27 dic 2013

 


SpY - Cameras - Madrid 2013

Installation of 150 fake security cameras on building facade with the intention of not watching over anything.

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in relazione al "c'è sempre una videocamera..."

20 dic 2013



29 nov 2013

Il Volto del '900 - ritratti a Milano

C'è tanto e avrebbe potuto esserci di più nella mostra al Palazzo Reale di Milano "Il Volto del '900 - Da Matisse a Bacon". Cosa in più francamente non lo so, però si può ben capire che il tema del ritratto è così fondamentale nell'arte che probabilmente non potrà mai essere esaustiva un'esposizione. Tutti i capolavori che si possono amare durante la visita provengono dal Centre Pompidou di Parigi (conosciuto anche come "quello con la scala esterna") e già questo è un ottimo criterio per circoscrivere il tema e anche la certezza di sapere dove poterli rivedere senza sperare di ribeccarli per caso in svariati altri musei (sempre che non siano in prestito).

Nonostante metta insieme grandissimi nomi, non mi è affatto sembrato che ci fosse qualcuno predominante sugli altri, che togliesse attenzione, o che le opere si distanziassero molto dalle altre. Forse solo nell'ultima sala che riguardava il ritratto "Dopo la fotografia" con pezzi di pop art e iperrealismo.

In ogni caso© come sempre alcune scoperte sono state vere sorprese, altri sono stati incontri dal vivo abbastanza attesi, altre cose sono apparse molto belle ma senza enormi scosse.

L' "Autoritratto" di Gino Severini (che non conoscevo perchè i futuristi mi sembrano sempre invecchiati male)

movimento di una testa, bel soggetto, bella frammentazione.


Al suo opposto c'è l' "Autoritratto" di Francis Bacon. Quasi una folgorazione per via di questa fusione della pelle o della carne, un volto che sembra facilmente cancellarsi con una mano su cui si era appoggiato o con due mani che l'hanno violentato per disperazione. Una sorta di tumefazione per colpi subiti qualche ora prima. Gli occhi hanno lo sguardo dell'assenza a sè stessi, una resa. Forse sta sorridendo interiormente con rabbia sfiancata.
Bacon non l'ho mai apprezzato perchè troppo "nero".. ma questo ritratto ha capovolto un pò di cose.



A questo autoritratto accosto la scultura "Diego" di Alberto Giacometti che dà il senso di un corpo che si sta sciogliendo. Quelle di Giacometti le interpreto come sculture di uomini che esistono per lavorare, esili uomini senza tempo induriti dalla fatica di esserci.




"La camicetta rossa" di Pierre Bonnard

Bello per la posa annoiata e il contrasto tra la luminosità pura della tovaglia, il rosso acceso che contrasta con la pensosità, e il colore scuro dello sfondo che stacca ancora di più. Occhi in ombra e delle labbra quasi sorridenti. Un ritratto di quell'interiorità che mi ricavavo nell'isolamento da discorsi che non avevano interesse: a tavola con parenti, in certe occasioni forzate.

Di fronte a questo dipinto c'era quello di Frantisek Kupka "Rossetto": un altro rosso, stavolta però dell'esteriorità che vuole farsi notare .Un volto-maschera abbastanza bianco di trucco, interrotto dal vestito altrettanto chiarissimo, dal collo verde ammuffito (?). Una bella stesura di colori: pesante l'indaco che scende giù come sfondo e generoso il corpo della signora.




Affianco alla Camicetta rossa, l' "Odalisca in pantaloni rossi" di Henry Matisse. Non pervenuta.

Sempre notevole le linee di Modigliani come nel "Ritratto di Dédie": capo reclinato da delicata sensualità, all'opposto della signora di Kupka che invece si protende il più vicino allo specchio. Purtroppo la donna è a lutto.








Il "Ritratto di donna" di Picasso è ovviamente meraviglioso come altri due presenti alla mostra.



Sorvolo su quelli di persone che leggono un libro, soggetto che ha fatto il suo tempo, o anche sulle donne vistosamente abbigliate con gioielli sbrilluccicanti, o la donna di Delaunay fatta più o meno a quadrettoni, l'orecchio gigante del Ralf III di Baselitz, "La marocchina" di John Currin contenta di avere i pesci in testa, un quadro della De Lempika (mai capita), ma anche le "Donne in interno" di Léger che sembrano manichini grassi e squadrati.

La sala delle scultura è stata quella della meraviglia. Ero lì per Giacometti e Brancusi, la cui Musa Dormiente aveva il privilegio del centro della sala (in una teca però sporca), ma ho scoperto che la migliore era "Testa di fanciulla" di Henri Laurens, del tutto sconosciuto fino a quel momento.


