22 set 2013

c'è sempre una videocamera...




 (da un reportage di Michael Wolf)

18 set 2013

Per aprire tirare qui

L'imballo di questo yogurt è costituito da un cartoncino esterno e da un vaso interno in materiale plastico (polistirolo), che, grazie al supporto dato dal cartoncino, ha un peso inferiore rispetto a quello dei tradizionali contenitori di yogurt. Per separare i due materiali è sufficiente tirare l'apposita linguetta posizionata all'estremità superiore del cartoncino.



Mi interesso al modo in cui si rompono le cose non perchè io mi compiaccia della loro distruzione, ma piuttosto perchè mi rendo conto che è fondamentale per tutte le tecnologie conoscere il comportamento dei materiali quando cedono: se cioè sono fragili, come il vetro, o duttili, come il ferro. Di fatto, la storia della tecnologia è legata in gran parte alla capacità di sfruttare queste due forme di cedimento.

[...] non si è capito perchè bastino tre atomi di idrogeno su un milione di atomi di ferro per rendere pericolosamente fragile un acciaio normalmente duttile. [...] L'obiettivo delle mie ricerche è la possibilità di progettare materiali che cedano esattamente nel modo voluto.
(Mark Eberhart)



[...] tale appaiamento erroneo obbliga uno dei due cromosomi ad assumere una conformazione strutturale aberrante con la formazione di anse o giri; i fattori di controllo che scorrono attorno ad i cromosomi riconoscono tali strutture come alterazioni ed al fine di eliminare queste anse intervengono reclutando endonucleasi, enzimi in grado di tagliare il frammento cromosomico sporgente; tale azione sebbene elimini l'ansa porta alla formazione di un frammento libero, la cellula nel tentativo di ripristinare l'integrità strutturale dello stesso commette errori, nei casi di una o più rotture trasversali del cromosoma [...].
(riarrangiamento - wikipedia)







 Demetra II da Ercolano, 1992. Mimmo Jodice









 Love Will Tear Us Apart - Joy Division







L'ambiguità percettiva [...] ci aiuta piuttosto a capire qualcosa dell'organizzazione dell'intero cervello e del suo modo di renderci coscienti di tutte le informazioni sensoriali.
Prendiamo per esempio la sequela senza senso delle parole francesi pas de lieu Rhone que nous, citata dallo psicologo William James nel 1890. Possiamo leggerla e rileggerla senza riconoscere che suona proprio come la frase "paddle your canoe" ("muovi la tua canoa", ovvero provvedi a te stesso senza aiuto altrui). Che cambiamenti avvengono nell'attività neuronale quando il senso della frase diventa improvvisamente comprensibile?

(Nikos K. Logothetis)






La valigetta - Pulp Fitcion (1994), Quentin Tarantino

15 set 2013

Un cumulo di libri non è conoscenza

(segue tematicamente dal post precedente)
Nel far la pulizia generale, trovo tra alcuni fogli di giornale che conservavo (pressocchè inutilmente, per una buona metà..) un pezzettino quasi stracciato di chissà che articolo del Corriere, una dialogo tra Claudio Magris e Alberto Manguel (che scopro solo ora chi è) a proposito della lettura e della vita (anche questo lo so solo dopo aver trovato l'intero articolo sul web, qui). Guarda un pò, sembra proprio capitare a fagiuolo nel dirmi che tutto l'assembramento di parole che mi ritrovo in casa ha bisogno di una sfoltatina..

