11 gen 2014

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug, di Peter Jackson e la nuova major che ci mette i soldi (2013)

Seconda parte della nuova trilogia da Tolkien. Andiamo peggio.
Stavolta, purtroppo, l'ho visto in 3D non HFR, il che significa che tutta la bellissima visione in HFR della prima parte vista nel 2012, è andata a farsi benedire. A questo proposito inizierebbe un paragrafo a parte che per ora posticipo.

Cosa c'è di buono? C'è che poteva esser peggio, e cioè che avrebbe potuto dirigerlo un altro regista e sarebbe perciò andata del tutto persa la continuità con la ben più riuscita trilogia precedente. Si, questa è una valutazione sull'aspetto pre-produttivo.. ma tant'è, il film mi dà quasi solo questa impressione.
Ben inteso, ci sono produzioni fantasy in circolazione realizzate senza chissà quale passione per la storia trattata, con personaggi che non hanno un carattere robusto. Perciò, alla fine, non è che sia da passarci davanti come in altre occasioni.
Però la delusione qui fa rima col dispiacere di dover vedere qualcosa messo su per far soldi. Perchè, altrimenti, dare ad una storia meno imponente del Signore degli Anelli, una durata di 3 film lunghi tre ore (senza contare le versioni estese)? Ne La Desolazione di Smaug vedo una seconda parte piuttosto ben montata ma piatta (volendola anche paragonare a Le Due Torri). Scontri emozionanti, pericoli emozionanti, bei momenti emozionanti... dove sono? Quanti sono i nani e che differenze ci sono tra loro (non è trivial pursuit cmq)? Quanto meno nella prima parte (Un viaggio inaspettato) venivano presentati, qui parlano a stento; Thorin ScudodiQuercia non si prende troppo sul serio? Gandalf ce l'ha un ruolo degno della sua parte?
E poi blablablabla... tra cui ci metto anche la colonna sonora di Howard Shore che non aggancia nemmeno un tema che si distingua.

Riguardo il 3D, confermo di essere un sostenitore della sua versione HFR perchè gli dà quel senso che ancora gli mancava, e precisamente il senso di teatralità della scena degli eventi, un'immagine che si fa davvero profonda con una presenza degli attori palpabile. Ma il circuito The Space Cinema quest'anno ha deciso di rendere disponibile questo tipo di proiezione solo in una manciata di città alla quale non appartiene Napoli. Il prezzo del biglietto per il 3D resta però sempre di 11.30 euro (e che senso hanno quei 30 centesimi???) nonostante non ci siano più per le sale costi da smaltire per queste proiezioni e credo nemmeno per le major per realizzare film in questo modo.Il circuito The Space Cinema mi  deve anche spiegare perchè i bagni non vengono riparati e soprattutto perchè devo vedermi una mezz'ora esatta di pubblicità prima del film se già questo mi dura tre ore, se pago di più per il 3D, se non me lo fai vedere (ripeto) nemmeno in HFR (facendolo praticamente morire). In più nella mezz'ora di pubblicità ci sono anche quelle della promozione del canale televisivo Italia1 e della nuova offerta ondemand di Merdaset.
Questa gente ha già ucciso il cinema. Il cinema in sala, intendo.



American Hustle, di David O. Russel e la major per cui lavora (2014)

