Visualizzazione post con etichetta DFW. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DFW. Mostra tutti i post

12 mag 2013

ho sognato david foster wallace

la scorsa notte. Era seduto su un divanetto non di casa mia ma che conosco; aveva lo sguardo basso come in questa immagine ma dall'altro lato; aveva la bandana (ovviamente); capelli lunghi e soprattutto aveva una faccia grossa-flaccida e invecchiata rispetto a tutte le foto conosciute, come se avesse qualcosa come poco più di 50 anni portati male. Quest'invecchiamento mi sorprende. Ed era precisamente lui e non un conoscente o un amico con le sembianze morphizzate alle sue.
Forse gli dico qualcosa ma lui inizia subito a parlare di me, come a fare il mio profilo. Lo fermo e gli dico di aspettare n'attimo perchè vado a prendere la videocamera o la fotocamera per registrare quello che dice (vuoi mettere che parla Wallace e non conservi la prova di averlo incontrato, di avergli parlato??). Quando ritorno, per un motivo che non ricordo, non c'è più tempo per parlare come se fosse venuto qualcuno ed entrambi dovessimo andare. Insomma, mi resta un pò la delusione di averlo interrotto e aver preteso troppo: ho perso tutto per non lasciarmi sfuggire l'occasione di registrare quello che diceva.
Chi tutto vuole, nulla stringe? Beh, si. Ma il tempo di andare a prendere la fotocamera e tornare non è stato lungo e un evento esterno a quanto pare ci avrebbe cmq interrotto (lo stesso sogno che crolla su se stesso perchè non ha elementi sufficienti per procedere? sto nel campo di Inception adesso? :P)
Cmq si, chi tutto vuole nulla stringe. E dietro questa morale c'è anche dell'altro che può spiegarla, qualcosa che dice fin troppo di me (e potrei anche scriverne perchè tanto non ci viene quasi nessuno qui sopra... ma meglio evitare, non è il diario dei fattarielli della giornata questo).


In ogni caso, ho trovato questo saggio medio-lungo sul tradurre Wallace e incollo un pezzetto che sembra avere un pò a che fare con questo sogno.

Wallace aveva ormai, grazie a Infinite Jest ma forse ancor più a La scopa del sistema, un’affezionata platea di lettori italiani, e non a caso fu proprio in Italia che lo scrittore fece una delle sue rarissime apparizioni al di fuori degli Stati Uniti, intervenendo nel 2006 – insieme a Nathan Englander, Jeffrey Eugenides, Jonathan Franzen e Zadie Smith – al festival Le conversazioni a Capri, organizzato da Antonio Monda. Ricordò in seguito Martina Testa, che in quell’occasione fu la sua interprete:
Continuava a dire che eravamo vecchi amici (anche se in realtà ci eravamo incontrati solo due o tre volte, e detti poco più che ciao). Mi dava pacche sulle spalle, mi abbracciava, mi scroccava sigarette con un sorriso imbarazzato (aveva smesso di masticare tabacco, ma ancora non poteva fare a meno della nicotina) e mi chiedeva di stargli vicino; una volta, quando mi sembrava di aver combinato un disastro nel fare da interprete a un altro autore, si mise subito a rassicurarmi del fatto che ero andata benissimo. Nonostante si facesse un gran parlare di quanto era a disagio in mezzo alla gente, in realtà aveva un calore e una dolcezza che sarebbero rari da trovare in chiunque – figuriamoci poi in un genio, o nel tuo scrittore preferito (Testa 2008).

20 mar 2013

Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace

Se non fosse per i 15 euro regalerei questo libro a tutti. Lo regalerei per un compleanno o per Natale sapendo di andare sul sicuro: non è una storia ma un reportage, è un reportage scritto con originalità e umorismo, è la migliore occasione per poter scoprire David Foster Wallace perchè le pagine sono poche e perchè c'è un umorismo apprezzabilissimo.