Terracotta liscissima, essenzialissima con quei tagli piccoli e accennati, il volto ricavato da uno spigolo che è la linea del naso.... inutile descriverla. Silenziosa, perfetta, una di quelle opere per cui venderei l'auto e andrei per sempre a vivere in un monolocale lontano dal posto di lavoro.

Anche la Musa di Constantin Brancusi dimostra la sua eccezionalità, però.. oltre ad avermi dato immediatamente l'impressione di essere un pallone da rugby dorato (invece che ricordarmi la forma dell'uovo), a confronto con il forte senso di duttilità della Testa di Laurens, è un "gioiellone" duro e pesante (come il suo sonno) e anche distaccato da me che l'osservo. Non svegliare la musa che sennò si incazza, potrebbero scriverle vicino. È un alieno la cui presenza affonda lo spazio-tempo. Il naso sembra un'arma, quasi la canna di una pistola di piccole dimensioni; occhi e bocca abbastanza orientali...; i solchi dei capelli sono afro.



Ottimo ambiente espositivo, luci perfette... dispiace per il catalogo con foto non sempre adeguate, povero di contenuti (ma del resto non è che la mostra aveva lo scopo di dare una nuova interpretazione ad un artista, per esempio) e dal prezzo elevato nonostante lo sconto del bookshop. 

Il tempo dalla visita è passato ormai e non è che potevo scrivere di tutto quello che ho visto. Accuntentammc..


Adieu!

28 nov 2013

foglie con gli occhi: cosa diventano quando si staccano? Un dilemma tra aria e gravità.

voleranno oppure raggiungeranno l'acqua?

(a partire dall'archivio di neville trickett)

05 nov 2013

intangibile








(da "La Scuola di New York" di Francesco Tedeschi)



02 nov 2013

ma come fanno a stare in piedi??




  




 









La successione delle foto non è casuale. Sono tutte ****** sculture (tranne l'ultima che è un altro tipo di opera) di Antony Gormley.


Forse mi sento più una figura umana che cerca di essere una figura piuttosto che una che cerca di essere animale. Umano è tra la figura e la materia animale, e penso che sia meglio puntare a sinistra verso la sottoesposizione animale piuttosto che a destra verso la sovraesposizione astratta. (mmm...)
Anche se.... provenendo da una grande sovraesposizione è difficile far venire fuori una immagine definibile e gradevole, poichè molte delle sue informazioni sono bruciate nel bianco e non si possono recuperare. Perciò in fotografia digitale si consiglia di sottoesporre, in modo da far uscire dall'animale poi tutte le informazioni che servono per una esposizione equilibrata. Dal basso verso l'alto si può, dall'alto verso il basso invece non è lo stesso che cadere, è proprio non arrivarci mai bene!

Dal calco in gesso dove c'è ancora una fisionomia naturale, a moduli colorati un pò come dei pixel o l'immagine di un corpo ingrandita del 500%, o robot opachi a sé stessi, o pezzi uguali messi in tre dimensioni; poi una serie di forme rettangolari senza più profondità ma con tanta aria, con tutto l'ambiente in cui si trova che gli passa attraverso: visto in orizzontale può essere il profilo di una serie di palazzi.
Fino agli stecchetti. Non ci sono più moduli, non più rettangoli vuoti ma solo stecchetti come se fossero dei capillari sanguigni o una moltitudine di pezzetti al confine con l'indefinito, il vapore, la nebbia in cui il corpo non vede-precepisce più sé stesso, oppure schegge di vetro.

Alla fine ho incollato una foto che si riferisce ad una installazione sempre di Gormley, un ambiente chiuso da pareti opache in cui le persone posso muoversi nella nebbia. Luce Cieca (Blind Light)  l'ha chiamata. Io ci vedo (anche se servirebbe ovviamente farne esperienza) il contatto con quelle ultime figure composte di pezzetti di metallo che ora si sono definitivamente nebulizzate; oppure, fingendo che non sia un'istallazione e che perciò non ci siano visitatori che entrano lì dentro, potrei pensare ad un ritorno-rigenerazione di quelle figure dal vapore alla materia animale che cercano di uscire da quell'ambiente di luce accecante (o perchè sono ancora luce e perciò ciechi...) per vedersi-percepirsi di nuovo materia.
La scultura probabilmente è sempre materia che fuoriesce in una forma per riconoscersi nella sua presenza. Eh?

La domanda è sempre la stessa: ma come fanno a stare in piedi??

