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14 ott 2014

"Se mi becco l'Ebola resto qui, mi faccio curare qui". Gino Strada è da qualche giorno in Sierra Leone per l'epidemia di Ebola. Il fondatore di Emergency, 66 anni, parla in un'intervista al Corriere della Sera: "E' un lavoro massacrante", quello che stanno facendo i medici di Emergency nel paese africano: "nelle tute protettive arrivi ai 55-60 gradi, dopo mezz'ora hai perso due chili. Qui - ammonisce - c'è bisogno di infermieri e anche di medici. Una quindicina di persone in Italia sono pronte a partire domattina".
Ma non partono perché "In Italia il governo può decidere di cambiare la Costituzione o di mandare armi a curdi ma non di emanare un decreto, un foglietto, un sms in cui si dice: gli operatori che lavorano in strutture pubbliche o convenzionate possono andare in Africa per l'emergenza Ebola senza che questo debba interferire su contributi, assicurazioni, pensioni e tutto il resto. L'abbiamo fatto per lo tsunami e i terremoti. Ebola no perché è l'epidemia dei poveracci? Se c'è un'emergenza internazionale come dice l'Oms chi deve rispondere se non il personale internazionale?".

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Quando sentii del virus ebola molti anni fa, mi veniva un certo incubo ad occhi aperti al solo pensare cosa sarebbe significato se si fosse diffusa in Europa o altrove. L'orrore era finire in un contenitore di plastica in una stanza iper protetta in preda a un dolore pazzesco circondato solo da persone in tuta senza nessun contatto normale. Una morte atroce.
L'altro incubo è il contatto con una cubomedusa, o meglio vespa di mare: tre minuti massimo e sei morto. Se dovesse diffondersi più del dovuto nei mari (ma dovrebbero raggiungere temperature tropicali..e la Terra si sta riscaldando!!), sarebbe la fine del genere umano :O

Ma giusto per smorzare quest'escalation (che peraltro non c'entra niente con Gino Strada), meglio ricordarmi che giovedì esce Il Giovane Favoloso. 


14 lug 2014

ma io penso che certe cose vadano dette....

[...]
Certo, tutto è “atto”; ma tutto è per lui [Andrea Emo: e chi sarà?] atto del nulla; di un ‘nulla’ che, peraltro, mai riesce a essere quel che non-è, e che proprio per questo sostanzia di sé ogni determinazione. E rende vano ogni tentativo di comprenderlo, e dunque di concepirlo senza contraddizione, senza paradosso; lo rende vano ma, nello stesso tempo, necessario. Ché il conoscere non può che ad-tendere a quel nulla, ovvero a quell’assurdo che nessun sapere oggettivante potrà mai adeguatamente testimoniare. E che solo la consapevolezza del Sacro che ogni cosa sospende al proprio niente, avrebbe potuto destinare a una divina iniziazione – la stessa che ci rende capaci di vedere l’autentica realtà creata proprio da quel niente. E dunque di comprendere il senso misterioso e inesprimibile del tempo, ovvero del togliersi di tutto in quell’attività assoluta che mai potrà rendere semplicisticamente ragione del fatto che vi sia qualcosa, piuttosto che niente. [...]
(da qui)

Il concetto di sospendere al proprio niente del sacro è pregno. Ad esempio questo blog (che è sacro in senso lato, diciamo), con questo post, si è sospeso dal proprio niente. È un post creato dal niente e che è niente. E in effetti cosa ho detto? Niente.