6 set 2010

Lost in Translation

Nei primi secondi c'è un'inquadratura di Scarlett Johansson, Charlotte nel film, che dorme sul fianco sinistro nel letto di un albergo e ci porge il fondoschiena coperto da uno slip semitrasparente, un'immagine che messa come sfondo del titolo sembra un pò la cover di un magazine su cui muovere gli occhi quando siamo in una sala d'attesa. Si, è un pò elaborata come interpretazione ma di altre non ne so trovare.. Nel corso del film Charlotte non la si vedrà mai dormire o posata su di un fianco.. perciò questa sembrerebbe una di quelle immagini-sintesi, un pò una strizzata d'occhio da indovinare, credo.

"Persi nella traduzione" è la pedissequa traduzione (ops!) del titolo anche se rende più chiaro accettarne un'altra tipo "Lost in Translation = il proprio mondo perso ancora più perso nello scarto linguistico-culturale-antropologico in un ambiente (in)solito al confine tra ciò che ci portiamo dentro e ciò che non capiamo di fuori". Il confine è quello circoscritto dal grande torrione dell'albergo giapponese in cui due americani, una ragazza che accompagna il giovane marito fotografo e un attore di mezza età non più quotato in patria e costretto a girare spot in un altro Paese, si conoscono lentamente per noia e per lento avvicinamento, spinti da una città come Tokyo buffa ma anche luminoso-protettiva che risulta incomprensibile, che appare altro dall'interiorità dei due protagonisti tanto ben creata da Sofia Coppola. La prima si accorge che ha sposato (da due anni) una persona che la lascia nell'albergo senza ascoltarla e il secondo non riesce a pareggiarsi con moglie e figlio dimenticandoli di proposito, allontanandosi così anche troppo dalla propria vita professionale... Persone in crisi che si trovano a decidere di obiettivi confusi come la vita dopo la laurea o la vita nella famiglia, passaggi entrambi alla vita adulta. La Coppola elabora un film perfetto nel delineare gli umori e lo scarto con l'ambiente circostante, facendo giocare Bill Murray con oggetti fuori dalla sua portata o con giapponesi che lo trattano da grande attore con riverenti sorrisi, dando così alla storia una memorabile forma ironica oltrechè sentimentale. Innamorarsi per breve tempo in un hotel (e grazie ad un hotel) per Sofia Coppola non porta tristezza o lacrime perchè un intimo incontro sta per evaporare, ma significa tenersi semplicemente compagnia, e la città di Tokyo che possiede certamente coordinate diverse da quelle occidentali, qui è lo spazio desertico eppure così ludico che rende utile la percezione del perdersi, che non è un morire dentro, ma un coccolarsi.

4 set 2010

Inglourious Basterds

Non è un capolavoro e non è il miglior film di Tarantino. Non è un capolavoro e non è il miglior film di Tarantino. Anzi ci fa una brutta figura al cospetto del resto della sua filmografia. Forse è brutto ma nel senso che non è così piacevole vederlo come invece avrebbe potuto essere (cioè è difficile che abbia voglia di rivederlo subito tutto o qualche pezzo). E il campo dei "poteva essere" si sa che squalifica chi cerca di giocarci su, perciò mi fa incazzare. Non è il cinema puro che Tarantino ha imposto finora, è il suo cinema teorico perchè ogni capitolo in cui è suddiviso il film sembra uno studio sulla sequenza-tipo che rappresenta un confronto a due personaggi, poi a uno contro tre, uno contro alcuni e alcuni contro tanti. Quasi ognuna di queste si spinge consapevolmente al di là della durata che ci si aspetta, è la messa in scena di un dialogo o meglio di una tensione che scorre molto lentamente, fermandosi anche e poi cambiando di impatto fino ad esplodere in una chiusura epica e potentissima. Bastardi senza gloria è indubbiamente potentissimo in alcuni isolati momenti, sempre delle chiusure o delle cerniere: ad esempio la fuga di Shosanna ad inizio film con un pezzo di Morricone pazzesco e una semplice scalata di due piani su lei che corre per salvarsi e mille altre finezze che fanno scattare i brividi, ma anche i secondi finali nella cantina che esplodono prima che ci si accorga di cosa li ha fatti scattare.. il che significa un montaggio Perfetto. Ma tutte queste lunghe durate valgono la pena, cioè valgono l'attesa per ciò che accadrà alla fine? No. Restano scritte e girate benissimo ma laccate. Solo nell'ultimo quarto d'ora si trovano altri due momenti eccelsi. [Inizio SPOILER] Quello dell'uccisione, depalmiana nella sua prevedibilità, di Shosanna che viene sparata al ralenti con uno schizzare di sangue e una contorsione volante del corpo che sono un pezzo davvero stupefacente di uso dell' ottica della macchina da presa; e quello del messaggio di Shosanna proiettato in sala: il viso gigante che dallo schermo aggredisce e ride dei nazisti in sala, soprattutto la voce che esce profonda dalle casse della sala, le fiamme, le mitragliate sul pubblico, e altre cose. [FINE SPOILER] Brividi di puro cinema (della vendetta).
E Christoph Waltz? E Brad Pitt? Straordinario e unico il primo ma, come anche Brad Pitt, non si prende il film che stavolta inevitabilmente non fa spiccare i personaggi ma la successione delle lingue (francese, tedesca, inglese e italiana) e delle flessioni che le tradiscono. La sintassi del rispetto "civile" e reciproco per i nazisti contro la lingua spaccona e caricaturale degli americani, fino alla muta passione cinefilo-infiammabile della bionda vendicatrice.