E mo basta.

18 ott 2013

MFWW - mostra foto wim wenders

Un pò un critico alla Enrico Ghezzi, un pò il Godard della Germania e un pò un compositore minimalista con quegli occhiali tondi neri, Wim Wenders mi dà sempre questa impressione. Di questi tre personaggi penso sia la parte migliore e non quella antipatica perchè astrusa nei ragionamenti in gran parte autoriferiti. Wenders sembra davvero uno di quegli artisti con cui si può facilmente parlare.
Ma io non l'ho mai praticato. I suoi film stranamente non mi hanno mai raggiunto e io a stento sono andato a cercarmelo. Chissà come mai... Antonioni è un punto in comune, lo stesso per Edward Hopper... vabbè..

Insomma, a Villa Pignatelli (Napoli, sulla parallela del lungomare, un piccolo edificio, un'oasi, di metà ottocento che oggi ospita concertini e una raccolta di ceramiche pregiate tra le altre cose) espongono venti delle sue foto realizzate in vari anni in tre Paesi, Armenia, Germania e Giappone, dove è andato a cercare i suoi luoghi solitari pieni di memoria perduta.
Molte sono di grandi se non grandissime dimensioni (siamo dalle parti dei 5 metri di larghezza) perchè chi vi si trova di fronte deve portersi trovare anche dentro di esse. Purtroppo l'illuminazione delle sale non aiuta, perchè troppo diffusa senza creare quella penombra ai lati dello spazio di osservazione che permette di assaggiarne (ma si) la luminosità. Ma vogliamo lamentarci? No,anzi, c'è da ringraziare chi ha pensato a questa esposizione e posso capire che un'illuminazione diversa avrebbe richiesto soldi che non ci sono.

Affianco alle foto sono riportate le parole che quei luoghi ritratti hanno ispirato Wenders e da esse si capisce sicuramente meglio quale sia stato il suo interesse principale. Sono tutti edifici abbandonati che hanno a che fare ad esempio con la storia della Germania prima della caduta del Muro, perchè riportano scritte che stanno scomparendo, e che sono tracce di un'ideologia e delle relazioni tra i popoli che la incarnavano in una eterna (!) amicizia; oppure oggetti come uno pneumatico nel terreno di un bosco (senza altra traccia di macchina) o un'auto (non quella inesistente dello penumatico... o forse si?) quasi seppellita in un giardino privato, ma anche un uomo che, si viene a sapere da un appunto-didascalia di Wenders, è uscito fuori dalla casupola abbandonata di un benzinaio non appena si era accorto che qualcuno la stava fotografando. L'uomo ci stava dormendo dentro: è un aneddoto che conferma realtmente che in fondo le foto ritraggono luoghi che in sè stessi contengono qualcosa che non vediamo, anche solo la domanda "perchè il tempo passa? perchè le cose si manifestano nel loro essere solo quando sono lasciate a sè stesse?"
Forse anche noi abbiamo bisogno di essere lasciati a noi stessi, lasciati dal senso di utilità delle cose che usiamo, non più in gran parte dipendenti da questa utilità, e perciò lo stato di questi oggetti o luoghi sono finalmente la domanda che riusciamo a sentire mentre si pone.



Come questa ruota panoramica che non serve più ad alcun panorama e che non fa parte più di nessuna struttura di divertimento imposto, ma che ora si muove solo grazie al vento (come scrive Wenders) e lascia immaginare il suono delle voci di chi vi saliva e vi stava sotto a guardare. L'immagine del vento che fa girare questo pezzo pesante di ferro è anche più convincente della foto stessa.
La domanda che queste foto contengono non esce fuori incazzata come quell'uomo, ma come qualcosa che sporge per un attimo da una finestra e guarda me che sono in basso: però ancora non so se tra me e il qualcosa c'è la promessa di rivederci o no... penso sia più quel riconoscersi familiari tra sconosciuti per qualche secondo e poi, senza dire una parola, andar via.


Questa qui su mi ha inquietato. È una casa molto brutta, anche di più quando noto quella porta al centro da cui non si può entrare nè uscire.

Curiosa e molto bella quella di un vicolo con i muri di alluminio (?) colorato di alcune case basse che lo chiudono da ogni lato: l'interesse di Wenders era nell'assenza di finestre. E come potevano avere finestre se sono edifici che danno le spalle a una strada che non conta niente? Purtroppo non l'ho trovata sul web...
Una strada come luogo camminabile può non meritare nemmeno una finestra?