A me le crociere non piacciono perchè sono come i villaggi vacanze e gli zoo (forse ci metto anche il circo con animali): tutti e tre offrono (per me) un divertimento artificioso dove sei obbligato a fare un intenso numero di esperienze di intrattenimento in poco tempo e in uno spazio ristretto (uno spazio peraltro molto brutto). Mi correggo: sei tu che obblighi te stesso a partecipare a quesi intrattenimenti forzati all-inclusive e dunque in realtà non ne senti questa artificiosità. A dirla tutta non sei tanto costretto: si può benissimo passare la crociera in cabina, ma a quel punto o non ha proprio senso essere salito sulla nave o sei lì come David Wallace per un reportage.

Nei primi brevi capitoli Wallace tira subito giù la sua analisi sul fenomeno e poi, dopo aver analizzato la brochure, passa alle esperienze sul campo, ma lo fa con molta fluidità facendo presente al lettore che il suo è il punto di vista di un semi-agorafobico che ha un pò vergogna dell'immagine del turista americano ma che non ha mai davvero disprezzato nessuno dei nadiriti (come chiama i clienti della crociera) nè l'equipaggio. È prima di tutto un nerd con paure e ossessioni che si diverte a mettersi alla prova con cose che lo fanno sentire estraneo. È insomma una persona capitata su una nave da crociera che ha colto l'occasione per scandagliarla con la sua attenta curiosità.

Il prodotto-crociera che acquistiamo non è il divertimento in sè ma la sensazione di relax, appagamento, eccitazione, accondiscendenza, servilismo o, meglio ancora, è l'essere viziati. Le brochure non promettono ma addirittura profetizzano il non fare assolutamente niente (utilizzando anche la menzogna di un finto testo artistico). Tutto ciò per Wallace (più avanti nella sua analisi) diventa il trionfo sulla morte e la decandenza: si passa dalla fatica del lavoro (nella vita quotidiana) alla fatica del divertimento che "non promette tanto il superamento del terrore della morte quanto piuttosto di allontanarlo per un pò di tempo". Non a caso i maggiori clienti di una crociera sono gli anziani. Una mega costruzione bianca galleggiante al suo interno è un meccanismo perfetto che può tanto esimerti dal preoccuparti di qualsiasi cosa, che gettarti in alcuni momenti nella disperazione. Il servizio di pulizia agisce in modi misteriosi, nella cabina sono sempre presenti ceste di frutta, la doccia e l'asciugacapelli sono esageratamente efficienti, l'ambiente è praticamente inodore, lo scarico ad alto tiraggio del water è addirittura inquietante e fonte di ironiche paranoie per Wallace.
Inutile andare oltre ed elencare gli appuntamenti della giornata tipo suggeriti dal Nadir Daily (il quotidiano della nave), gli incontri con Petra (l'addetta alle pulizie), l'amicizia col cameriere Agoston e Winston 3P, la lezione del capitano Nico, la nemesi Capitan Video e le antipatie per il direttore dell'hotel Dermatitis e il Direttore di Crociera Scott Peterson: tutto dimostra che si può sopravvivere a questa esperienza, ma chissà perchè solo Wallace mi fa uscire da lì con una consapevolezza unica di risate e tristezza.

29 mag 2011

Sfinite Jest

Si tratta di parlare di un rapporto più che di un romanzo. E soprattutto (taglio corto) di un rapporto di incomprensione.

