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13 ott 2014

"I grandi litigano, i bambini muoiono"

Ho ritrovato un numero di agosto di D, il magazine di repubblica del sabato, da cui ho fotografato due pagine più immagini con il diario di uno specializzando in anestesia italiano di 34 anni che ha lavorato per diversi mesi in Afghanistan a salvare senza sosta vite di bambini coinvolti nell'esplosione delle bombe.
Poichè il blog deficita di contributi, ma è sempre aperto, tanto vale dare spazio a qualcosa di importante come questa esperienza allucinante e reale, soprattutto perchè non è scritta da un giornalista e fornisce un punto di vista diretto che non è la solita immagine dei telegiornali (quei servizi di 3 minuti di immagini montate e con commenti che non danno l'idea della guerra e delle persone che la subiscono).






15 feb 2014

l'armonia delle virgole






 Ballare, volare, amarsi. Siamo sempre lì :)

3 lug 2013

Le migliori pizzerie di Napoli



Eccallà!
(ti adoro)

 Le migliori pizzerie di Napoli secondo il Gambero Rosso, bisogna dire.

  • Da Attilio alla Pignasecca
  • Trattoria Fresco
  • La Notizia
  • Sorbillo
  • Starita
che poi gran parte delle pizze fatte a Napoli siano le autentiche pizze possibili e immaginabili (provare & credere), è un altro discorso. Per fortuna non abito altrove.

12 gen 2013


Brett Amory via minimal exposition

Sedersi sotto una pensilina senza aspettare l'autobus, ma restando lì ad osservare una strada che non si conosce e il flusso delle persone e delle auto che passano. Sono invisibile agli altri e finalmente sento me stesso. Resto lì per un tempo indefinito.... finchè la mia attenzione su di me finisce e scompaio del tutto. Solo in quel momento mi alzo e mi muovo tra gli altri, diretto verso casa.

24 nov 2011

Mi inchino alla Regina.
24-11-91 / 24-11-11

12 set 2011

Oggi ho visto gran parte della fotostoria della mia famiglia. Potrei scavare nelle sensazioni provate cercando di dire qualcosa in proposito, ma in realtà ne ho provata solo una e molto molto labile, come del resto succede sempre. Non so, cosa dovrei sentire guardando i miei nonni quando erano giovani? E guardando mia madre? Quello che è mancato è stata la ricostruzione immaginifica/immaginaria di quelle epoche. Non posso di certo dire di essere rimasto indifferente, ma per ricostruirmi i tempi in cui loro erano altri corpi, altre vite, non dico senza la benchè minima idea della mia esistenza, ma altre vite nel senso di quel loro tempo presente mentre si svolgeva, mi sreve più cincetnrazione, un’osservazione attenta di ogni foto per entrarci dentro. Ecco che sto scavando: cosa pensavano? Come vivevano? Tutto è cristallizzato in una fotografia, in tante, ma cos’è questo “tutto”? La cosa che più mi sconvolge, e fa bene a sconvolgermi, è che loro erano come me, erano pressappoco giovani quanto me. Io, vedendo quelle foto, posso vedere come loro erano giovani quanto lo sono io, posso vedere che quella dimensione esperenziale che è naturalmente enorme, può essere appiattita, posso dire “guarda loro a 28 anni, adesso siamo coetanei”. E io e (quei) loro siamo le persone più simili su questo pianeta.

7 giu 2011


Quest'uomo si chiama Philippe Petit e nel 1974 camminò tra le due Torri Gemelle in equilibrio su una fune. Pensò che se riusciva a farlo da trenta metri di altezza avrebbe potuto farlo anche da 415 di metri: giacchè sotto di lui c'era sempre il vuoto, il problema non si pose affatto.

26 lug 2010

e dopo tutto quello che è successo continuo a cercare nuovi vecchi mezzi per dimenticare.

6 feb 2010

synecdoche new york

Non credo che ne scriverò quando crederò di aver le frasi giuste per parlarne, perchè non credo che ne avrò. Resta così, un'impressione, un'esperienza è la parola giusta. Una vita intera morta nel volerla vedere svolgersi, nel tragico dipanarsi... Una vita intera che è stata solo il contenitore di se stessa, un contenitore riempito da cartoni viventi raffiguranti le persone non amate e da cui non si è stati amati, gli appartamenti non abitati ma solo tenuti molto puliti in ogni suo piccolo punto... ovvero personaggi, scenografie... proiezioni su proiezioni di sè: un contenitore praticamente vuoto.


Un film che nella prima parte contagia, annienta, è straziante, un film impossibile perchè suicida e brutale, nella seconda parte passa il segno, si moltiplica, si espande e implode diventando qualcosa al di là di se stesso. Due volte se stesso, tre volte, quattro... Un film sulla morte per solitudine.

omelia del prete (una piccola scheggia - inutile - di consapevolezza)
E’ tutto più complicato di quello che pensi. Vedi solo un decimo di ciò che è vero. Ci sono milioni di fili attaccati a ogni scelta che fai; puoi distruggere la tua vita ogni volta che fai una scelta. Ma forse non lo saprai per vent’anni. E non riuscirai mai a risalire indietro alla fonte. E hai solo una possibilità da giocarti. Prova solo a capire il tuo divorzio. E dicono che non esiste il fato, ma esiste: è ciò che tu crei. Anche se il mondo va avanti per una frazione di una frazione di secondo. La maggior parte del tempo lo passi da morto o prima di nascere. Ma mentre sei vivo, aspetti invano, sprecando anni, una telefonata o una lettera o uno sguardo da qualcuno o qualcosa che aggiusti tutto. E non arriva mai oppure sembra che arrivi ma non lo fa per davvero. E così spendi il tuo tempo in vaghi rimpianti o più vaghe speranze perché giunga qualcosa di buono. Qualcosa che ti faccia sentire connesso, che ti faccia sentire completo, che ti faccia sentire amato. È la verità è che sono così arrabbiato e la verità è che sono così triste, cazzo, e la verità è che ho sofferto, cazzo, per un cazzo di tempo lunghissimo, per quello stesso tempo in cui ho fatto finta di essere ok, giusto per andare avanti, giusto per, non so perché, forse perché nessuno vuole sapere della mia tristezza, perché hanno la loro e la loro è troppo opprimente per permettere di starmi a sentire o di curarsi di me. Be’, vaffanculo tutti. Amen.