Quest'altra non è granchè a dir la verità, se non per un appunto che mi fa notare che questo è un palazzo del vecchio quartiere ebraico di Berlino che durante la seconda guerra mondiale venne mitragliato con tale intensità. Fori di proiettile o fiori (ehm...) rossi di proiettile (mi viene da pensare)? In ogni caso oggi lì c'è un negozio di souvenir.


"Posti strani e tranquilli" è il titolo del volume che contiene questi e altri scatti. Qui sopra ce n'è uno che non mi ha colpito per niente perchè mi ricorda le architetture kitsch dell'europa orientale che hanno preso tutta la ruggine della bruttezza. Per fortuna vado a leggere che si tratta dell'alfabeto armeno, di grande valore per quel popolo tanto da farne una scultura.
Al di là degli edifici e di altri suoi prodotti, l'essere umano in queste foto non c'è, però ci sono tracce delle sue parole con le scritte sui muri. Scritte che peraltro stanno scomparendo! Ma quest'alfabeto armeno qui sopra non è un segno grafico, ma la presenza fisica più vicina a quella di un uomo. Da qui a commuoversi per questo, però, ce ne vuole.


Ciò che è assente, insomma, non è che non c'è mai stato, è che è scomparso o che sta scomparendo in qualcos'altro producendo un'eco di immaginazione, di sentimento che può essere tanto di spettralità quanto di calma in momenti che si alternano.

Lascia ammutoliti la scritta su un muro di una casa dell'ex germania est che dice "Questa casa sorgeva un tempo in un altro Paese" e l'appunto di Wenders se non sbaglio aggiunge che secondo la DDR quel Paese non è poi davvero esistito.


Nel complesso non tutte mi sono piaciute, non tutte sono poi così significative soprattutto senza didascalia (quella nella città giapponese del film Tokyo Story di Ozu e un paio di paesaggi di mare o cielo ad esempio). Tra le belle che non c'erano incollo questa che ha scattato a Mosca.




10 ott 2013

 
La Forza del Destino - Overture
(Verdi, Muti, Wiener Philarmoniker)

22 set 2013

c'è sempre una videocamera...




 (da un reportage di Michael Wolf)

18 set 2013

Per aprire tirare qui

L'imballo di questo yogurt è costituito da un cartoncino esterno e da un vaso interno in materiale plastico (polistirolo), che, grazie al supporto dato dal cartoncino, ha un peso inferiore rispetto a quello dei tradizionali contenitori di yogurt. Per separare i due materiali è sufficiente tirare l'apposita linguetta posizionata all'estremità superiore del cartoncino.



Mi interesso al modo in cui si rompono le cose non perchè io mi compiaccia della loro distruzione, ma piuttosto perchè mi rendo conto che è fondamentale per tutte le tecnologie conoscere il comportamento dei materiali quando cedono: se cioè sono fragili, come il vetro, o duttili, come il ferro. Di fatto, la storia della tecnologia è legata in gran parte alla capacità di sfruttare queste due forme di cedimento.

[...] non si è capito perchè bastino tre atomi di idrogeno su un milione di atomi di ferro per rendere pericolosamente fragile un acciaio normalmente duttile. [...] L'obiettivo delle mie ricerche è la possibilità di progettare materiali che cedano esattamente nel modo voluto.
(Mark Eberhart)



[...] tale appaiamento erroneo obbliga uno dei due cromosomi ad assumere una conformazione strutturale aberrante con la formazione di anse o giri; i fattori di controllo che scorrono attorno ad i cromosomi riconoscono tali strutture come alterazioni ed al fine di eliminare queste anse intervengono reclutando endonucleasi, enzimi in grado di tagliare il frammento cromosomico sporgente; tale azione sebbene elimini l'ansa porta alla formazione di un frammento libero, la cellula nel tentativo di ripristinare l'integrità strutturale dello stesso commette errori, nei casi di una o più rotture trasversali del cromosoma [...].
(riarrangiamento - wikipedia)







 Demetra II da Ercolano, 1992. Mimmo Jodice









 Love Will Tear Us Apart - Joy Division







L'ambiguità percettiva [...] ci aiuta piuttosto a capire qualcosa dell'organizzazione dell'intero cervello e del suo modo di renderci coscienti di tutte le informazioni sensoriali.
Prendiamo per esempio la sequela senza senso delle parole francesi pas de lieu Rhone que nous, citata dallo psicologo William James nel 1890. Possiamo leggerla e rileggerla senza riconoscere che suona proprio come la frase "paddle your canoe" ("muovi la tua canoa", ovvero provvedi a te stesso senza aiuto altrui). Che cambiamenti avvengono nell'attività neuronale quando il senso della frase diventa improvvisamente comprensibile?

