27 dic 2011

«Forse dovresti scrivere.»
«Invece tu dovresti piantarla di leggere tutto ciò che è stato scritto.»
«E cosa dovrei fare nel tempo libero?»
«Immergerti nella vita vera.»
«C’è un libro che parla proprio di questo, sai.»

Philip Roth, Il professore di desiderio.

24 nov 2011

Mi inchino alla Regina.
24-11-91 / 24-11-11

04 nov 2011

re-reading.... waiting for november......




waiting for (ma nemmeno tanto in fin dei conti) the upcoming trailer on this november.

___________________________________on the road__sulla strada__jack kerouac


C’è un dettaglio che riguarda il protagonista Sal che dimentico sempre mentre leggo e rileggo il libro: è separato dalla moglie. È un’informazione che non ritorna più nel testo eppure mi sembra importante. Ma in realtà sono io che la rendo importante. Kerouac sin dalla prima pagina del romanzo mette in chiaro una cosa, che questa è la storia della vita passata viaggiando per le strade d’America, e che nessuno più di un personaggio come quello di Dean Moriarty, mitizzato dall’entusiasmo di Sal, è rappresentativo di questa esistenza inquieta. Lui è l’unico protagonista al quale Sal regala la sua ammirazione e testimonianza. Sal non è altro che un’ ombra, uno che vive di luce riflessa, è secondario, inferiore per importanza rispetto a Dean che merita invece il piedistallo, gli onori e gli odori della Storia.

La prima parte del libro che Kerouac scrive come una sorta di giro di prova per l’America per ciò che verrà successivamente, non mi convince. Già di suo Sal, come ho detto, conta relativamente, ma poi le sue avventure sono narrate come una sorta di excursus di un’esperienza di due mesi (mi pare), perciò molto velocemente dandosi tempo su pochi episodi come quello al lavoro come poliziotto di ronda notturna, ma senza profondità né pensiero. È il ritratto del vitalismo di chi viaggia e non si ferma mai accumulando e scaricando senza pace le proprie energie che sembrano provenire dal nulla e andare nel nulla. Sal è in sostanza un osservatore superficiale delle cose e delle persone, il suo unico stato d’animo è la gioia, l’entusiasmo, la meraviglia, ma non di colui che scopre e apprende, ma di chi si nutre del semplice contatto- e- via di queste cose. C’è qualcosa che insomma non va se Sal è un personaggio così piatto (come del resto anche altri, di cui non ricordo più le caratteristiche non riuscendo a distinguerli). O almeno egli è subordinato ad un’altra presumibile dimensione che è quella del bisogno di qualcosa di più grande. Egli è disposto a viaggiare da costa a costa per incontrare la sua leggenda personale, Dean, la quintessenza della verità della strada. “Nonostante la diversità dei nostri temperamenti, egli mi appariva come un fratello da lungo tempo perduto”. “[Dean] era uno scoppio sfrenato pieno di assenzi di americana gioia; era occidentale, il vento d’Occidente, un’ode alle praterie, qualcosa di nuovo, da lungo tempo profetizzato, da lungo atteso.” Ma la frase più bella del libro che sintetizza al meglio la storia è forse questa: “In qualche punto lungo il tragitto sapevo che ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto; in qualche punto lungo il tragitto mi sarebbe stata donata la perla” (p. 10-11). Non penso ci sia altro da chiarire. Sal è il profeta, è il microfono della generazione del dopoguerra che vuole vivere dandoci dentro, sbattendo la testa e sorridendo, godendo, elevandosi al di sopra di se stessa. Ecco, è questo istinto che non condivido: un movimento interiore che non ha fine. Forse dipende dal fatto che il mio tempo non è quello di sessant’anni fa, o forse è un problema solo mio non immedesimarmi in questo stile di vita.

C’è però un pezzo bellissimo che mi ha preso perché è unico nella prima parte, e dà spazio alla dimensione interiore di Sal che viene di solito autocensurata, mostra il suo smarrimento, il suo dubbio, ma solo per un attimo:

“Mi svegliai che il sole si faceva rosso; e quello fu l’unico chiaro momento della mia vita, il momento più strano di tutti, in cui non seppi chi ero… Mi trovavo lontano da casa, ossessionato e stanco del viaggio, in una misera camera d’albergo che non avevo mai vista, a sentire i sibili di vapore là fuori, e lo scricchiolare di vecchio legno della locanda, e dei passi al piano di sopra, e tutti quei suoni tristi; e guardavo l’alto soffitto pieno di crepe e davvero non seppi chi ero per circa quindici strani secondi. Non avevo paura; ero solo qualcun altro, un estraneo, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Mi trovavo a metà strada attraverso l’America, alla linea divisoria tra l’Est della mia giovinezza e l’Ovest del mio futuro, ed è forse per questo che ciò accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso. Ma dovevo rimettermi in cammino e smettere di lamentarmi, così presi su la valigia, dissi arrivederci al vecchio albergatore che sedeva accanto alla sua sputacchiera, e andai a mangiare” (p.17-18).