7 mesi e 18 giorni per finirlo (vedi il tag sulla lettura del libro). Perchè così tanto? Ne avevo preventivati 4 di mesi ma poi mi sono ritrovato ad alternare almeno cinque libri alla sua lettura e anche a interromperla talvolta per più di una settimana quasi due; ho anche iniziato a rileggere circa duecento pagine quando ero a poco più della metà e cmq ho (quasi) sempre fatto un sunto ogni cento. La rilettura. Ecco. Ne ho tratto molto giovamento, molta scorrevolezza, molto più piacere tanto da farmi pensare che potrei rivalutarlo un pò meglio se un giorno ci ritornassi su. Perchè la difficoltà maggiore che ho avuto è stata quella di affrontare una scrittura nel peggiore dei casi immobile, ossessiva, complessivamente malata, e nel migliore dei casi limpida, scorrevole e colloquiale come mai prima d'ora. Ricordo con molto piacere tutta la parte in cui si descrivono gli incontri degli Alcolisti Anonimi, a cui sembra di aver assistito seduti in fondo alla sala facendone però parte attiva, cioè ascoltando realmente insieme a Don Gately con empatia le storie che le persone raccontavano. E questo è un grosso pregio che si estende a tutto il nucleo narrativo che riguarda la casa di recupero Ennet House, come anche alla storia singola e "autonoma" del travestito Povero Tony. Il nucleo che riguarda invece la Enfield Tennis Accademy mi ha scassato i coglioni, mi ha in gran parte (per dirla non volgarmente) tediato pesantemente come se mi fossi fatto disegnare consapevolmente sulla pelle un tatuaggio che proprio non mi piace ma che per un motivo imprecisato ho dovuto fare. La visione del mondo scolastico tennistico con gli allenamenti, i pranzi, le cene, i dialoghi e non mi ricordo cos'altro, è insignificante (per dirla con una parola). O almeno è banale come lo è la quotidianeità. Ma il modo in cui queste quotidianeità vengono messe su carta è estenuante perchè è solo un grandissimo accumulo di descrizioni dettagliate, come ad esempio l'episodio in cui Hal sta aspettando fuori dall'ufficio della madre e di Charles Tavis per poter parlare con lui del guaio dell'Eschaton: quello che avverrà non è detto, ma questa attesa in cui Hal è seduto insieme a Pemulis è resa con la descrizione di qualsiasi cosa ci sia in quella sala d'aspetto, di cui si rende conto, per dire, anche della posizione del più piccolo pezzetto di polvere. Ciò che per chiunque costituirebbe l'intervallo di tempo di una decina di minuti o di una mezz'ora passata a rimescolare i propri pensieri fatti di tensione, speranze, ricordi o altro, qui diventa l'immobilità di una persona che come un faro potentissimo scannerizza lo spazio che lo circonda senza che ci sia un "normale" flusso di pensieri ma solo di pura osservazione. Questo per me significa essere malati. A cosa serve tutta questa ricchezza di dettagli...? Significa dominare lo spazio? Significa ricreare perfettamente nel lettore un ambiente in modo perfettamente asettico e freddo? La freddezza è di sicuro la cifra di tutto il romanzo. Una distanza dall'umano, aliena in un mondo alieno. Altrove ho letto che Infinite Jest è un romanzo intriso di tristezza; altri commenti al libro migliori di quello che sto scrivendo parlano di solitudine. Oppure c'è questa frase che dice "DFW riesce a descrivere situazioni reali e surreali con una tale accuratezza e profondità da farti provare fisicamente ciò di cui parla e ti dà sempre quella sensazione di profondità e leggerezza insieme, come due cose inseparabili." Ed è un giudizio che per me vale solo per la parte alla Ennet House e non per l'accademia del tennis (anche se non avrei mai scritto le parole "profondità e leggerezza insieme").
E poi l'idea di un mondo sponsorizzato, di un continente americano ricostituito politicamente per affrontare il problema dell'immondizia (uno Stato intero destinato ad essere discarica di qualsiasi cosa, con cannoni che sparano potentissimi le scorie in questo territorio inaccessibile..... un'idea visivamente grandiosa ma narrativamente disturbante), e poi dei terroristi sulla sedia a rotelle: a pensarci fa ridere, ma ad averci a che fare sembra più di stare in un incubo grottesco e inquietante che altro.


È un libro che ho amato e odiato, ma giunto alla conclusione posso solo dire di aver odiato. L'impressione è ogni sua frase (lunghissima) possa proseguire in tantissime altre prendendo tutte le possibili direzioni e dunque non finendo mai. Sembra che DFW abbia creato un universo in espansione.
Infinite Jest è un libro sulla DIPENDENZA. Stop. C'è altro ma fondamentalmente è questo. Mi ha intossicato e solo talvolta liberato, ma una libertà molto condizionata. È difficile, complesso, ma non per questo (e invece speravo avvenisse il contrario) ne resto affascinato, ne sono anzi ingarbugliato. Non c'è una trama e questo non conta granchè; ma non c'è neanche un procedere. È tutta un insieme di momenti di più o meno breve durata, episodi riassumibili in due parole due. Come ad esempio quando Ortho Stice resta con la fronte attaccata alla finestra. Un episodio comico (diluito per decine di pagine però) ma anche esemplare della tristezza di un personaggio. Eppure cosa accade? Succede che Hal lo trova in quella bizzarra posizione e decide di aiutarlo a staccarsi andando a chiamare due addetti alla pulizia: tutto questo è affrontato in pagine e pagine e pagine di non so cosa. Cioè alla fine mi resta nella memoria solo questa sintesi e nient'altro. E allora resto deluso, anzi disarmato. Tanta scrittura prodigiosa per ricreare attimi di tempo. Mi sento oppresso al solo pensarci. Ci sto male solo a pensarci.