(Nikos K. Logothetis)






La valigetta - Pulp Fitcion (1994), Quentin Tarantino

15 set 2013

Un cumulo di libri non è conoscenza

(segue tematicamente dal post precedente)
Nel far la pulizia generale, trovo tra alcuni fogli di giornale che conservavo (pressocchè inutilmente, per una buona metà..) un pezzettino quasi stracciato di chissà che articolo del Corriere, una dialogo tra Claudio Magris e Alberto Manguel (che scopro solo ora chi è) a proposito della lettura e della vita (anche questo lo so solo dopo aver trovato l'intero articolo sul web, qui). Guarda un pò, sembra proprio capitare a fagiuolo nel dirmi che tutto l'assembramento di parole che mi ritrovo in casa ha bisogno di una sfoltatina..

"Siamo avidi di parole. Come Cervantes, la maggior parte dei lettori tende a leggere ogni cosa, d'ogni genere. E nelle nostre società del rapido e del facile, questa tendenza è divenuta malsana. Ogni cosa ci circonda con vacui rumori e sterili immagini, sicchè diviene impossibile trovare il silenzio per pensare, persino per conversare nei caffè e nei ristoranti con al musica ad alto volume [...]. Ma forse questa "bulimia", come Lei la chiama, non nasce solo dal bisogno di sentirci meno soli con la sola eco dei nostri pensieri. Cerchiamo di essere ottimisti. Forse abbiamo tutti qualcosa della fede di quelle autorità delle confraternite musulmane al Cairo, che non distruggevano mai un pezzo di carta scritta perchè poteva segretamente contenere il nome di Dio. Forse crediamo inconsciamente che nel prossimo pezzo di carta, sul prossimo schermo, ci sarà rivelato qualcosa che ci illuminerà. Questa è la mia segreta speranza."

A parte il "trovare il silenzio per pensare", che mi dà l'idea di uno molto seriamente impegnato sulla sua poltrona a ricordare e ragionare su chissà cosa, è simpatica e curiosa questa interpretazione sul possedere (dico io) e perciò leggere qualsiasi testo e vedere qualsiasi immagine perchè in fondo si cerca la salvezza, una rivelazione. Effettivamente una frase può essere rivelatrice, ma non può bastare: l'illuminazione non esiste se non diventa stimolo ripetuto e perciò qualcosa che poi ci appartiene.

Quanto, di tutte le letture e visioni, è davvero compreso?

Mi sono ricordato di aver copiato una frase del primo libro di Don De Lillo, Americana, che dice "Bisogna diventare un libro, prima di poter sapere che cosa contiene". A sua volta mi porta al finale di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (che non ho letto) in cui alcune persone incarnano libri per passarli alle future generazioni.

A questo punto ritorno alla conversazione tra i due.
"Il fatto che tutte le parole del mondo siano o possano essere sotto un unico tetto, non significa che i loro lettori sappiano usarle nel modo giusto. Un cumulo di conoscenze non è conoscenza e sappiamo che, ad onta di tutte le nostre speranzose metafore, un libro non è niente altro che una pila di carta macchiata d’inchiostro e diventa vivo solo quando il suo artefice lo trasforma in qualcosa di reale, di attivo, e anche in questo caso non garantisce nulla. È quasi un luogo comune parlare di tutti quei tiranni, torturatori, criminali che sono stati anche grandi lettori. Durante la dittatura militare in Argentina c’era un generale che, quando un coraggioso giornalista gli disse che un giorno sarebbe stato giudicato per le cose orribili che aveva fatto, rispose citando a memoria gli ultimi versi del Cyrano de Bergerac e vantandosi di portar: «meco, senza piega né macchia, a Dio/ il pennacchio mio!». Se penso che Cyrano era uno dei miei primi amori adolescenti."

Ecco: un cumulo di conoscenze non è conoscenza. Anche Alberto Manguel sarebbe d'accordo col far sloggiare molte cose in questa stanza.


Claudio Magris:
Non c’è talvolta il pericolo che un libro, anziché essere un mondo o un oceano in cui ci si tuffa in avventurosa scoperta (come io mi tuffavo nel Gange dei Misteri della giungla nera di Salgari, il primo libro che ho letto), sia uno scudo, una barricata che mettiamo fra noi e la vita? «Un libro - diceva Valéry - aiuta a non pensare»; ci svia da ciò che dovremmo affrontare e ci angoscia e prenderlo in mano diventa un tic scaramantico, come quando ce lo portiamo perfino al gabinetto incapaci di star soli con noi stessi anche per qualche minuto...

