24 mar 2013

Libertà, di Jonathan Franzen

"Fu l'inizio di una terribile confusione del cuore, una confusione di cui l'autobiografa soffre ancora. Già allora, al Lago Senza Nome, in quella luce tetra e immutabile, il problema le era molto chiaro. Si era innamorata dell'unico uomo al mondo che provava i suoi stessi sentimenti di affetto e protezione nei confronti di Walter; chiunque altro sarebbe forse riuscito a metterla contro di lui. E ancora peggiore era la colpa che sentiva nei confronti di Richard, che nella vita non aveva nessun altro come Walter, e che considerava la lealtà verso l'amico come una delle poche cose, oltre la musica, che lo salvavano come essere umano. E Patty, con il suo sonnambulismo egoista, aveva messo tutto a repentaglio. Si era approfittata di una persona che, pur essendo incasinata e predisposta, si sforzava di mantenere una specie di ordine morale nella propria vita. E così piangeva anche per Richard, ma ancora di più per Walter, e per se stessa, per la propria sfortuna e per i propri errori."
(Libertà, pag. 191)
--- (è pieno zeppo di spoiler!) ---
Quasi per caso ritrovo questo lungo paragrafo molto rappresentativo dei tre personaggi e decido di incollarlo, senza cercarne di più significativi o di ugualmente significativi. Qui siamo al punto in cui la donna Patty, di 42 anni, ha compiuto un fattaccio spianandosi la discesa nella sua infelicità.

Il personaggio di Patty è davvero interessante. È una donna che semplicemente non ha vissuto. Ha sprecato la vita, lei dice "il suo amore". L'ha direzionato male, anzi è più corretto dire che ha desiderato molto di più la persona sbagliata, ha rinunciato a questo desiderio reprimendolo e sacrificandosi ad esso per stare con Walter senza capire in fondo mai perchè. Desiderare senza saper scegliere, senza sapere cosa volere da se stessi, o quanto meno saperlo benissimo ma costruirsi degli ostacoli per non realizzarsi: è ciò che Franzen ha voluto articolare nel suo romanzo.

A pag.198 Patty è lucida ed energica come poche volte nella sua vita e ad un tratto sente che c'è qualcosa che trattiene tutto questo entusiasmo di fare (scaturito dal tradimento con Richard), ed è una libertà troppo grande che la sta schiacciando: "se ne rendeva conto ma non riusciva a rinunciarvi". È una donna che in fondo vuole essere infelice. E ci riesce dandosi all'alcol per sfuggire completamente alla famiglia, al marito Walter verso cui si sente terribilmente in colpa, rendendo infelici tutti quelli che la circodano.
Aveva subìto uno stupro da giovane e non c'era stata giustizia, nemmeno l'aiuto del padre che non poteva compromettersi professionalmente (non sto qui a riportare perchè e per come); la madre poi è sempre stata più debole e cmq non le aveva mai dato la soddisfazione di andare a vedere una delle sue partite di basket, unica attività in cui poteva dire di riuscire ed esprimere la sua personalità competitiva. Le sorelle erano troppo diverse, tendenzialmente artistoidi, per capirla. Un'anomalia in famiglia, insomma. Negli anni del college, poi, ha subìto l'amicizia parassita della sua coinquilina molto più inguaiata di lei. Infine l'incontro con Walter e Richard tramite quest'amica Eliza.
Patty non riesce a capire e seguire la vita. Si fissa timidamente con l'idea di stare con Richard pur rendendosi conto che non è il tipo che fa per lei. Richard è un musicista rock che si passa continuamente ragazze e ragazzine, è insofferente ai loro ragionamenti e lamentele, le scarica dopo poco, ed è un tipo solitario, introverso e in qualche modo acculturato con l'ambizione di essere una brava persona tanto quanto il compagno di stanza Walter, verso il quale esercita tuta la stima e lealtà. Di fronte al carattere di Richard, Patty non si scoraggia, lo vuole cambiare. Ed è un'impresa ovviamente impossibile. Ritorniamo insomma al concetto del farsi male.

