31 gen 2012

Mission Impossible: Protocollo Fantasma (Brad Bird, 2011)

È da non crederci come basti leggere il nome del regista per lasciarsi influenzare sull'impressione che si ha del film. Brad Bird è il regista di Mission Impossible 4 ma cosa mi dovrebbe far dire che questo film possiede qualcosa di suo? Rendiamoci conto che prima di questo ha fatto solo due film molto belli come Gli Incredibili e Ratatouille, entrambi di animazione, e che questo Mission è un franchise che obbliga chi lo dirige a rispettare la forma originaria. Se non leggessi il nome di Bird sotto al titolo su un qualsiasi sito di cinema, come mi accorgerei che è lui ad aver messo mano a questo quarto capitolo? È risibile come in giro ci sia chi va a scovare nel film sottili idee per giustificare la linea autoriale e interpretativa di quello che ha visto. Perderei tempo a prendere tutti gli articoli letti e dire esattamente il contrario.

Migliore del precedente ma non altrettanto forte e compatto. L'impressione non è che dura troppo, ma che dura male: prima dell'intervallo, allo scoccare dell'intervallo proprio a metà, mi sembra già di averne vite due di ore e non una. La suspense riguarda solo due scene e il resto gira ma non carica ed esplode come l'episodio precedente (il cui difetto principale era l'essere troppo Cruise-centrico); i personaggi del team della IMF sono la parte più interessante perchè ben adeguati alla storia, Tom Cruise stranamente ha invece un ruolo quasi defilato. È certamente il perno dell'azione ma il suo muoversi all'interno della storia è discreto, democratico e troppo serioso (mai un sorriso se non alla fine, sembra si stia solo impegnando ad allenarsi in palestra). Ecco, per non essere coatto come il precedente Ethan Hunt (per non parlare di quello di John Woo), si calma un pò, abbassa la testa, si mette un pò, appunto, di lato. Tom Cruise ha 50 anni e si vede e direi che può pure smettere adesso, perchè è in tempo, a fare questi action da ragazzi. Mission Impossible è per definizione irrealistico perchè non costruisce alcun universo in cui quella tecnologia e quei piani di intrufolamento nei grattacieli siano credibili; nessun universo, nemmeno quello strettamente cinematografico, tanto che può sforare tranquillamente nell'autoparodia. Vogliamo parlare della tecnologia? C'è l'I-pad.. e come poteva non esserci? C'è il table screen, c'è il corridoio che illude (idea simpatica), c'è il riconoscimento del volto sui cellulari, c'è qualcosa di impossibile come la maglia di lana che permette la levitazione magnetica, ma la migliore è il parabrezza touch screen. Non c'è un cattivo che sia tale, ma anche uno che sia presente sullo schermo per più di 15 secondi di fila. Ed è curioso come non venga più mostrato il salto nel vuoto di Cruise e l'uso delle maschere.

Più di tanto non mi ha deluso. Buon per me e buon per lui.


2 gen 2012

“Il bianco e nero è come una struttura architettonica”- spiega Smith-“che rispecchia le fondamenta del nostro essere, del nostro sentire. Potremmo paragonarlo alle travi portanti di un edificio. Evoca l'essenza dell'esperienza vissuta. E questo è un aspetto di fondamentale importanza. Ma c'è di più: sul piano emotivo è, a mio parere, molto più intenso del colore. Non ne sono sicuro, ma credo che tragga la sua forza dalla nostra percettività visiva. Il colore si ferma all'apparenza delle cose. Può essere veramente bello, delicato, meraviglioso a suo modo, ma è totalmente diverso.”

Rodney Smith