12 dic 2010

IJ || 502

Ci sono un bel pò di cose da dire. Prima di tutto sono andato avanti nella lettura senza fermarmi ogni cento pagine per darne qui una sintesi, e ciò è avvenuto perchè ci sono andato lento, la foga del primo mese l'ho persa assumendo forse più correttamente un ritmo normale. Seconda cosa il romanzo diverse volte non mi ha dato niente, cioè solo un mucchio di parole senza uno scopo. Un mucchio di parole.. E un autore che parla da solo. L'ho immaginato mentre scriveva per il semplice gusto di divertirsi con se stesso (poi spiegherò in che punto).
E ancora non so cosa sia questo libro. Non ha una "trama", non ha nulla di quello che ho letto finora, ha più il fascino di qualcosa che è piacevole consultare... ma su questo penso che ci ritornerò una volta arrivato all'ultima pagina. Ed è così diverso dagli altri due che ho letto di Wallace, "La ragazza dai capelli strani" e "Tennis, Tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)".
Vabbè, veniamo al dunque.
______


"Il gioco delicato, effettato, cerebrale di Hal non è cambiato, ma quest'anno è come se gli fossero cresciuti gli artigli. In campo non sembra più fragile o assente, e ora batte le palle negli angoli senza neanche pensarci. I suoi Errori non Forzati non arrivano all'un per cento."
A parte un piccolo paragrafo (non solo questo qui sopra) sul gioco di Hal, c'è un lungo parlare di John Wayne che non è l'attore ma il campione dell'Eta, il miglior rappresentante al raduno annuale tra le due accademie di Enfield (Boston) e Port Washington. Poi si parla anche di Schacht, il ragazzo col morbo di crohn e un serio problema al ginocchio, di come Hal lo stimi segretamente. E io penso che questa mole di informazione su questi personaggi sarebbe più semplice da assumere con dei dialoghi piuttosto che con la descrizione di "cosa pensa ics" e "cosa fa ipsilon". C'è un pezzettino che dovrei citare e riguarda il tennis agonistico come "spirituale anzichè mentale" (è la filosofia di Schtitt), ma non lo faccio e rimando direttamente a pag. 321.

Da 322 a 335 c'è questo pezzo ambientato alla Ennet House che è complessamente straordinario. Equivale in pratica ad una lentissima panoramica effettuata su un certo numero (7 o 8) di pazienti e non (perchè Don Gately ormai lavora lì) che sono seduti o sdraiati in una stanza a far niente. Viene presentato ognuno di loro... e dovrei un giorno ritornarci su per dire qualcosa in più. Cmq pare ci sia una macchia strana sul soffitto.

"John Wayne e Hal Incandenza persero nei singoli un totale di appena cinque game in due." Questo è il breve ritorno in accademia. Non ho sottolineato niente.

Orin Incandenza. La sua storia. Abbastanza interessante. È il più grande dei fratelli Incandenza e quello che ha conosciuto la Più Bella Ragazza Di Tutti I Tempi. Ma prima di questo bisogna dire che il suo talento non è nel tennis ma nel football dove ha subito eccelso diventando un campione. Charles Tavis (il fratellastro della Mami) è stato il collegamento tra la Enfield e la Boston University per farlo accedere, e la majorette Joelle Van Dyne (dalla "bellezza atteonizzante") il motivo per cui abbandonò la palla piccola per la palla ovale (subito dopo averne calciata una in modo pazzesco). Da qui in poi il pezzo diventa rilevante e non solo perchè si parla della coppia ma anche per la connotazione mistico-astratta che prende il football nella descrizione e nell'osservazione di Joelle del suo giocatore preferito attraverso i video che rallentano le azioni.

