27 lug 2013

il film del weekend

Periodo estivo, esce un solo film.

Wolverine: un pianeta da salvare a tavola.
Il protagonista Logan, supereroe della Marvel, si è ritirato sui monti. Viene ritrovato da una ragazza giapponese e accompagnato a Tokyo da un ricco magnate della tecnologia che gli presenta tre bambini con i quali deve far di tutto per essere invitato a un matrimonio dove i quattro dovranno scambiare i segnaposto degli invitati, facendolo sembrare un errore, in modo da salvare il mondo dal riscaldamento globale, tutto ciò in cambio di una vita normale e mortale.

Se trovo chiusa la spiaggia, vado a cinema.

24 lug 2013


se non fosse per quella sua incapacità nell'ammettere di aver sbagliato...

22 lug 2013

Somewhere, di Sofia Coppola (2010)




Passano diversi minuti prima di sentire qualche parola pronunciata dal protagonista, un attore di fama che vive in uno scarso hotel dove assiste ogni mattina alla lap dance di due ragazzette gemelle congratulandosi poi con un loffio e molto apatico accenno di applauso. Un giorno la moglie (compagna o amante, chissà) gli lascia per diversi giorni la figlia adolescente che senza alcun problema porterà in giro, anche all'estero in Italia dove deve ritirare un telegatto.Caruccetta lei, abbastanza attiva e sorridente, ma assente di reazioni emotive alla vita del padre. Tra i due c'è coesistenza senza problemi ma non chissà quale interazione produttiva di consapevolezza su questo tipo di vita fatta di privilegi aristocratici. Tutto il cinema di Sofia Coppola mi sembra il suo tentativo di discolparsi con un'occhio necessariamente critico, come dire, dalla sorte di figlia di papà che le è toccata. Cos'altro conosce se non il microcosmo (che però da fuori è visto come invidiabile macromosmo) del divo di cinema solitario e incomunicante, distante dalla famiglia o anche dal suo passato artistico, che non cerca più niente, che non fa del male a nessuno, che si è perso e via dicendo? Come si vive in una bolla di privilegi è lo sguardo di Sofia Coppola un pò tra la tinta rosa di una favola e gli inevitabili piedi per terra; la  noia di questa bolla, il suo essere serviti e divertiti all'interno di una camera d'albergo o di una reggia sfarzosa. Che significa accettare il destino? Se non si può evadere da esso cambiando vita, perchè troppo succulenta, anche se noiosa, non resta che tenersi dentro restando rilassati, senza rabbia o proteste e senza agitarsi per avere di più. In fondo le sue storie sono quelle di chi dell'essere viziati non si lamenta e ne fa quello che può, con tutta l'anestesia esistenziale che comporta.

Inquadrature fisse o molto lente, suoni e ambienti ovattati che fanno pensare a un dolce e spensierato e persistente risveglio su un comodo letto, comunicazione umana ai minimi sindacali, videogiochi per spezzare il tempo o renderlo ancora più morto, un attore senza casa già lontano da sè e che più di tanto non si può allontanare. Il titolo "Da Qualche Parte" penso che stia a significare il non sapere dove ci si trova: nel deserto molto probabilmente, a girare in tondo.

È piuttosto Antonioni style questo film per quell'attenzione all'interiorità e agli ambienti che ci annullano e in cui troviamo il nulla. Per tutti quelli che non sopportano i film che etichettano come noiosi, questo può essere quello meglio abbordabile per via del contesto che rappresenta.

Preferisco di gran lunga Lost in Traslation. Il Leone d'Oro 2010 non è assolutamente un valore in questo caso. Riuscitissima la scena del calco sul volto del protagonista nei camerini del make-up: un lentissimo zoom su questo volto ormai annullato dal materiale bianco spalmatovi sopra in attesa che si solidifichi in 40 minuti nei quali resta fermo e da solo con soli due buchi in corrispondenza delle narici per respirare, mentre probabilemente sta dormendo.