non andrò a vedere il nuovo film della Coppola, come non andrò a vedere il prossimo di David Fincher e per motivi diversi. Il cinema di Fincher non mi piace, nel cinema della Coppola ho trovato un senso nei primi due film ma già col terzo ho capito che torna a rappresentare un'inquitetudine (solitudine dei e nei sentimenti, direi) senza distaccarsi dal proprio ego ed esperienze piuttosto limitate e in umido di un'atmosfera da acquario intimista: una ragazza sola in una casa o albergo, il complicato passaggio alla maturità, il rapporto con i genitori. È troppo autobiografica e autoriflessiva e soprattutto ripetitiva. Al di sotto del cambio di tempo con Marie Antoinette c'è sempre la stesso luogo dove la protagonista è esistenzialmente decentrata, spossata. Potrebbe mettersi in crisi e immaginare altri sviluppi degli umori in modo da avere una storia incisiva...

3 set 2010

più o meno questo è il secondo episodio, dopo il primo nel settore strumenti musicali della feltrinelli, dell' autogenerantesi serie "ragazzini che se la comandano".

un gruppetto molto più convenzionale questa volta, composto da quelli che tirano in porta sotto al palazzo, nello specifico nel vicolo cieco del parcheggio condominiale, e che per tornare alle proprie abitazioni ( a 30 metri di distanza) usano le biciclette lasciate svenire sull'asfalto invece di far scattare il cavalletto: questo dettaglio dimostra che riescono a darsi una caratterizzazione in più accompagnando al giuoco del pallone la pedalata sul biciclo. [...] Così dopo aver tirato calci di rigore sempre più forti e urlato pallllaaaaa!! al garagista (spero per lui che sia sotto i 30 anni e che dunque non abbia figli) con sbuffi compiaciuti per la solita noia, fanno girare la cinghia ingrassata del biciclo sull'anello dentato in modo da spingere le gomme sullo striminzito viale curvato del parco, col rischio, chissà quanto rincorso, di schiantarsi contro il furgoncino bianco della pasticceria che gira l'angolo.
Ma "ragazzini che se la comandano" significa che c'è un capuzziello tra loro che in questo caso decide e manifesta in trenta secondi i suoi connotati (forse non tutti ma sicuramente quelli che contano per il gruppo) con ritmo, con delle rime dei gesti che lo rendono esperto, efficace.
  • palleggia con il lato destro del piede controllando il pallone con la coda dell'occhio, mentre parla e mentre un altro gli sta di fianco girandogli intorno per prendergli la palla
  • si tocca i testicoli quanto parla con gli altri
  • prende il manubrio della bicicletta come se fosse un motorino (tra 6 anni circa il patentino)
  • urla
  • dice "stronzo"
  • dopo un tiro si aggiusta la maglietta sulle spalle in modo che sia in grado di respirare dopo lo sforzo
ma cosa più importante
  • quando vuole, prende il pallone e se lo mette sotto al braccio sinistro mentre si avvicina agli altri gesticolando con un pesante braccio destro: è incredibile come assuma un'altra imperiosità accostando alla forma del piccolo torace il pallone ovviamente gonfio, diventando così un pezzo unico con l'oggetto della sua abilità e affermando "se volete continuare a giocare dovete guardarmi negli occhi"

30 ago 2010



(ingrandisci, please)

non che sia la più bella vista tra quelle postate qui (un blog ricchissimo) e appartenenti a Fabiano Busdraghi, ma la prima che mi ha colpito per il duplice taglio irreale: è sia il corpo dell'acqua che è stato lacerato dal cielo cupo e ovattato e lasciato galleggiare come un cadavere sul mare piatto e indifferente, e sia un corpo che impone la sua luce interiore tanto forte quanto trattenuta.

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solo un presunto pezzo di ghiaccio può capirne un altro?
Non so quando potrò permettermi di leggerli senza scrupoli, spero (anche se "hope is for sissies" e dunque vedrò di non farne uso) molto presto. Qui sotto una sorta di lista.

  • L' Idiota di Dostoevskij
  • Tifone di Joseph Conrad
  • Infinite Jest di David Foster Wallace (bah, ancora non ci credo)
  • Ragionevoli Dubbi di Gianrico Carofiglio (più per curiosità)
  • il resto di John Fante (3-4 libri)
  • Arancia Meccanica di Anthony Burgess (per completezza più che altro)
  • qualcun altro di Italo Calvino
altri che non ricordo...

29 ago 2010


si è rotta la chitarra cadendo, proprio ora che stavo iniziando a strimpellare.
e mentre cerco qualcosa che mi piace purtroppo devo anche passare per l'inferno. Così ora sono passati tre giorni che ho fatto uscire un suono da quell'orami pezzo di legno e non so se comprarne un'altra. Passavo oggi per il piano della feltrinelli dove espongono strumenti e spartiti ricercatissimi che tengono in misteriosi cassettini che mi verrebbe voglia di aprire tutti, e ho ammirato una parete di ottime chitarre sotto i 50 euro, tutte belle laccate e illuminate da faretti che più o meno dicono "prendi uno di questi pregiati pezzi d'albero intagliato e curato, e imbraccialo come non immaginavi di saper imbracciarlo su quel comodo sgabello nell'angolo vicino alla tastiera e all'amplificatore". Ma una volta aver sfiorato la chitarra e vibrato io di piacere inesprimibile, di più non so fare e così ho lasciato tutto all'ammirazione. Lo sgabello era cmq occupato da un ragazzino di non più di 16 anni che insieme ad altri due amici cercava forse di farmi girare per vedere il movimento delle sue dita sempre più sciolte e disinvolte, ma invano, cari i miei sbarbatelli prodigi.