Anche Walter non è da meno. A differenza degli altri due, lui però punta luminosamente all'infelicità. È una persona genitile, responsabile, leale, corretta, timida, ama il mondo volendolo salvaguardare, è un propositivo e cosa più interessante "è attratto dalle persone per come sono e non per come lo fanno sentire" (p.85). Ma nonostante questo non riesce a tenere la propria famiglia sotto controllo. Il figlio Joey contrasta la sua autorità con la sua forte personalità (a proposito: sarà mica figlio di Richard invece? è un mistero che è più bello che resti tale), lo caccia e non ha più rapporti con lui per un certo periodo. Per amare le persone a lui più vicine, in fondo, Walter ha sacrificato le sue ambizioni. In realtà lui non difetta molto in autostima perchè sa quello che vuole, è solo che a tratti si sente fuori dai giochi del mondo perchè è un'idealista, ha una missione e sa di non avere le stesse carte di Richard che invece sa rispondere alle richieste del mondo (pagg. 336-337). Femminista, più amico che competitivo, il motivo per cui ha sposato Patty è perchè vuole difenderla per darle il rispetto che merita, ed è lo stesso motivo per cui si attiva il più possibile per difendere la natura e il bene dell'umanità. E addirittura per difendere l'umanità da se stessa vuole cavalcare l'idea del controllo delle nascite, un progetto per cui coinvolge l'amico Richard. La più grande missione di Walter è appunto quella di rendere le persone più libere nella natura di quanto non siano; ma è qualcosa di irrealizzabile perchè, come gli fa capire Richard, non si può porre un freno alle libertà individuali se esse sono alla base del capitalismo del libero mercato.

(devo dire che a tratti è una gran palla mettere in ordine i pensieri su questo libro troppo minuziosamente vasto e ricco ma molto bello) (metto un pezzo per spezzare)

Riprendiamo.
Tanto Patty quanto Richard pensano però che sia Walter quello da difendere perchè più valido di loro anche se ingenuo; però non sono in grado di farlo perchè loro stessi non hanno la forza di equilibrare le proprie vite mettendo chiarezza. Un casino, un triangolo di spreco di volontà (diciamo così).

Una storia parallela è poi quella del figlio Joey con la ragazza di sempre Connie (odiata dalla madre perchè le ha privato il figlio anche sessualmente per molto tempo a sua insaputa) e con quella desiderata (ricorda molto la madre eh?) Jenna, una ragazza tremendamente bella che però lo usa come amante in vista del suo sfruttamento economico. Interessante è il rapporto con Connie: una ragazza sola che pende dall'amore per Joey, si deprime e quasi si suicida se la trascura ma lo lascia libero perchè lei non può che vivere il suo senso di inferiorità di fronte a chi considera non un fidanzato ma un dio. Ovviamente tutto ciò è un ricatto morale attuato però senza malignità, e Joey, pur volendo staccarsi da lei per non dover sobbarcarsi tutto il suo dolore e depressione, non ci riesce perchè è l'unica da cui può ricevere gratificazioni per il suo talento per gli affari.
Il rapporto di confidenza tra Patty e Joey (solo in questo senso di marcia) e quello col padre, anche dal punto di vista politico (diventa un repubblicano... ma anche Walter alla fine se ne importa poco e abbraccia ingenuamente questa parte politica), sono un bello scarto di maturità del figlio rispetto ai genitori. O meglio dimostra una identità non formata, ancora confusa, una personalità cmq molto forte e indipendente, sostanzialmente reattiva perchè il suo obiettivo principale è distinguersi dalla sua odiata famiglia. Come la madre, anche Joey vuole abbandonare la sua famiglia d'origine... solo che capisce di avere ancora bisogno di una mano, il parere del padre sulla questione della denuncia (anche lui un'idealista! una persona onesta!) dei pezzi danneggiati alle truppe americane (storia lunga..).

(altro pezzo anche se sarebbe meglio non distrarsi troppo) (questo l'ho trovato per caso)

L'infelicità di
(beh.. attaccare con "l'infelicità di" è na mazzata in fronte)... (e vabbè, l'avevo già scritto, lo lascio così...)

L'infelicità di Patty, Richard e Walter è un peso di cui ognuno si sente responsabile verso l'altro. Se Patty non si decise all'epoca del college a scopare con Richard (e viceversa) fu per non tradire Walter; e Walter non riusciva a godersi il rapporto con Lalitha (beh, si, c'è un altro personaggio... ma come inserirlo nel discorso? per me resta l'unico personaggio bidimensionale, funzionale alla seconda vita di Walter ma niente di più) per non sentirsi in colpa verso Patty, ma anche verso la figlia Jessica più o meno coetanea di Lalitha.