"Siamo avidi di parole. Come Cervantes, la maggior parte dei lettori tende a leggere ogni cosa, d'ogni genere. E nelle nostre società del rapido e del facile, questa tendenza è divenuta malsana. Ogni cosa ci circonda con vacui rumori e sterili immagini, sicchè diviene impossibile trovare il silenzio per pensare, persino per conversare nei caffè e nei ristoranti con al musica ad alto volume [...]. Ma forse questa "bulimia", come Lei la chiama, non nasce solo dal bisogno di sentirci meno soli con la sola eco dei nostri pensieri. Cerchiamo di essere ottimisti. Forse abbiamo tutti qualcosa della fede di quelle autorità delle confraternite musulmane al Cairo, che non distruggevano mai un pezzo di carta scritta perchè poteva segretamente contenere il nome di Dio. Forse crediamo inconsciamente che nel prossimo pezzo di carta, sul prossimo schermo, ci sarà rivelato qualcosa che ci illuminerà. Questa è la mia segreta speranza."

A parte il "trovare il silenzio per pensare", che mi dà l'idea di uno molto seriamente impegnato sulla sua poltrona a ricordare e ragionare su chissà cosa, è simpatica e curiosa questa interpretazione sul possedere (dico io) e perciò leggere qualsiasi testo e vedere qualsiasi immagine perchè in fondo si cerca la salvezza, una rivelazione. Effettivamente una frase può essere rivelatrice, ma non può bastare: l'illuminazione non esiste se non diventa stimolo ripetuto e perciò qualcosa che poi ci appartiene.

Quanto, di tutte le letture e visioni, è davvero compreso?

Mi sono ricordato di aver copiato una frase del primo libro di Don De Lillo, Americana, che dice "Bisogna diventare un libro, prima di poter sapere che cosa contiene". A sua volta mi porta al finale di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (che non ho letto) in cui alcune persone incarnano libri per passarli alle future generazioni.

A questo punto ritorno alla conversazione tra i due.
"Il fatto che tutte le parole del mondo siano o possano essere sotto un unico tetto, non significa che i loro lettori sappiano usarle nel modo giusto. Un cumulo di conoscenze non è conoscenza e sappiamo che, ad onta di tutte le nostre speranzose metafore, un libro non è niente altro che una pila di carta macchiata d’inchiostro e diventa vivo solo quando il suo artefice lo trasforma in qualcosa di reale, di attivo, e anche in questo caso non garantisce nulla. È quasi un luogo comune parlare di tutti quei tiranni, torturatori, criminali che sono stati anche grandi lettori. Durante la dittatura militare in Argentina c’era un generale che, quando un coraggioso giornalista gli disse che un giorno sarebbe stato giudicato per le cose orribili che aveva fatto, rispose citando a memoria gli ultimi versi del Cyrano de Bergerac e vantandosi di portar: «meco, senza piega né macchia, a Dio/ il pennacchio mio!». Se penso che Cyrano era uno dei miei primi amori adolescenti."

Ecco: un cumulo di conoscenze non è conoscenza. Anche Alberto Manguel sarebbe d'accordo col far sloggiare molte cose in questa stanza.


Claudio Magris:
Non c’è talvolta il pericolo che un libro, anziché essere un mondo o un oceano in cui ci si tuffa in avventurosa scoperta (come io mi tuffavo nel Gange dei Misteri della giungla nera di Salgari, il primo libro che ho letto), sia uno scudo, una barricata che mettiamo fra noi e la vita? «Un libro - diceva Valéry - aiuta a non pensare»; ci svia da ciò che dovremmo affrontare e ci angoscia e prenderlo in mano diventa un tic scaramantico, come quando ce lo portiamo perfino al gabinetto incapaci di star soli con noi stessi anche per qualche minuto...

Alberto Manguel:
Lo so. Siamo come Cervantes, il quale diceva di leggere perfino i pezzi di carta stracciata che trovava per strada. Ma non sono certo che Valéry abbia ragione. Perfino quando siamo trasportati dalla corrente delle parole, quando ci lasciamo trascinare dal testo senza fermarci a chiederci dove stiamo andando, la lettura in sé, credo, stimola necessariamente il pensiero. Forse come una corrente nascosta, sottomarina, come nei sogni. Perché le parole chiamano, sollecitano parole. È questo che vorrei chiamare «pensare per citazioni», una forma particolare di pensiero nata dalla lettura. Naturalmente, la grande maggioranza dell’umanità non legge libri.