Alberto Manguel:
Lo so. Siamo come Cervantes, il quale diceva di leggere perfino i pezzi di carta stracciata che trovava per strada. Ma non sono certo che Valéry abbia ragione. Perfino quando siamo trasportati dalla corrente delle parole, quando ci lasciamo trascinare dal testo senza fermarci a chiederci dove stiamo andando, la lettura in sé, credo, stimola necessariamente il pensiero. Forse come una corrente nascosta, sottomarina, come nei sogni. Perché le parole chiamano, sollecitano parole. È questo che vorrei chiamare «pensare per citazioni», una forma particolare di pensiero nata dalla lettura. Naturalmente, la grande maggioranza dell’umanità non legge libri.

Insomma, la lettura c'entra col bisogno di non essere soli ma quando si legge troppo può significare che non si sa in realtà stare da soli; le parole stimolano il pensiero ma c'è bisogno di sapere come farci stimolare e poi attivarci. Altrimenti si è solo perso del tempo prezioso. O si finisce come il generale argentino che non si rende conto di non aver capito una sola parola della sua letteratura preferita, oppure come i musulmani egiziani che continuano a cercare la parola di Dio (anche se su questo ci sarebbe da chiarire..).

Vabbè, ho cmq fatto bene a togliere tutto da mezzo :)

11 set 2013

nuovo ordine nella stanza. ho eliminato tutto il superfluo cioè saggi e narrativa. troppe parole: se davvero mi appartengono allora è inutile che mi ricordi della loro presenza materiale. lascio solo i libri con le immagini. poi ci sono cose vecchie/storiche che non so come sistemarle. non voglio vederle ma devono esserci.
è una stanza troppo piena, c'è una percentuale di cose immobili che per un certo periodo non voglio accorgermi di avere. O me o loro. Vorrei accorgermi di non averle e di non desiderarle.
in fondo non è esatto dire che è troppo piena, lo è nel modo in cui oggi è un pieno che non significa più granchè.

se avessi una stanza nuova del tutto vuota, le darei la possibilità di respirare (nel senso che dietro gli oggetti che contiene c'è lei) oppure metterei dentro subito tutto quello che avevo nella vecchia, adattandomi alle nuove dimensioni ma anche fregandomene e imponendo quello che possiedo? E che faccio, devo eliminare cose che affettivamente mi servono? Nuova forma = nuova idea di ciò che mi serve, dico adesso.

in ogni caso, urge un pò di spazio vuoto, che sia buono, effettivo, che mi accorga di esso.

08 set 2013

07 set 2013

Cos'è il Forum Universale delle Culture?

Anni fa sentii parlare di questo Forum Universale delle Culture che si sarebbe tenuto in Messico (era prima del 2007, anno in cui poi si svolse a Monterrey, zona nord-est del Paese, 4 milioni di abitanti..), tappa di questo evento culturale che andava studiato per poi adeguarlo alla città di Napoli, già destinata per il 2013. Praticamente quest'anno. Per strada (già da due anni?) non poteva non capitare di incontrare il cartellone che annunciava alla popolazione tale forum che suonava importante, piuttosto importante. Ma nella sostanza in cosa sarebbe consistito?
Non so precisamente quante persone si pongano questa stessa domanda, probabilmente molto poche visto che non c'è interesse ad informare i cittadini su quello che dovrebbe svolgersi. Quando? Da fine settembre a maggio 2014. Insomma, qualcosa di lunghissima durata, non come il Napoli Teatro Festival che si potrebbe anche considerare di media durata, tenendo conto che si svolge con successo in due mesi a cavallo dell'estate.
Ma in cosa consiste? In conferenze? incontri? spettacoli? tavole rotonde? proiezioni? assaggi gastronomici? vendita di qualcosa? Boh. E di cosa si parla? Leggo dall'unica pagina (di wikipedia) chiara, sintetica (anche troppo) e in italiano dedicata al Forum, che i temi sono vari (non li riporto qui perchè non è difficile leggerli ). Apprendo anche che questa di Napoli è la quarta edizione e che la manifestazione si tiene ogni tre anni. Ah, promossa dall'UNESCO!