02 nov 2011

Koyaanisqatsi, Godfrey Reggio e Philip Glass (1982)

L'occhio del tempo si posa sul pianeta Terra e ne libera la spaventosa potenza.
Una carrellata a precedere su una pittura rupestre e una voce/musica profonda che recita il titolo (la parola della lingua hopi che sta per vita folle, vita tumultuosa, vita in disintegrazione, vita squilibrata) aprono e sigillano insieme alle immagini in ralenti di un razzo della Nasa che libera dietro di sè il calore, un'opera di pura percezione del movimento umano.
Il corpo solido della Terra con la sua vastità e i suoi affioramenti rocciosi, la sua immobilità e la luce che la copre e ne risalta la calma e l'asprezza, è il primo elemento osservato. Gli succedono le nuvole che si muovono veloci e forti come onde. Infine la sintesi di terra e acqua con un volo su tutta la superficie. Godfrey Reggio è sostanzialmente interessato alla potenza dell'esistente, alla sua massa enorme che si muove.
Un'esplosione apre un altro segmento, quello in una cava. L'uomo scava nella roccia e ne trae ciò che gli è utile, cioè tutto. Dalla massa ricava l'energia. Con i mega condotti e i fili dell'elettricità sui tralicci, il film inizia ad mostrare una visione inquietante: l'intervento sulla natura di mezzi che la sovrastano, la sfruttano. Decine e decine di tralicci intrecciati tra loro sono come ragnatele acide su un paesaggio desolato al tramonto. Come spaventosa e aliena è l'immagine di una spiaggia frequentata da bagnanti che dietro di sè rivela lentamente la presenza di enormi edifici industriali. Un altro flusso percettivo è quello dei fili di auto che scorrono sulle corsie autostradali, Poi edifici di New York e quelli vuoti e abbandonati di un altrove. Strutture e impalcature dell'energia che conservano ordine e predominio, seguita dalla distruzione, la caduta, la gravità. Quando le immagini arrivano a mostrare la massa delle persone che si muovono veloci, il film inizia a farsi ossessivo: svuota l'uomo di intenzionalità e sembra farlo agire in base ad un'energia equivalente a quella naturale delle nuvole e dell'acqua. Il ritmo aumenta e di notte si osserva il brulicare di auto/luci/punti che si incanalano nel reticolo squadrato delle strade. La massa di individui in una metropolitana si intreccia sempre più velocemente e ripetitivamente con quella dei macchinari che fabbricano, trasportano, smistano oggetti e gli oggetti sono gli uomini che ormani sono diventati l'impersonale fonte del loro esistere. Il movimento è sempre più flusso, energia, caos e ordine astratto e concreto. Il segmento successivo ritrae l'umanità delle persone, la normalità e la pietà verso gesti e sguardi questa volta rallentati, presi nel loro sacrificio umano. Incidenti e soccorsi. Infine il razzo decolla e poi fa la fine dell'energia quando arriva al limite estremo del suo esser contenuta, perdendosi nei frammenti di tristezza che cade roteando all'infinito dal cielo.

Tramite la ripetizione ipnotica di immagini e suoni Reggio e Philip Glass ottengono qualcosa che ha a che fare con la trascendenza ma anche qualcosa che è intrinsecamente tempo e cioè coscienza dell'attività umana sulla natura sempre uguale a se stessa e dunque espressione di una sola grande volontà.


Melancholia, Lars Von Trier (2011)

