09 dic 2012

Sempre bianco e nero o anche colore?
Non ho sempre fotografato in bianco e nero, anzi io stranamente ho iniziato a fotografare a colori. Il bianco e nero è qualcosa che è scattato dieci anni fa. Prima facevo tutti e due. Credo che il colore falsi un po' le regole, perché tu sei attratto, colpito dal colore più che dal soggetto. Credo che con il colore il messaggio non sia immediato. Il bianco e nero è più difficile. Con il colore puoi permetterti anche il lusso di non comporre nella misura giusta perché sai che il colore influenza chi guarda. Mentre con il bianco e nero devi creare una costruzione, perchè si basa su questo.
(Francesco Cito)

03 dic 2012

Memorie dal sottosuolo, di Fedor Dostoevskij

La verità dell'uomo del sottosuolo è che lui non riesce a far parte della società, invidia e odia la persone normali, non vuole essere come loro eppure gli si avvicina facendosi del male, rischiando di essere espulso violentemente pur di ottenere da questi il riconoscimento della propria esistenza. La verità è che si contorce in una solitudine disperata senza ottenere niente che non sia una "coscienza ipertrofica" e un sadico piacere nel continuare a farsi del male.
Le sue teorie sull'uomo vogliono dare una valida giustificazione alla sua condizione, ma non reggono, perchè non gli permettono di vivere bene. Per lui l'uomo non può essere ingabbiato nelle leggi della necessità e dell'utile, la pretesa dell'uomo nel crederci è fasulla perchè esso, in qualsiasi modo, agirà contro le regole della ragione per far valere il proprio capriccio, il capriccio di desiderare ciò che non può e non vuole ottenere, perchè il suo unico interesse è il voler raggiungere qualcosa ma non di ottenerlo definitivamente. E dunque l'uomo è incessantemente distruzione.
La coscienza sofferente ha portato l'uomo del sottosuolo ad una cocente verità che solo lui ha compreso e che tutti gli altri rifiutano di vedere, e cioè che l'uomo vive nel proprio inganno, l'inganno di stare bene, di aver raggiunto il proprio scopo, il proprio vantaggio, che esiste il progresso e la civiltà.

Io altro non ho fatto nella mia vita se non portare all'estremo ciò che voi avete osato portare soltanto fino a metà; voi, per giunta, avete preso la vostra viltà per buonsenso, e con ciò vi siete consolati ingannando voi stessi. Cosicchè io risulto perfino "più vivo" di voi. Considerate la cosa più attentamente: se non sappiamo neppure dove si trova la vita, nè cos'è precisamente, nè come si chiama!
Lasciateci soli, senza libri, e noi c'imbrogliamo e ci perdiamo subito, senza sapere a che cosa attaccarci per reggerci a galla, cosa amare o cosa odiare, cosa disprezzare o cosa rispettare. Ci è penoso perfino essere uomini, uomini con un corpo vero e proprio, col sangue nelle vene; ci vergognamo di questo, lo consideriamo un'onta, e ci sforziamo in ogni modo di incarnare un certo tipo di uomo universale che non è mai esistito. Noi siamo nati morti, già da un pezzo non siamo più generati da padri viventi, e la cosa ci piace sempre di più. Cominciamo a prenderci gusto. ben presto inventeremo il modo di nascere da una qualche idea. ma ora basta; non voglio più scrivere "dal sottosuolo".
(p. 142)

In realtà io continuo a pormi una domanda oziosa: che cosa è meglio, una felicità da quattro soldi o delle sublimi sofferenze? Dite su, che cos'è meglio?
(p. 140)

La risposta ce l'ha, ma non l'ha fatta sua, perchè se l'è lasciata scappare: l'amore è più di una felicità da quattro soldi.