Giovane coppia americana viene dimenticata nell'oceano dal gruppo di immersione al quale una mattina aveva deciso di partecipare. In mare, da soli, qualcuno riesce a capire cosa significa?? Qualcosa come venti minuti di angoscia pura (i primi, quando per i due inizia l'attesa di essere recuparati) sono mostrati con un realismo da documentario che taglia fuori qualsiasi stratagemma cinematografico conosciuto, come frasi ad effetto, sangue in gran volontà e inquadrature strane, allucinate, immagini del mondo che continua a scorrere sulla terra ferma e che prima o poi verrà a riprenderli, e via dicendo. Chris Kentis che scrive, dirige e monta questo film non fornisce davvero alcun appiglio convenzionale a cui potersi aggrappare: penso prima di tutto alle immagini in digitale che creano quell'impatto di qui ed ora impossibile da scrollarsi da dosso, le inquadrature non sono sempre sul pelo dell'acqua ma un pò più in alto per tenerli sempre schiacciati nell'acqua ed emersi in balia dei flutti e della corrente. Anche l'idea stessa di spersonalizzare il resto del mondo è valida. L'oceano è spietato e ci aspettiamo che prima o poi qualche squalo si farà vedere, ma anche il gruppo di immersione e chi l'organizzava risulta altrettanto e terribilmente: altre anonime persone scompaiono dopo essere risalite sulla barca, anche se a stento sono mostrate le loro gambe mentre scendono al porto. In pratica nessuno alla fine del giro si era accorto della coppia mancante. È bastata quella manciata di minuti di ritardo nel risalire insieme agli altri, e un errore dell'organizzatore nel conteggio di chi ritornava sulla barca, per non esistere più.
L'altro punto è che i due americani passano le successive sei-sette ore cercando di distrarsi in modo creativo, senza angosciarsi: solo dopo più di tre quarti d'ora circa di film, dopo l'attacco di uno squalo, le punture delle meduse e i contati di vomito, la loro rabbia esplode, iniziano a incolparsi l'un l'altro. Nonostante tutto, però riescono a domare il panico da sopravvivenza senza apparire irreali. Chiunque sarebbe esploso di rabbia molto prima, anzi immediatamente, ma l'obiettivo di Kentis è soprattutto quello di raccontare qualcosa di terribilmente monotono, una situazione di estrema immobilità e invariabilità, di tensione senza soluzione, in modo che non se ne perda mai il controllo. Purtroppo non tutto il film riesce a tenere accesa la tensione iniziale che inevitabilmente cala quando i due non interagiscono più in modo creativo con l'oceano, dando gradualmente tempo, più che alla paura e alla disperazione, all'assuefazione e al naturale irrigidimento che impone una natura assoluta. Da qui in poi i due iniziano a parlarsi quasi come se fossero legati, affiora la consapevolezza dei loro limiti umani, esistenze al loro limite fisico.
Sui titoli di coda sono agghiaccianti alcune immagini sulla terraferma che mostrano qualcosa di alieno, il segno di una sopravvivenza così primordiale che non viene riconosciuta. Fa molto orrore tanto l'essere lontani e persi in un mondo animale, sia l'essere lontani da esso?
Se non fosse uscito solo nel 2003 ma molto prima, mi sa che si poteva consigliarlo al Christopher McCandless (o meglio Alex Supertramp) di Into the Wild....