"Povero Tony Krause ebbe un attacco sulla metropolitana" è un racconto straziante, tragicomico, orrido, pieno di falsa compassione, che prosegue addirittura da pag. 160 (e siamo a pag. 359). Il povero tony è in astinenza: "Passò un sacco di tempo morboso a cercare di capire da dove venisse tutta quella merda se non beveva che Codinex Plus. Poi a un certo punto capì: il tempo era diventato la merda stessa; Povero Tony si era trasformato in una clessidra; ora il tempo passava attraverso di lui". Molto bello.

Sto cercando di capire di cosa parla il pezzo seguente. Di politica a quanto pare, frammista a risultati di partite. Mmm.. mettere ordine. Dunque c'è la nota #110 che è lunghissima e spiega attraverso una telefonata tra Orin e Hal il separatismo quebechiano, o meglio cosa dire alla giornalista di Moment, come Orin deve affrontare le sue domande. Mi rompo di andarmi a rileggere la nota.. palle. Cmq quello che c'è da ricordare lo ricordo. Come tutte le note lunghe e dialoganti anche questa non manca di essere messa tra le più simpatiche anche se complessa.

Mario Incandenza è un deforme. Non so quante pagine gli sono dedicate per dire che nulla nel suo corpo è apposto. "Parlando di bradipedonismo, i piedi di Mario non erano tanto a zoccolo quanto cubici". "E in segreto, Hal, suo fratello minore ed esteriormente molto più apprezzato, quasi idealizza Mario. A parte le questioni sul tema di Dio, Hal crede che Mario sia un miracolo (semi)ambulante". "È stato Mario, non Avril, a procurare a Hal i primi volumi dell'Oed integrale quando Hal veniva ancora sbatacchiato per capire quanto danno emotivo aveva avuto".

Steeply e Marathe continuano a parlare di notte, nel deserto. Queste pagine de 380 a 385 sono essenziali in quanto i due parlano della cartuccia, del piano, della libertà di scegliere. Ed è un pezzo importante che non ho mancato di sottolinerare più e più e più volte. Un giorno dovrò scrivere un post su di esso.

Allora.. dunque.. Da pag 385 a pag 411 si può fare un salto lunghissimo senza farsi alcuno scrupolo di coscienza. Andate tranquilli, proseguite leggeri nel lungo viaggio di Infinite Jest, queste pagine ho provato a leggerle io per voi e vi assicuro che saltarle e sapere che possono benissimo non esistere vi daranno sollievo per quello che dopo. Non fate come me che mi sono intossicato non poco. Saltate allegramente questa enorme stronzata scritta da David Foster Wallace che va sotto il racconto del gioco di Eschaton. È solo una cosa di 15 pagine che Wallace ha voluto scrivere per se stesso e per prendere per il culo il lettore. Perciò affanculo vacci tu (purtroppo non può più sentirmi).

"Gli Aa di Boston sono diversi da tutti gli altri Aa del pianeta." E qua invece David Foster Wallace ci regala un capolavoro di ben 39 pagine. Grazie, caro! Perchè è bene leggerlo? Per il semplice motivo per cui si descrive un incontro degli Alcolisti Anonimi di Boston, di come funzionano, e soprattutto perchè funzionano così bene, perchè devi frequentarli assolutamente.

13 nov 2010

Leggere Infinite Jest è come stringere la mano di una persona per trenta secondi circa (che è tantissimo). La mano di David Foster Wallace forse, ma anche un'altra. Talvolta è come abbracciare questa persona. E nonostante questo, quasi tutte le parti in cui si ritorna sull'Enfield Tennis Accademy, soprattutto sulle partite e i vari tecnicismi di quello sport, mi sono noiose. DFW è piacevolmente ossessionato dal tennis... sempre più spesso solo ossessionato.

10 ott 2010

10/10/10



Ho deciso di comprarlo. L'ho comprato tre settimane fa. Inizio a leggerlo oggi 10/10/10 (un altro modo per festeggiare il mio compleanno). Non credo che riuscirò a finirlo tra una settimana.