Si potrebbe parlare a lungo di quanto i film sulle truffe, soprattutto se commedie, siano perlomeno più interessanti e piacevoli dei film sulle fughe da un carcere (almeno per me, ma questo è sottinteso).
I truffatori saranno sempre truffati, sono perdenti che ci hanno provato alla grande, sono persone che non si tirano mai fuori dall'instabilità economica. Strateghi che si arrabbattono più o meno capaci, più o meno veloci, in una società che dà loro spazio, o almeno interstizi, o meglio intercapedini in cui muoversi e fregarti. La sconteranno sempre?
Inganno, finzione dei ruoli, minacce, occasioni, e un pubblico da far abboccare. Le solite cose.
La gente crede a quello che vuole credere; la necessità è madre dell'inventiva: sono due delle frasi in cui si concentra il film, e non è nulla di nuovo.
Il regista David O. Russel dice di aver concluso con questo film una sua trilogia su (beh, non mi ricordo..), e deve aver davvero avuto un buon pezzo di carta bianca, se è riuscito a buttare nelle sale due ore a mezza di intrecci tra il serio e l'ironico, puntando tutto sulle performance d'attore per personaggi non proprio caricaturali, cioè non goffi/buffi e nemmeno minacciosi/violenti (troppo lungo, non riesce a gestire tutto quello che mette in pentola).
Non un approccio alla Scorsese, ma un tono non definito che non si arrischia nella sconfitta totale del personaggi, nè nella loro bella salvezza.
Russel sembra proprio avere una predilezione per i pesci piccoli: tentano di mangiarsi tra loro ma alla fine non vengono mangiati nemmeno dai pesci grandi in modo disastroso.
Più ci penso e più mi sembra un film Disney (e guarda caso non c'è nemmeno una sniffata nè una pistola che spara, e nemmeno una scena di sesso... peraltro due dei personaggi si impongono di resistervi finchè non va a segno il loro piano. E nemmeno un morto. Siamo negli anni '70 e non ci sembra proprio).

American Hustle ("hustle" sta per truffa, cmq. E il sottotitolo "l'apparenza inganna" è un bell'inguacchio).

27 dic 2013

 


SpY - Cameras - Madrid 2013

Installation of 150 fake security cameras on building facade with the intention of not watching over anything.

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in relazione al "c'è sempre una videocamera..."

20 dic 2013



29 nov 2013

Il Volto del '900 - ritratti a Milano

C'è tanto e avrebbe potuto esserci di più nella mostra al Palazzo Reale di Milano "Il Volto del '900 - Da Matisse a Bacon". Cosa in più francamente non lo so, però si può ben capire che il tema del ritratto è così fondamentale nell'arte che probabilmente non potrà mai essere esaustiva un'esposizione. Tutti i capolavori che si possono amare durante la visita provengono dal Centre Pompidou di Parigi (conosciuto anche come "quello con la scala esterna") e già questo è un ottimo criterio per circoscrivere il tema e anche la certezza di sapere dove poterli rivedere senza sperare di ribeccarli per caso in svariati altri musei (sempre che non siano in prestito).

Nonostante metta insieme grandissimi nomi, non mi è affatto sembrato che ci fosse qualcuno predominante sugli altri, che togliesse attenzione, o che le opere si distanziassero molto dalle altre. Forse solo nell'ultima sala che riguardava il ritratto "Dopo la fotografia" con pezzi di pop art e iperrealismo.

In ogni caso© come sempre alcune scoperte sono state vere sorprese, altri sono stati incontri dal vivo abbastanza attesi, altre cose sono apparse molto belle ma senza enormi scosse.

L' "Autoritratto" di Gino Severini (che non conoscevo perchè i futuristi mi sembrano sempre invecchiati male)

movimento di una testa, bel soggetto, bella frammentazione.


Al suo opposto c'è l' "Autoritratto" di Francis Bacon. Quasi una folgorazione per via di questa fusione della pelle o della carne, un volto che sembra facilmente cancellarsi con una mano su cui si era appoggiato o con due mani che l'hanno violentato per disperazione. Una sorta di tumefazione per colpi subiti qualche ora prima. Gli occhi hanno lo sguardo dell'assenza a sè stessi, una resa. Forse sta sorridendo interiormente con rabbia sfiancata.
Bacon non l'ho mai apprezzato perchè troppo "nero".. ma questo ritratto ha capovolto un pò di cose.



A questo autoritratto accosto la scultura "Diego" di Alberto Giacometti che dà il senso di un corpo che si sta sciogliendo. Quelle di Giacometti le interpreto come sculture di uomini che esistono per lavorare, esili uomini senza tempo induriti dalla fatica di esserci.