Insomma, la lettura c'entra col bisogno di non essere soli ma quando si legge troppo può significare che non si sa in realtà stare da soli; le parole stimolano il pensiero ma c'è bisogno di sapere come farci stimolare e poi attivarci. Altrimenti si è solo perso del tempo prezioso. O si finisce come il generale argentino che non si rende conto di non aver capito una sola parola della sua letteratura preferita, oppure come i musulmani egiziani che continuano a cercare la parola di Dio (anche se su questo ci sarebbe da chiarire..).

Vabbè, ho cmq fatto bene a togliere tutto da mezzo :)

11 set 2013

nuovo ordine nella stanza. ho eliminato tutto il superfluo cioè saggi e narrativa. troppe parole: se davvero mi appartengono allora è inutile che mi ricordi della loro presenza materiale. lascio solo i libri con le immagini. poi ci sono cose vecchie/storiche che non so come sistemarle. non voglio vederle ma devono esserci.
è una stanza troppo piena, c'è una percentuale di cose immobili che per un certo periodo non voglio accorgermi di avere. O me o loro. Vorrei accorgermi di non averle e di non desiderarle.
in fondo non è esatto dire che è troppo piena, lo è nel modo in cui oggi è un pieno che non significa più granchè.

se avessi una stanza nuova del tutto vuota, le darei la possibilità di respirare (nel senso che dietro gli oggetti che contiene c'è lei) oppure metterei dentro subito tutto quello che avevo nella vecchia, adattandomi alle nuove dimensioni ma anche fregandomene e imponendo quello che possiedo? E che faccio, devo eliminare cose che affettivamente mi servono? Nuova forma = nuova idea di ciò che mi serve, dico adesso.

in ogni caso, urge un pò di spazio vuoto, che sia buono, effettivo, che mi accorga di esso.

8 set 2013

7 set 2013

Cos'è il Forum Universale delle Culture?

Anni fa sentii parlare di questo Forum Universale delle Culture che si sarebbe tenuto in Messico (era prima del 2007, anno in cui poi si svolse a Monterrey, zona nord-est del Paese, 4 milioni di abitanti..), tappa di questo evento culturale che andava studiato per poi adeguarlo alla città di Napoli, già destinata per il 2013. Praticamente quest'anno. Per strada (già da due anni?) non poteva non capitare di incontrare il cartellone che annunciava alla popolazione tale forum che suonava importante, piuttosto importante. Ma nella sostanza in cosa sarebbe consistito?
Non so precisamente quante persone si pongano questa stessa domanda, probabilmente molto poche visto che non c'è interesse ad informare i cittadini su quello che dovrebbe svolgersi. Quando? Da fine settembre a maggio 2014. Insomma, qualcosa di lunghissima durata, non come il Napoli Teatro Festival che si potrebbe anche considerare di media durata, tenendo conto che si svolge con successo in due mesi a cavallo dell'estate.
Ma in cosa consiste? In conferenze? incontri? spettacoli? tavole rotonde? proiezioni? assaggi gastronomici? vendita di qualcosa? Boh. E di cosa si parla? Leggo dall'unica pagina (di wikipedia) chiara, sintetica (anche troppo) e in italiano dedicata al Forum, che i temi sono vari (non li riporto qui perchè non è difficile leggerli ). Apprendo anche che questa di Napoli è la quarta edizione e che la manifestazione si tiene ogni tre anni. Ah, promossa dall'UNESCO!