21 lug 2013




Non ho seguito i tuffi, ma chissà perchè sul blog c'era bisogno di una foto come questa. Donne, impegno & fatica, corpi, sport, acqua, libertà, belle soddisfazioni.
(per la cronaca: argento Cagnotto-Dallapè 3 metri sincro mondiali di Barcellona)

11 lug 2013

l'immagine come tempio

Prendo la palla al balzo (del commento di Clyo al post precedente) e incollo un testo che ho letto sul n.244 dicembre 2012 della rivista Il Fotografo pag. 32.


Forzando i margini

Un fotogramma che trattiene in sè un'immagine somiglia a un tempio. Non a caso, forse, produce così facilmente icone. Remo Bodei ci ricorda che il termine latino templum deriva dalla radica greca del verbo temno (tagliare, separare): è un recinto, una cornice che "separa la zona di valore estetico da quella di valore non estetico", il sacro, dal profano, dove pro-fano è proprio ciò che è "davanti al tempio", appena fuori dal recinto sacro. Similmente, quanto ritagliamo entro un fotogramma, somiglia a un luogo: a uno spazio in cui il porre attenzione (a field of care) genera una forma più o meno persistente di identificazione. È l'atto stesso dell'inquadrare che istituisce una realzione con i margini di qualcosa: siano i margini della nostra attenzione, della percezione di noi stessi o i margini di quello che portiamo agli occhi, il frame dentro cui inseriamo la porzione di campo visivo che abbiamo scelto per significare qualcosa.

Talmente perfette queste parole nel rendere il concetto di inquadrare, che c'è solo da svilupparle :)


(Luigi Ghirri - Marina di Ravenna, 1986)

09 lug 2013

il doc sull'abramovich

ne ho rivisto giusto qualche minuto finale ora che rai5 lo sta trasmettendo per la prima volta (finalmente). potrei andarmi a rileggere quello che scrissi più di un anno fa (mi pare) quando andai a vederlo a cinema:  ricordo solo che ne uscii conquistato.
Beh, ora ne ho un'opinione forse diversa. Sicuramente questa performance della Abramovich al Moma ha tutto di geniale, ma davvero geniale. Penso stia tutto nella estrema semplicità dell'evento, cioè due persone che si guardano negli occhi sedute all'interno di uno spazio esclusivamente loro. Talmente semplice che è anche na fesseria. Tutto sta in piedi perchè la Abramovich è una donna di una certa fama nel mondo dell'arte e stare di fronte a lei in una situazione intima è sentito come privilegio: lei è lì che ti concede il suo corpo e le sue emozioni, ma non è una "persona qualsiasi". Se l'avesse fatto una persona qualunque per strada in una piazza esattamente allo stesso modo, con la fila e il numeretto ma forse solo per tre ore al giorno, molto probabilmente l'effetto non sarebbe stato lo stesso. Idem se la performer fosse stata solo una donna all'inizio del suo percorso. Dunque essere all'interno di un museo importantissimo ha anche il suo valore.
Non è che quelle persone lì sedute piangono perchè sono suggestionate, perchè è stato detto loro che è un evento di grande portata? L'esclusività è fare parte di un'opera d'arte. Esserne esattamente la metà, vivere l'opera d'arte vivente, il presente in cui accade, portarsi poi per sempre il ricordo di quell'esperienza, etc. etc...
Alla fine sono due persone che si guardano negli occhi, l'una pensa all'altra e vive (se ci riesce e non si blocca nel pensiero che è lì seduta ed emozionatissima e che c'è poco tempo per viverla davvero senza mandare tutto in fumo) l'una le emozioni dell'altra. Che poi è un gesto che tutti potremmo attuare con chi eventualmente non sta bene o è triste.. Equivale ad ascoltare. Diciamo che accade sempre, solo che dura pochi secondi e di solito nel silenzio dopo tutte le parole già dette e ormai inutili. Ma è cmq un atto talmente umano che non tutti danno così spazio ai soli sentimenti, solo chi si ama davvero "ci riesce". C'è bisogno a quanto pare di chi ne dia una dimostrazione.
Forse Marina Abramovich in quel momento non è più Marina Abramovich ma diventa la madre di chi è lì di fronte, o il padre o chiunque altro quella persona abbia amato o non sia riuscita ad amare o che non è stata ricambiata per tutta una vita. In questo senso Marina Abramovich è lì che si offre al sacrificio per farti provare autenticamente un'emozione (beh, arrivarci all'autentico!).
C'è qualcosa della contemplazione...
Ci offre il suo corpo, dobbiamo usarlo per comprenderci meglio: crede in Cristo o cosa?
La performance però non avviene solo all'interno dell'area delimitata. Tutt'intorno c'è chi è in attesa di passare da spettatore a spettacolo e chi non ne farà mai parte ma inizia a desiderare o a non desiderare di entrare nel recinto. Il momento di intimità è anche la sua esibizione. E poi? E poi ci sarebbe il senso del sacro.
Gli occhi della Abramovich si attivano quando qualcuno si siede, un pò come inserire una moneta nell'apposita fessura e far partire il video (per via telepatica, attraverso i neuroni specchio) del passato presente e futuro, un altro universo, un'altra vita, un trip...