È tutto finto artificiale in questo film. Il mondo è una superfice verde campo da golf con un piccolo castello in mattoni in cui si celebra un matrimonio. Sempre che la sposa sia dell'umore giusto. E non lo è. In qualche modo ce la mette tutta a sorridere ma c'è la madre che inizia a rovinarle la festa e poco ci manca che inizi ad urlarle contro. Si allontana più volte dagli invitati: va a farsi un bagno nella sua stanza, va a dormire sul letto del piccolo nipote, gira sul campo da golf per poi scopare lo stagista che la insegue. Deve andar storto ed è inevitabile. Non c'è alcunchè da celebrare. La coppia appena sposata si separa all'alba. Non mi sono mai piaciuti i matrimoni: cosa c'è da festeggiare? Perchè bisogna essere tutti belli per una giornata? Che importanza ha questo giorno? Ha davvero il sapore della morte. Il matrimonio è più ancora del compleanno un istante di tempo che già sappiamo come andrà a finire: tutti diventeremo più vecchi e non esisteremo più. Siamo tutti insieme lì riuniti per un solo giorno per contrastare la fine di tutte le cose, ma con la morte che bussa forte al portone. E noi chiusi dentro a gioire con i nostri riti di cui non siamo proprietari. Vale la pena festeggiare un matrimonio (perchè si vive solo una volta)... ma quanto è ridicolo.. Brindisi e felicità con i minuti contati. Il giallo annerito e il nero ingiallito prima di un'alba che sopraggiunge. Un pianeta enorme si sta avvicinando alla bocca della Terra per aspirargli l'aria. La calma prima della fine, i movimenti diventano pesanti e carichi di implosione, non c'è più un mondo dove fuggire se oltre il piccolo ponte non si può cavalcare. Aderire misticamente all'evento terminale (rappresentato senza potenza) è ciò che rimane da fare alla sposa ormai priva di sguardo e alla sorella al limite della speranza. L'immagine di von Trier è lieve, sospesa, struggente, è l'unione della prima luce dell'alba e l'ultima luce del crepuscolo. È il commento alla musica di Wagner senza riuscire a raggiungere la sua ineffabilità.

13 ott 2011

11 ott 2011

Drive, Nicolas Winding Refn (2011)

...e si allunga allegramente la lista delle cose che non mi piacciono (del tutto o a sufficienza) contro il consenso quasi unanime del resto del mondo.
Certe storie e personaggi non mi sfiorano, non mi colpiscono, interessano (e via dicendo). Drive mi ha sostanzialmente dato una buona impressione, ma senza capire perchè, visto che nulla mi ha davvero colpito. È passata una settimana e un giorno da quando sono stato a cinema e il non averne scritto niente dimostra che proprio non so cosa ci sarebbe da dirne. È la storia romantica di un ragazzo duro e riservato che gioca la carta della sua solitudine nel salvare una ragazza (e il marito, e il figlio) da poco conosciuta? Preciso, competente, sicuro nel muovere un auto sull'asfalto di L.A. o di un set cinematografico, il suo scopo diventerà tirare e tirarsi fuori da un affare di soldi? Tutto controllato, razionale, lucidissimo, trattenuto, dilatato, tanto da comunicarmi... niente. Non è freddo, è che si fa i fatti suoi, come il protagonista.. che è un tipo di persona anche un pò ridicola nel suo fallire per dei principi di certo nobili ma talmente personali, nascosti, timidi addirittura, da non appartenermi nemmeno un pò. Non si fa universale, non si fa emozione: si fa i cazzi suoi e basta.

P.S.
..e la scena dell'ascensore? Dico io, andare pazzi per una cosa come quella? Lui nell'ascensore si accorge di avere affianco un tizio che lo vuole uccidere, spinge con un braccio (al ralenti) la ragazza nell'angolino, si gira, la bacia, poi scatta sul tizio picchiandolo. C'è molta sintesi in questa scena: molto romantica, molto violenta, davvero credibile! Davvero imbarazzante.

26 set 2011

Carnage, Roman Polanski (2011)

Polanski utilizza la scena teatrale per dare tempo a due coppie borghesi di svelare progressivamente le reali intenzioni umane al di sotto del finto manto di civiltà che le sostiene. L'idea che avanza nel film, e che si presenta sin dall'inizio, è che schierarsi con il personaggio più cinico o con quello più conciliatore o con quello progressista è impossibile: l'essere umano è solo limitatamente un essere sociale, e non ci sono ragioni a cui appigliarsi con tutte le forze. Se quei genitori sono lì, è per prendere le parti dei propri figli; ma alla fine non riusciranno nemmeno a prendere le proprie singole parti. Una piccola ma efficace e ironica lezioncina di Polanski sull'individuo giunto ancora una volta nel proprio vicolo cieco. Ma è un film che si dimentica presto.