Ma fino ad ora, cercando su google non trovo una pagina specifica dove avere rapidamente le info anche generiche che mi interessano. Intendo un sito fatto a Napoli e per Napoli ma non solo. In realtà sarebbe questo fondazioneforum2013.it ma è in manutenzione! Cioè del tutto inutile. Esiste una pagina facebook ma non ufficiale, seguita da pochissimi, nemmeno aggiornata e sversatoio per proprietari di B&B che cercano di farsi pubblicità.
Invece come 6sto link (escludendo le news) cercando "forum delle culture" e come 4rto link cercando "forum delle culture napoli", c'è un pdf magnificamente esaustivo e per fortuna in italiano che però è del sito ufficiale del Forum. Eccolo qua. A pagina 7 del depliant faccio zoom e incollo qui quello che mi serve sapere.



"ll Forum Universale delle Culture nasce con l’obiettivo di aprire, al più largo numero possibile di persone, nuovi ambiti di riflessione e di dialogo sui problemi dell’accelerazione dei processi di globalizzazione e sulle nuove incognite e le nuove opportunità che si producono in questo nostro tempo. Da un lato si va affermando una società complessa che si caratterizza per un sempre più agevole accesso alle informazioni e alla conoscenza e che favorisce nuove opportunità di sviluppo, dall’altro si vanno delineando nuove problematiche che richiedono nuove risposte. Le conseguenze sono evidenti: ineguaglianze, povertà, marginalità, massicci movimenti migratori che generano forti impatti politici, sociali, urbanistici, economici umanitari e religiosi."

A Napoli si dovrebbe trattare il tema seguente: "Memoria del futuro: conoscere le proprie radici per progettare il futuro comune. Napoli, cerniera temporale tra passato, presente e futuro, parte dalla propria storia millenaria per ripensare la modernizzazione della città" (sempre da wikipedia).

"Ripensare la modernizzazione della città"...


A parte wikipedia che fa il lavoro di altri, la pagina ufficiale Fundaciò Fòrum solo in catalano, spagnolo e inglese, e il depliant su riportato, a proposito del Forum delle Culture di Napoli non c'è niente. O almeno c'è tanto ma si tratta di tutta la letteratura sullo schifo organizzativo di chi ha in mano il compito di dare forma a questo evento pensato da qualcun altro come internazionale.

Sto cercando di fare l'elenco di tutte le persone che hanno avuto l'incarico della direzione della Fondazione e che poi hanno lasciato per motivi vari.

Roberto Vecchioni
Sergio Marotta
Francesco Caruso
Alessandro Puca
Claudio de Magistriis
Andrés Neumann, l'ultimo che oggi su Repubblica dichiara: "Avevo già detto, in astratto, che il Forum non andava fatto ma trattandosi di Napoli, si doveva provare fino in fondo e l’abbiamo fatto. Tutti, me compreso, si sono bruciati le vacanze. Da una mia valutazione personale, consiglio alla città di cancellare il Forum e dedicare il suo impegno a obiettivi meno effimeri. Già la parola kermesse mi fa orrore: Napoli non ha bisogno di una kermesse, Napoli è già un festival, Napoli è una città meravigliosa. Bisogna far conoscere le eccellenze, c’è un problema di valorizzazione. Se digito Eduardo de Filippo su google si trova poco. Lo stesso accade con Moscato: è come non trovare Beckett. È un peccato, ripeto le stesse cose del ministro Bray di cui sono un ammiratore. Vanno valorizzati i beni materiali e immateriali".


In ogni caso tutto ciò sarebbe dovuto partire già ad aprile di quest'anno e a meno di un mese dalla nuova data ancora non si sa niente.

Varie cose brutte si possono leggere qui, su lettera43 e su artribune che ad inizio articolo scrive: "Più che un paradosso, sembra proprio una barzelletta. A fine settembre a Napoli si apre un grande evento multiculturale e multidisciplinare, una manifestazione assegnata alla città da diversi anni, che gode di un budget di diecine di milioni di euro? Ebbene, a un mese dal via ancora si nominano consulenti per organizzarla. Avete letto bene: non a un anno dal via, che già sarebbe tardi, ma ancora recuperabile, proprio un mese."

01 set 2013


La Lecture - Édouard Manet  (1865) - 74 cm × 61 cm
(scattata da)

22 ago 2013



Ryuichi Sakamoto - Before Long

è pura poesia e come tale è difficile portarla in parole. ma non riesco a non provarci..

è una musica che mi conosce. all'improvviso mi blocca, perchè nella breve successione di sette note mi sembra di ascoltare una voce interiore talmente profonda che pensavo non esistesse. come se fossi riuscito in un attimo ad immergermi in apnea fino al fondale del mare e averlo toccato con un dito.
crea uno stato di riflessione in sé stessi che è una sorta di meditazione, una rivelazione di qualcosa per il quale il tempo non scorre.
mi fa scoprire la solitudine, quella propria di ognuno, quella in cui si sta felicemente bene, indispendabile ma sfuggente nel raggiungerla. negli ultimi secondi mi fa sentire, tra le altre cose, totalmente solo all'interno di un universo buio... ma caldo e confortevole.

mi fa pensare ad altre cose, ma non è il caso di farmi delle domande.



