23 set 2014

"Tv Buddha", di Nam June Paik

(esiste in diverse versioni)
al Museo Madre di Napoli


La prima interpretazione è stata quella del resistere alla doppia tentazione della televisione: la telecamera fissa sul Buddha e l'immagine registrata posta di fronte come uno specchio. Imperturbabile lui, rompipalle lei. A seguire mi è parso di intuire che le cose fossero più complesse, ma al momento non sapevo dire quanto.
La statua sta guardando lo schermo? No. Gli occhi sono socchiusi verso il basso. Ma "sa" che lì c'è la sua immagine? Una statua può mai essere cosciente? Certamente no ed è un errore pensarla vivente. Il punto allora è che sono posti di fronte la calma meditativa e l'invadenza visiva; ma mi risulta invadente solo perchè dall'altro lato c'è uno stato di concentrazione che non va disturbato, oppure sarebbe in ogni caso invadente?
Se ci fosse stato uno specchio non sarebbe stata la stessa cosa perchè con la videocamera c'è proprio un dito che punta fisso indicando e colpendo. E poi la tv è (sempre) piuttosto ignorante e manipolatoria. Dunque, da un lato il "bene" e dall'altro il "male". Embè, questa è una interpretazione morale... moralista.. o no?
Il divino e il corruttore. E in più, la videocamera inquadra anche l'ambiente attorno al Buddha e perciò anche lo spettatore dell'opera che può far parte senza accorgersene dell'immagine televisiva. Se resto dietro al Buddha ne faccio parte, se mi sposto dietro al televisore ne sono così esterno che alla videocamera sono adesso del tutto indifferente (ma, di nuovo, ritorno ad antropomorfizzare... anche se non è del tutto sbagliato). Ciò che detiene l'orientamento dell'interpretazione è allora la televisione, e la presenza della meditazione non può che rendere l'opera pendente quasi tutta verso il mezzo invece che sul manufatto. Peraltro, della meditazione è fornita una figura, cioè "l'aspetto esteriore di una cosa" o meglio "la rappresentazione simbolica", e il video sta registrando e trasmettendo (anzi, è registrazione e trasmissione) la presenza di questo simbolo: sia l'uno che l'altro sono due mediatori, ma quello televisivo è un mezzo che fa da mediatore (o almeno così cercherebbe) anche dell'altro.... Insomma è un casino che risolvo dicendo che è tutta una riflessione sul vedere. E anzi direi meglio del vedere attraverso il mezzo televisivo.

Leggendo in giro si parla della "capacità del teleschermo di mesmerizzare l'essere umano e oscurare qualsiasi illuminazione religiosa e filosofica" (devo ricordarmi che "mesmerizzare" sta per "ipnotizzare").

ma anche (da qui)

"Tv-Buddha è un esempio dell'approccio artistico alla televisione, per quanto condensi anche una componente chiave in tutte le produzioni multimediali digitali. Tale elemento chiave è un desiderio o sforzo di riprodurre qualcosa del mondo fisico, come la statua di Buddha, e dimostrare il riflesso interiorizzato che la creazione richiede. In altre parole, come Nam June Paik padroneggia la tecnologia necessaria per visualizzare l'immagine del Buddha in televisione, egli definisce anche il modo in cui l'immagine dovrebbe essere interpretata. Attraverso i media digitali, il Buddha, e l'umanità in generale, vede un riflesso di sè stesso filtrato attraverso il posizionamento e la stilizzazione dei diversi elementi del lavoro."

e ancora  (da qui)

"In questo loop a circuito chiuso, il Buddha è seduto di fronte alla propria immagine proiettata, non consentendo la sua trascendenza dalla propria fisicità. Invece egli è colto nella sua riflessione, destinata a rimanere sulla superficie della realtà. Il teorico dei media Marshall McLuhan affermò nel suo libro seminale del 1964 "Gli strumenti del comunicare":
E’ l’ininterrotta ricezione della nostra tecnologia nell’uso quotidiano che, nel rapporto con queste immagini di noi stessi, ci pone nella posizione narcisistica della coscienza subliminale e del torpore.

 in più  (da fucinemute)

Oltre alla ripetizione, emerge anche una grande attenzione alla decostruzione in chiave ironica del medium televisivo in base ai propri contenuti; è il caso di TV Buddha, opera realizzata in differenti versioni fin dalla metà degli anni Settanta, come è il caso della videoinstallazione del 1976, presentata alla Kunsthalle di Brema.
La presenza della statua di Buddha rinvia alla dimensione spirituale orientale, (che alla fine degli anni Sessanta era molto in voga negli ambienti della cultura alternativa, così come molte altre teorie religiose e filosofiche orientali), che rappresenta anche il background di provenienza di Paik, mentre la televisione è la rappresentazione di una illuminazione che non ha nulla di trascendente, ma che anzi si pone davanti allo spettatore con la propria versione del reale visibile e accessibile tramite la sola accensione elettronica.



E duqnue l'immagine televisiva sembrerebbe in questo un'interiorizzazione ma è solo manipolazione.La tv mesmerizza, ho incollato più su. Andando a cercare l'origine di questa parola, leggo da Treccani che


Mesmerismo:
Teoria elaborata dal medico ted. Franz Anton Mesmer (1734-1815), il quale suppose la presenza, nei minerali e negli esseri viventi, di un «magnetismo vitale» che riteneva potesse essere usato, da individui che ne fossero eccezionalmente dotati, a fini terapeutici; tale ipotesi esercitò un certo influsso sulla filosofia naturale del Romanticismo e costituì un tentativo di spiegazione del fenomeno dell’ipnosi. 


Ipnosi e magnetismo... Paik poneva sopra o di fronte i suoi televisori proprio un magnete per alterarne l'immagine.. facendo fisicamente ciò che è proprio della televisione, il disturbare pesantemente un "segnale" che è quello della percezione della realtà.






Sempre da FucineMute

"
Paik rileva la possibilità di manipolare gli schermi televisivi tramite l’applicazione di magneti. L’immagine televisiva interessa Paik in maniera marginale, poiché ciò lo colpisce maggiormente è l’idea di disturbo, nonché la componente elettronica del mezzo, la modalità di funzionamento. Non tanto cosa si vede, quindi, ma come si fa a realizzarlo. La padronanza tecnica del mezzo diventa per Paik un passaggio necessario, perciò egli inizia a condurre esperimenti con l’ausilio di un ingegnere di elettronica, Shuya Abe; l’azione espressiva passa quindi, come con la musica, tramite la manipolazione elettronica dell’oggetto. Così come le campionature trasformano la registrazione sonora, Paik sente la necessità di trasformare la immagine visiva attraverso il disturbo della frequenza e della composizione."

Ci sarebbe da conoscerlo tutto Nam June Paik, anche per la sua affinità con John Cage, la cui filosofia sulla musica aleatoria lo ispirò in modo determinante.

 
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Bonus:

la statua del Buddha aveva la mano sinistra in grembo (gesto della meditazione) e quella destra in basso posata sul ginocchio, cioè la combinazione di questi due gesti simbolici (mudra):


Dhyana MudraThe gesture of meditation.

 
Earth Witness MudraThe gesture of "earth witness," which the Buddha is said to have made at the time of his Enlightenment.