13 ott 2014
"I grandi litigano, i bambini muoiono"
Poichè il blog deficita di contributi, ma è sempre aperto, tanto vale dare spazio a qualcosa di importante come questa esperienza allucinante e reale, soprattutto perchè non è scritta da un giornalista e fornisce un punto di vista diretto che non è la solita immagine dei telegiornali (quei servizi di 3 minuti di immagini montate e con commenti che non danno l'idea della guerra e delle persone che la subiscono).
15 feb 2014
3 lug 2013
Le migliori pizzerie di Napoli
(ti adoro)
Le migliori pizzerie di Napoli secondo il Gambero Rosso, bisogna dire.
- Da Attilio alla Pignasecca
- Trattoria Fresco
- La Notizia
- Sorbillo
- Starita
12 gen 2013
12 set 2011
Oggi ho visto gran parte della fotostoria della mia famiglia. Potrei scavare nelle sensazioni provate cercando di dire qualcosa in proposito, ma in realtà ne ho provata solo una e molto molto labile, come del resto succede sempre. Non so, cosa dovrei sentire guardando i miei nonni quando erano giovani? E guardando mia madre? Quello che è mancato è stata la ricostruzione immaginifica/immaginaria di quelle epoche. Non posso di certo dire di essere rimasto indifferente, ma per ricostruirmi i tempi in cui loro erano altri corpi, altre vite, non dico senza la benchè minima idea della mia esistenza, ma altre vite nel senso di quel loro tempo presente mentre si svolgeva, mi sreve più cincetnrazione, un’osservazione attenta di ogni foto per entrarci dentro. Ecco che sto scavando: cosa pensavano? Come vivevano? Tutto è cristallizzato in una fotografia, in tante, ma cos’è questo “tutto”? La cosa che più mi sconvolge, e fa bene a sconvolgermi, è che loro erano come me, erano pressappoco giovani quanto me. Io, vedendo quelle foto, posso vedere come loro erano giovani quanto lo sono io, posso vedere che quella dimensione esperenziale che è naturalmente enorme, può essere appiattita, posso dire “guarda loro a 28 anni, adesso siamo coetanei”. E io e (quei) loro siamo le persone più simili su questo pianeta.
7 giu 2011
26 lug 2010
6 feb 2010
synecdoche new york

Un film che nella prima parte contagia, annienta, è straziante, un film impossibile perchè suicida e brutale, nella seconda parte passa il segno, si moltiplica, si espande e implode diventando qualcosa al di là di se stesso. Due volte se stesso, tre volte, quattro... Un film sulla morte per solitudine.
omelia del prete (una piccola scheggia - inutile - di consapevolezza)
E’ tutto più complicato di quello che pensi. Vedi solo un decimo di ciò che è vero. Ci sono milioni di fili attaccati a ogni scelta che fai; puoi distruggere la tua vita ogni volta che fai una scelta. Ma forse non lo saprai per vent’anni. E non riuscirai mai a risalire indietro alla fonte. E hai solo una possibilità da giocarti. Prova solo a capire il tuo divorzio. E dicono che non esiste il fato, ma esiste: è ciò che tu crei. Anche se il mondo va avanti per una frazione di una frazione di secondo. La maggior parte del tempo lo passi da morto o prima di nascere. Ma mentre sei vivo, aspetti invano, sprecando anni, una telefonata o una lettera o uno sguardo da qualcuno o qualcosa che aggiusti tutto. E non arriva mai oppure sembra che arrivi ma non lo fa per davvero. E così spendi il tuo tempo in vaghi rimpianti o più vaghe speranze perché giunga qualcosa di buono. Qualcosa che ti faccia sentire connesso, che ti faccia sentire completo, che ti faccia sentire amato. È la verità è che sono così arrabbiato e la verità è che sono così triste, cazzo, e la verità è che ho sofferto, cazzo, per un cazzo di tempo lunghissimo, per quello stesso tempo in cui ho fatto finta di essere ok, giusto per andare avanti, giusto per, non so perché, forse perché nessuno vuole sapere della mia tristezza, perché hanno la loro e la loro è troppo opprimente per permettere di starmi a sentire o di curarsi di me. Be’, vaffanculo tutti. Amen.