"Lui e sua moglie si amavano e si facevano del male tutti i giorni. Ogni altro elemento della sua esistenza, perfino il desiderio nei confronti di Lalitha, era poco altro che una fuga da quella circostanza. Lui e Patty non potevano vivere insieme e non potevano immaginare di vivere separati". (pag. 356)

A pagg. 333-334 c'è un pezzone in cui è esplicitato perfettamente il motivo per cui Walter vuole restare con Patty: (sinteticamente) lui sente un senso di responsabilità verso di lei e il fatto di essere una brava persona, nonostante consideri Lalitha una persona migliore di Patty. Walter è l'unico dei tre che approda più presto degli altri alla consapevolezza di non potersi spingere più in là di quello che è: non può essere un eroe fuorilegge e vivere di libertà. (è importante anche il suo incontro con il fratello Mitch, che nella sua vita solitaria ha capito la propria natura, ma qua si va oltre).


"I genitori hanno il dovere di insegnare ai figli a riconoscere la verità" (pag. 92)

Nel romanzo una grossa fetta è lasciata al diario autobiografico steso da Patty su indicazione del terapeuta, che intitola "Sono stati commessi degli errori". Più volte i personaggi tirano fuori la consapevolezza degli sbagli, con amarezza, impotente senso di colpa. E questi errori sono stati commessi perchè si pensava di agire bene (o almeno nei limiti delle proprie capacità) ma in realtà lo si faceva guidati dalla mancanza di verità su se stessi, prima di tutto, e sugli altri di conseguenza. Senza verità non esiste reale libertà. Ma la libertà è una rottura di palle (pag. 294), perciò accettiamo una menzogna che ci privi della fatica di affrontare le numerose autentiche scelte che ci offre. Quelle messe a disposizione da una libertà apparente sembrano numerose mentre in realtà sono molto limitate. Guardando al principio del romanzo si trovano infatti i due giovani coniugi Berglund andati a vivere lontano dalle loro famiglie d'appartenenza in una nuova cittadina, inaugurandola (come dice la quarta di copertina) "come pionieri di una nuova borghesia": non hanno ancora fatto i conti con i loro conflitti interiori, perciò il cambiare zona non è servito a liberarsi di granchè.
Gli errori vanno corretti.

La parte finale del romanzo è la parte davvero più bella scritta da Franzen. Non c'è più la tensione dei rapporti, c'è silenzio e attesa. Ormai Walter vive da solo da sei anni dopo aver perso Lalitha e perciò l'avvio di un nuovo progetto di vita; Patty ha conquistato lentamente un pò di equilibrio affrontando l'autocommiserazione la depressione, e sperando di poter reincontrare Walter; Richard si è del tutto messo da parte e ha raggiunto una qualche pace con il mondo; Joey è maturato e anche lui in pace con le persone.
Se c'è un'immagine che resta nella memoria è quella dell'incontro tra Walter e Patty: lui ancora incazzato e lei del tutto bisognosa di lui ma rinata e in attesa di una sua approvazione. I due non riescono subito a comunicare fuori dalla casa di Walter. È il crepuscolo (o almeno così l'immagino) e fa freddo e lei l'attende sugli scalini della veranda. Lui non la farà morire di freddo e la prendendola in braccio la porterà in casa. Gli sguardi che si penetrano senza parlare mentre sono distesi sul letto, è il punto più alto del libro.

C'è tanto in questo Libertà di Jonathan Franzen (tradotto magistralmente - anche se non saprei giudicare con competenza - da Silvia Pareschi che non ha solo svolto il suo lavoro, ma ha conosciuto lo stesso Franzen in modi che, penso, non siano frequenti per i traduttori). Nella sostanza è una storia semplice ma è molto scavata con psicologie minuziose. Non so quanti paragrafi ho segnato, diciamo che le pagine in bianco sono circa il 15-20%. Ci sono pagine ci mostruosa bravura, chiare, limpide, parole che costruiscono perfettamente immagini e sensazioni.

Non ho altro da dire.

Ryuichi Sakamoto / Happy End   -----------  una felicità malinconica

23 mar 2013


Cy Twombly

e chi non si divertirebbe un pò a tracciare su una lavagna con un gessetto questi cerchi? lo facciamo distrattamente quando parliamo a telefono o quando c'è della musica nelle orecchie, semmai una musica minimalista ripetitiva fluida tipo Philip Glass ma senza l'angoscia.