06 ago 2013

c'è un fresco vento di sentimenti stasera






Tanto sentimentale quanto i baci perugina. Un classico che forse avrei fatto bene a non postare preferendogli invece qualcosa di meno marcato. Ma stasera va così. Caro Rachmaninov, è solo l'inizio.

27 lug 2013

il film del weekend

Periodo estivo, esce un solo film.

Wolverine: un pianeta da salvare a tavola.
Il protagonista Logan, supereroe della Marvel, si è ritirato sui monti. Viene ritrovato da una ragazza giapponese e accompagnato a Tokyo da un ricco magnate della tecnologia che gli presenta tre bambini con i quali deve far di tutto per essere invitato a un matrimonio dove i quattro dovranno scambiare i segnaposto degli invitati, facendolo sembrare un errore, in modo da salvare il mondo dal riscaldamento globale, tutto ciò in cambio di una vita normale e mortale.

Se trovo chiusa la spiaggia, vado a cinema.

24 lug 2013


se non fosse per quella sua incapacità nell'ammettere di aver sbagliato...

22 lug 2013

Somewhere, di Sofia Coppola (2010)




Passano diversi minuti prima di sentire qualche parola pronunciata dal protagonista, un attore di fama che vive in uno scarso hotel dove assiste ogni mattina alla lap dance di due ragazzette gemelle congratulandosi poi con un loffio e molto apatico accenno di applauso. Un giorno la moglie (compagna o amante, chissà) gli lascia per diversi giorni la figlia adolescente che senza alcun problema porterà in giro, anche all'estero in Italia dove deve ritirare un telegatto.Caruccetta lei, abbastanza attiva e sorridente, ma assente di reazioni emotive alla vita del padre. Tra i due c'è coesistenza senza problemi ma non chissà quale interazione produttiva di consapevolezza su questo tipo di vita fatta di privilegi aristocratici. Tutto il cinema di Sofia Coppola mi sembra il suo tentativo di discolparsi con un'occhio necessariamente critico, come dire, dalla sorte di figlia di papà che le è toccata. Cos'altro conosce se non il microcosmo (che però da fuori è visto come invidiabile macromosmo) del divo di cinema solitario e incomunicante, distante dalla famiglia o anche dal suo passato artistico, che non cerca più niente, che non fa del male a nessuno, che si è perso e via dicendo? Come si vive in una bolla di privilegi è lo sguardo di Sofia Coppola un pò tra la tinta rosa di una favola e gli inevitabili piedi per terra; la  noia di questa bolla, il suo essere serviti e divertiti all'interno di una camera d'albergo o di una reggia sfarzosa. Che significa accettare il destino? Se non si può evadere da esso cambiando vita, perchè troppo succulenta, anche se noiosa, non resta che tenersi dentro restando rilassati, senza rabbia o proteste e senza agitarsi per avere di più. In fondo le sue storie sono quelle di chi dell'essere viziati non si lamenta e ne fa quello che può, con tutta l'anestesia esistenziale che comporta.

Inquadrature fisse o molto lente, suoni e ambienti ovattati che fanno pensare a un dolce e spensierato e persistente risveglio su un comodo letto, comunicazione umana ai minimi sindacali, videogiochi per spezzare il tempo o renderlo ancora più morto, un attore senza casa già lontano da sè e che più di tanto non si può allontanare. Il titolo "Da Qualche Parte" penso che stia a significare il non sapere dove ci si trova: nel deserto molto probabilmente, a girare in tondo.

È piuttosto Antonioni style questo film per quell'attenzione all'interiorità e agli ambienti che ci annullano e in cui troviamo il nulla. Per tutti quelli che non sopportano i film che etichettano come noiosi, questo può essere quello meglio abbordabile per via del contesto che rappresenta.

Preferisco di gran lunga Lost in Traslation. Il Leone d'Oro 2010 non è assolutamente un valore in questo caso. Riuscitissima la scena del calco sul volto del protagonista nei camerini del make-up: un lentissimo zoom su questo volto ormai annullato dal materiale bianco spalmatovi sopra in attesa che si solidifichi in 40 minuti nei quali resta fermo e da solo con soli due buchi in corrispondenza delle narici per respirare, mentre probabilemente sta dormendo.