26 apr 2013




Rodriguez - I think of you

Just a song we shared I'll hear
Brings memories back when you were here
Of your smile, your easy laughter
Of your kiss those moments after
I think of you
And I think of you
And think of you.
Of the dreams we dreamt together
Of the love we vowed would never
Melt like snowflakes in the sun
My days now end, as they begun
With thoughts of you
And I think of you
And think of you
[...]



C'è altro a cui pensare, altro da ricordare?
Il cervello dovrebbe smettere di funzionare per tutto il resto.
eppure.. non va così

3 apr 2013

tre citazioni su chi è l'italiano [giusto per inquadrare]

Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuto in tutta la sua storia – da Roma a oggi – una sola vera rivoluzione? La risposta – chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe. Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, […]. Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione. Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.
(Umberto Saba)
vedi "L'Italiano" di Giulio Bollati e i commenti raccolti da doppiozero.com tra cui questo di Marco Belpoliti

La lettura che il poeta triestino dà del nostro paese è falsata dall’interpretazione freudiana di Totem e tabù, dall’immagine dell’orda primitiva e dei fratelli che si uccidono tra loro, dalla figura onnipresente del Padre. La verità è l’Italia non ha mai avuto dei veri padri, oppure dei nonni, ma solo degli zii, come ci ha spiegato Giorgio Manganelli, dei fratelli della Madre. Non c’è il Padre da uccidere e cui succedere. L’Italia è un paese dominato dalla Grande Madre mediterranea, come lo psicoanalista junghiano Ernst Bernhard ha scritto in un suo celebre testo. I fratelli, se si sono uccisi tra loro, è stato solo per conquistare un posto privilegiato tra le poppe della Madre, per essere i suoi prediletti. La rivoluzione non è mancata, ma assente proprio per la prevalenza della Madre. La Grande Madre è precristiana e pagana, quindi indifferente al mito rivoluzionario. La rivoluzione è stato davvero un mito, e forse lo ancora, un mito maschile, il mito dominante di due secoli: XIX e XX. Un mito trasmesso dalla borghesia agli altri ceti sociali. Con la Madre non si fanno rivoluzioni, ma solo riti.

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Al momento dell'unità [d'Italia, ndr] la più parte delle popolazioni non aveva nè poteva avere alcuna idea di che cosa fosse l'Italia. Il che significa che, al di fuori di immagini retoriche, una nazione italiana non esisteva.
(Roberto Vivarelli - Italia 1861. La recensione qui)

2 apr 2013

“Si può avere coscienza del nulla ma non se ne possono trarre tutte le conseguenze. E’ ovvio che se si ha coscienza del nulla è assurdo scrivere un libro, anzi è ridicolo. Perché scrivere, e per chi? Ma ci sono necessità interiori che sfuggono a questa visione, sono di tutt’altra natura, più intime, più misteriose, irrazionali. La coscienza del nulla spinta all’estremo non è compatibile con niente, con nessun gesto; l’idea di fedeltà, di autenticità e via dicendo: tutto va a farsi benedire. Ma c’è ugualmente questa vitalità misteriosa che ci spinge a fare qualcosa. E forse la vita è proprio questo, senza volere usare paroloni, il fare cose alle quali si aderisce senza crederci. Sì, è suppergiù questo”
(Emil Cioran da Un Apolide Metafisico via nazioneindiana.com)

A razionalizzare troppo, si, si finisce sempre male. Tutti gli eccessi hanno questa "tendenza".
Questa citazione del pensiero di Cioran è rivelatrice proprio della consapevolezza che per quanto si scavi nel farsi domande sul nulla, sull'insignificanza dell'esistenza (non è da tutti, per fortuna della nostra salute mentale), alla fine se non ti suicidi è perchè c'è una piccola ma resistente spinta interiore che ti dice che faresti una fesseria. Se lo dice Cioran (e mi pare di aver capito che nei suoi libri pochissime volte, se non proprio due-tre volte, ha affermato esplicitamente qualcosa di così positivo sulla vita) c'è da crederci. Era un malato d'insonnia che elaborò un pensiero filosofico del tutto distruttivo dello stare al mondo. Nell'utilissimo pezzo su nazioneindiana.com si dice "Il weltschmerz, l’irredimibile dolore del mondo, è il centro della sua riflessione filosofica, e solo la musica, a tratti, è capace di fargli intravedere una speranza di salvezza, un barlume di significato e trascendenza." È molto indicativo di come un tipo totalmente disperato e contro Dio, abbia un anelito (molto nascosto, qualcuno dice del tutto assente invece) di trascendenza.
Non penso ci siano altri filosofi così radicali come Cioran. È da tener presente. Scrive degli aforismi affascinanti, ma il problema è che demoliscono ogni certezza, e leggerne troppi fa davvero male perchè più che "aiutare a vivere", aiutano quel tanto per non suicidarsi; e non riesco a credere che una persona possa ritenere per tutta la vita gli uomini sprofondati in un baratro mediocre da cui non possono tirarsi fuori.
Ma non ce l'ha mai avuta una donna quest'uomo?