"La camicetta rossa" di Pierre Bonnard

Bello per la posa annoiata e il contrasto tra la luminosità pura della tovaglia, il rosso acceso che contrasta con la pensosità, e il colore scuro dello sfondo che stacca ancora di più. Occhi in ombra e delle labbra quasi sorridenti. Un ritratto di quell'interiorità che mi ricavavo nell'isolamento da discorsi che non avevano interesse: a tavola con parenti, in certe occasioni forzate.

Di fronte a questo dipinto c'era quello di Frantisek Kupka "Rossetto": un altro rosso, stavolta però dell'esteriorità che vuole farsi notare .Un volto-maschera abbastanza bianco di trucco, interrotto dal vestito altrettanto chiarissimo, dal collo verde ammuffito (?). Una bella stesura di colori: pesante l'indaco che scende giù come sfondo e generoso il corpo della signora.




Affianco alla Camicetta rossa, l' "Odalisca in pantaloni rossi" di Henry Matisse. Non pervenuta.

Sempre notevole le linee di Modigliani come nel "Ritratto di Dédie": capo reclinato da delicata sensualità, all'opposto della signora di Kupka che invece si protende il più vicino allo specchio. Purtroppo la donna è a lutto.








Il "Ritratto di donna" di Picasso è ovviamente meraviglioso come altri due presenti alla mostra.



Sorvolo su quelli di persone che leggono un libro, soggetto che ha fatto il suo tempo, o anche sulle donne vistosamente abbigliate con gioielli sbrilluccicanti, o la donna di Delaunay fatta più o meno a quadrettoni, l'orecchio gigante del Ralf III di Baselitz, "La marocchina" di John Currin contenta di avere i pesci in testa, un quadro della De Lempika (mai capita), ma anche le "Donne in interno" di Léger che sembrano manichini grassi e squadrati.

La sala delle scultura è stata quella della meraviglia. Ero lì per Giacometti e Brancusi, la cui Musa Dormiente aveva il privilegio del centro della sala (in una teca però sporca), ma ho scoperto che la migliore era "Testa di fanciulla" di Henri Laurens, del tutto sconosciuto fino a quel momento.


Terracotta liscissima, essenzialissima con quei tagli piccoli e accennati, il volto ricavato da uno spigolo che è la linea del naso.... inutile descriverla. Silenziosa, perfetta, una di quelle opere per cui venderei l'auto e andrei per sempre a vivere in un monolocale lontano dal posto di lavoro.

Anche la Musa di Constantin Brancusi dimostra la sua eccezionalità, però.. oltre ad avermi dato immediatamente l'impressione di essere un pallone da rugby dorato (invece che ricordarmi la forma dell'uovo), a confronto con il forte senso di duttilità della Testa di Laurens, è un "gioiellone" duro e pesante (come il suo sonno) e anche distaccato da me che l'osservo. Non svegliare la musa che sennò si incazza, potrebbero scriverle vicino. È un alieno la cui presenza affonda lo spazio-tempo. Il naso sembra un'arma, quasi la canna di una pistola di piccole dimensioni; occhi e bocca abbastanza orientali...; i solchi dei capelli sono afro.



Ottimo ambiente espositivo, luci perfette... dispiace per il catalogo con foto non sempre adeguate, povero di contenuti (ma del resto non è che la mostra aveva lo scopo di dare una nuova interpretazione ad un artista, per esempio) e dal prezzo elevato nonostante lo sconto del bookshop. 

Il tempo dalla visita è passato ormai e non è che potevo scrivere di tutto quello che ho visto. Accuntentammc..


Adieu!

28 nov 2013

foglie con gli occhi: cosa diventano quando si staccano? Un dilemma tra aria e gravità.

voleranno oppure raggiungeranno l'acqua?

(a partire dall'archivio di neville trickett)

5 nov 2013

intangibile








(da "La Scuola di New York" di Francesco Tedeschi)