di individui in una metropolitana si intreccia sempre più velocemente e ripetitivamente con quella dei macchinari che fabbricano, trasportano, smistano oggetti e gli oggetti sono gli uomini che ormani sono diventati l'impersonale fonte del loro esistere. Il movimento è sempre più flusso, energia, caos e ordine astratto e concreto. Il segmento successivo ritrae l'umanità delle persone, la normalità e la pietà verso gesti e sguardi questa volta rallentati, presi nel loro sacrificio umano. Incidenti e soccorsi. Infine il razzo decolla e poi fa la fine dell'energia quando arriva al limite estremo del suo esser contenuta, perdendosi nei frammenti di tristezza che cade roteando all'infinito dal cielo.

Tramite la ripetizione ipnotica di immagini e suoni Reggio e Philip Glass ottengono qualcosa che ha a che fare con la trascendenza ma anche qualcosa che è intrinsecamente tempo e cioè coscienza dell'attività umana sulla natura sempre uguale a se stessa e dunque espressione di una sola grande volontà.