Ma fino ad ora, cercando su google non trovo una pagina specifica dove avere rapidamente le info anche generiche che mi interessano. Intendo un sito fatto a Napoli e per Napoli ma non solo. In realtà sarebbe questo fondazioneforum2013.it ma è in manutenzione! Cioè del tutto inutile. Esiste una pagina facebook ma non ufficiale, seguita da pochissimi, nemmeno aggiornata e sversatoio per proprietari di B&B che cercano di farsi pubblicità.
Invece come 6sto link (escludendo le news) cercando "forum delle culture" e come 4rto link cercando "forum delle culture napoli", c'è un pdf magnificamente esaustivo e per fortuna in italiano che però è del sito ufficiale del Forum. Eccolo qua. A pagina 7 del depliant faccio zoom e incollo qui quello che mi serve sapere.



"ll Forum Universale delle Culture nasce con l’obiettivo di aprire, al più largo numero possibile di persone, nuovi ambiti di riflessione e di dialogo sui problemi dell’accelerazione dei processi di globalizzazione e sulle nuove incognite e le nuove opportunità che si producono in questo nostro tempo. Da un lato si va affermando una società complessa che si caratterizza per un sempre più agevole accesso alle informazioni e alla conoscenza e che favorisce nuove opportunità di sviluppo, dall’altro si vanno delineando nuove problematiche che richiedono nuove risposte. Le conseguenze sono evidenti: ineguaglianze, povertà, marginalità, massicci movimenti migratori che generano forti impatti politici, sociali, urbanistici, economici umanitari e religiosi."

A Napoli si dovrebbe trattare il tema seguente: "Memoria del futuro: conoscere le proprie radici per progettare il futuro comune. Napoli, cerniera temporale tra passato, presente e futuro, parte dalla propria storia millenaria per ripensare la modernizzazione della città" (sempre da wikipedia).

"Ripensare la modernizzazione della città"...


A parte wikipedia che fa il lavoro di altri, la pagina ufficiale Fundaciò Fòrum solo in catalano, spagnolo e inglese, e il depliant su riportato, a proposito del Forum delle Culture di Napoli non c'è niente. O almeno c'è tanto ma si tratta di tutta la letteratura sullo schifo organizzativo di chi ha in mano il compito di dare forma a questo evento pensato da qualcun altro come internazionale.

Sto cercando di fare l'elenco di tutte le persone che hanno avuto l'incarico della direzione della Fondazione e che poi hanno lasciato per motivi vari.

Roberto Vecchioni
Sergio Marotta
Francesco Caruso
Alessandro Puca
Claudio de Magistriis
Andrés Neumann, l'ultimo che oggi su Repubblica dichiara: "Avevo già detto, in astratto, che il Forum non andava fatto ma trattandosi di Napoli, si doveva provare fino in fondo e l’abbiamo fatto. Tutti, me compreso, si sono bruciati le vacanze. Da una mia valutazione personale, consiglio alla città di cancellare il Forum e dedicare il suo impegno a obiettivi meno effimeri. Già la parola kermesse mi fa orrore: Napoli non ha bisogno di una kermesse, Napoli è già un festival, Napoli è una città meravigliosa. Bisogna far conoscere le eccellenze, c’è un problema di valorizzazione. Se digito Eduardo de Filippo su google si trova poco. Lo stesso accade con Moscato: è come non trovare Beckett. È un peccato, ripeto le stesse cose del ministro Bray di cui sono un ammiratore. Vanno valorizzati i beni materiali e immateriali".


In ogni caso tutto ciò sarebbe dovuto partire già ad aprile di quest'anno e a meno di un mese dalla nuova data ancora non si sa niente.

Varie cose brutte si possono leggere qui, su lettera43 e su artribune che ad inizio articolo scrive: "Più che un paradosso, sembra proprio una barzelletta. A fine settembre a Napoli si apre un grande evento multiculturale e multidisciplinare, una manifestazione assegnata alla città da diversi anni, che gode di un budget di diecine di milioni di euro? Ebbene, a un mese dal via ancora si nominano consulenti per organizzarla. Avete letto bene: non a un anno dal via, che già sarebbe tardi, ma ancora recuperabile, proprio un mese."

1 set 2013


La Lecture - Édouard Manet  (1865) - 74 cm × 61 cm
(scattata da)