08 lug 2013

una fine può essere un inizio

Dicono che una fine può essere un inizio
Sento come se fossi stato sepolto
eppure sono ancora vivo
E’ come un brutto giorno che non finisce mai
Sento il caos intorno a me
Una cosa che non cerco di negare
Meglio che io impari ad accettarlo
Ci sono cose nella mia vita
Che non posso controllare


C’è una parte del mio mondo
che sta svanendo


Ora so che una brezza
Può spazzarmi via
Ora so che c’è molta più dignità
Nella sconfitta che nella vittoria più radiosa
Sto perdendo l’equilibrio sulla corda tesa


Se mai dovessi sentirmi meglio
Ricordami di passare un po’ di piacevole tempo con te
Puoi darmi il tuo numero
Quando è tutto finito ti farò sapere


Un giorno tutto questo casino mi farà ridere

Nella solitudine circolare del mio cuore
Come uno che si sforza di scalare una collina
Sono sicuro di venirne fuori, non so come
Dicono che una fine può essere un inizio
Sento come se fossi stato sepolto
eppure sono ancora vivo


(qui il testo intero)
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La musica è memorabile ed è il pezzo più rappresentativo del gruppo; le parole calate in uno stato di irrecuperabile confusione e assenza di controllo, lasciano però quello spiraglio che indicano che ci si potrà reincontrare, riamarsi, ritornare a passeggiare come un tempo semmai. Chi parla vuole che lei resti lontana da questo caos, un senso di viva sepoltura (c'è qualcosa di peggio??): mi sembra bello, anche se è sempre meglio non isolarsi e non respingere l'aiuto di qualcuno. Sembra che lui voglia facerla con le proprie forze e nonostante sia sfiduciato ("se mai dovessi sentirmi meglio"), vuole credere che quello che le persone dicono ("dicono che una fine può essere un inizio") sia vero, che cioè altre persone non sono estranee a questo stato, anche se lui tende a sentirsi incompreso ("nessuno sa dei momenti difficili che ho attraversato").

Il video invece va in un'altra direzione. È eccezionale. Un motociclista partecipa ad una gara di coraggio in cui vince chi frena il più vicino ad un muro sul quale rischia di schiantarsi. Sente di essere destinato a morire giovane, gli dei lo guardano dall'alto e lui ricambia lo sguardo perchè è uno di loro e sta per arrivare. Si tiene distante da chi vuole invitarlo a festeggiare o dagli amici che lo idolatrano o lo amano. Appartiene al mito e lo schianto gli apre la breccia per la scalinata verso il tempio.Una storia epica di tre minuti e quaranta.


03 lug 2013

Le migliori pizzerie di Napoli



Eccallà!
(ti adoro)

 Le migliori pizzerie di Napoli secondo il Gambero Rosso, bisogna dire.

  • Da Attilio alla Pignasecca
  • Trattoria Fresco
  • La Notizia
  • Sorbillo
  • Starita
che poi gran parte delle pizze fatte a Napoli siano le autentiche pizze possibili e immaginabili (provare & credere), è un altro discorso. Per fortuna non abito altrove.

o ga

esiste qualcosa di più soave della Bossa Nova di Jobim cantata da Paula Morelembaum con il piano di Sakamoto? certe volte tutto il peso di giornate-mesi-minuti evapora dopo dieci secondi. dò troppo valore a cose che d'un tratto si sciolgono come nodi poi non così stretti come il mio pensiero li aveva resi.
non conta più niente.