Di ritorno dal viaggio, nel 1953 lavorò per l’esercito americano come crittologo, un’attività che lasciò traccia nella sua produzione. Il suo compito era interpretare segnali e messaggi in codici segreti. Parlando della sua arte, Twombly non la definiva simbolica: i suoi segni non erano simboli da interpretare, ma tracce dell’esperienza pittorica, semplici testimonianze del momento in cui si era trovato a tracciare le linee.
[...]
 È stato detto dei suoi primi lavori che “ricordano la stratificazione delle scritte sui muri dei bagni”. Quelle prodotte alla fine degli anni ’60, invece, assomigliano a grandi lavagne: sono grandi pannelli con sfondo grigio o scuro, su cui Twombly tracciava, in vari modi, segni simili a scritte in corsivo. Con le sue opere continuò a praticare l’astrazione pittorica in un periodo in cui l’immaginario della cultura di massa e le forme geometriche definite sembravano aver messo l’astrattismo da parte.
(da ilpost.it)

20 mar 2013

Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace

Se non fosse per i 15 euro regalerei questo libro a tutti. Lo regalerei per un compleanno o per Natale sapendo di andare sul sicuro: non è una storia ma un reportage, è un reportage scritto con originalità e umorismo, è la migliore occasione per poter scoprire David Foster Wallace perchè le pagine sono poche e perchè c'è un umorismo apprezzabilissimo.

A me le crociere non piacciono perchè sono come i villaggi vacanze e gli zoo (forse ci metto anche il circo con animali): tutti e tre offrono (per me) un divertimento artificioso dove sei obbligato a fare un intenso numero di esperienze di intrattenimento in poco tempo e in uno spazio ristretto (uno spazio peraltro molto brutto). Mi correggo: sei tu che obblighi te stesso a partecipare a quesi intrattenimenti forzati all-inclusive e dunque in realtà non ne senti questa artificiosità. A dirla tutta non sei tanto costretto: si può benissimo passare la crociera in cabina, ma a quel punto o non ha proprio senso essere salito sulla nave o sei lì come David Wallace per un reportage.

Nei primi brevi capitoli Wallace tira subito giù la sua analisi sul fenomeno e poi, dopo aver analizzato la brochure, passa alle esperienze sul campo, ma lo fa con molta fluidità facendo presente al lettore che il suo è il punto di vista di un semi-agorafobico che ha un pò vergogna dell'immagine del turista americano ma che non ha mai davvero disprezzato nessuno dei nadiriti (come chiama i clienti della crociera) nè l'equipaggio. È prima di tutto un nerd con paure e ossessioni che si diverte a mettersi alla prova con cose che lo fanno sentire estraneo. È insomma una persona capitata su una nave da crociera che ha colto l'occasione per scandagliarla con la sua attenta curiosità.

Il prodotto-crociera che acquistiamo non è il divertimento in sè ma la sensazione di relax, appagamento, eccitazione, accondiscendenza, servilismo o, meglio ancora, è l'essere viziati. Le brochure non promettono ma addirittura profetizzano il non fare assolutamente niente (utilizzando anche la menzogna di un finto testo artistico). Tutto ciò per Wallace (più avanti nella sua analisi) diventa il trionfo sulla morte e la decandenza: si passa dalla fatica del lavoro (nella vita quotidiana) alla fatica del divertimento che "non promette tanto il superamento del terrore della morte quanto piuttosto di allontanarlo per un pò di tempo". Non a caso i maggiori clienti di una crociera sono gli anziani. Una mega costruzione bianca galleggiante al suo interno è un meccanismo perfetto che può tanto esimerti dal preoccuparti di qualsiasi cosa, che gettarti in alcuni momenti nella disperazione. Il servizio di pulizia agisce in modi misteriosi, nella cabina sono sempre presenti ceste di frutta, la doccia e l'asciugacapelli sono esageratamente efficienti, l'ambiente è praticamente inodore, lo scarico ad alto tiraggio del water è addirittura inquietante e fonte di ironiche paranoie per Wallace.
Inutile andare oltre ed elencare gli appuntamenti della giornata tipo suggeriti dal Nadir Daily (il quotidiano della nave), gli incontri con Petra (l'addetta alle pulizie), l'amicizia col cameriere Agoston e Winston 3P, la lezione del capitano Nico, la nemesi Capitan Video e le antipatie per il direttore dell'hotel Dermatitis e il Direttore di Crociera Scott Peterson: tutto dimostra che si può sopravvivere a questa esperienza, ma chissà perchè solo Wallace mi fa uscire da lì con una consapevolezza unica di risate e tristezza.