Crazy, stupid, love (Glenn Ficarra e John Requa, 2011)

Film che si divide a metà tra la commedia e il sentimentalismo più terra terra senza fonderli. Divertente nella parte "ti aiuto a riscoprire la tua parte virile" e molto moscio in quella in cui i personaggi sono troppo "stupidi per amore". Insopportabile il discorso pubblico di riavvicinamento negli ultimi minuti, le dichiarazioni per la baby sitter di quattro anni più grande del ragazzino figlio del protagonista, sorprendente la capacità di Julianne Moore di piagnucolare anche in questo film (senza fare altro). Momenti in cui ho riso ce ne sono (sufficienti) ma la commedia non stabilisce il ritmo, che è in mano a una storia che vuole seriosamente parlare di incontri tra anime gemelle. Dunque piacerà soprattutto a chi crede nell'amore che non si può scardinare. Un altro film uguale a tanti altri.

23 set 2011

OPERA experiment reports anomaly in flight time of neutrinos from CERN to Gran Sasso

E’ arrivata la conferma ufficiale: la velocita’ della luce e’ stata superata. I dati, resi noti questa mattina, dimostrano che le i neutrini viaggiano ad una velocita’ di circa 60 nanosecondi superiore a quella della luce, il limite della velocità nel cosmo. Il risultato e’ stato ottenuto nell’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso) e le anomalie sono state osservate dal rivelatore Opera, che ha analizzato il fascio di neutrini che dal Cern di Ginevra vengono lanciati verso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
I dati dimostrano che i neutrini impiegano 2,4 millisecondi per coprire la distanza, con un anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto alla velocità attesa.
(ansa.it)

La Febbre del Sabato Sera (John Badham, 1977)

Che poi (semmai) uno si chiede come si fa a fabbricare un nome, un ruolo, un Personaggio. E così ti vedi La Febbre del Sabato Sera e capisci. Dici o senti "Tony Manero" e già sai chi è senza averlo conosciuto. Poi lo conosci e fai "Ooh".
È un film talmente resistente al tempo, ma talmente tanto da fare l'unica impressione possibile che è quella di aver riscoperto il cinema, come quando iniziavi a vedere film e ti piaceva tutto, tutto diventava mitico. Un regalo.

M:I 3 (J. J. Abrams, 2006)

Che fastidio Mission: Impossible 3. È passato ieri sera su italia 1 e ne ho guardato diverse sequenze tra cui tutta la parte finale e insomma lo osservavo cercando di capire cos'è che non quadra. Uno cosa cerca in questo film? Non è di certo James Bond, ma Ethan Hunt a condurre l'azione verso imprese sempre più improbabili prima che impossibili (e mi sembra di ricordare quella parodia che ne fece Ben Stiller :) Più il personaggio dimostra di essere abile mentalmente e fisicamente nel trovare soluzioni estreme per raggiungere l'obiettivo, e più ci godiamo. Ma in questo terzo film non ci credo, Ethan Hunt è troppo protagonista ed è troppo lontano dal commettere errori, dunque è poco umano (ma non per questo sembra una macchina... attenzione: l'obiettivo è dimostrare che quelle azioni siano compiute davvero da Tom Cruise). Lo dimostra il fatto che il team della IMF è messo in secondo piano e che Ethan Hunt viene tirato sempre più personalmente dentro con il rapimento della moglie (un riferimento al nuovo reale status di Tom Cruise). Ed è proprio blanda come trovata visto che la carta del salvataggio di un familiare è qualcosa di già fatto e rifatto, per altro molto meglio e con ironia (prendi ad esempio True Lies, capolavoro). In più c'è una fotografia che punta talmente tanto sui colori (le facce alla fine sono sempre gialle) di primo piano e sfondo, da apparire come qualcosa di irreale. Sembra che il film l'abbia fotografato un allievo di Chistopher Doyle. Il punto è che vogliamo vedere azioni spericolate e abbastanza (in)credibili e solo quelle, ma Abrams le gira con leggerezza... per altro con la solita macchina a spalla per cui dovrebbe andare a lezioni dalla saga di Jason Bourne. È un film piuttosto patinato e paraculo. Tanti apprezzamenti cmq alla performance di Philip Seymour Hoffman.

14 set 2011

Terraferma (Emanuele Crialese, 2011)

Un buon film e null'altro. A distanza di qualche giorno dalla visione ricordo l'impronta autoriale di Crialese, cioè il suo sguardo forte sul mare e sulle creature marine che sono gli uomini che ci vivono sopra. Il suo è un cinema che definisce il mare, il mito che ne nasce, la legge particolare che lo fa rispettare e che fa degli uomini che lo attraversano i custodi di una tradizione. Tre leggi su un'isola che deve continuare a sopravvivvere, quella dell'ordine, quella del mare, quella del profitto, che non trovano punti di accordo. Immagini poi non tanto potenti come ho letto in giro (a parte l'ultimissima e un paio di scene) e un casting che mi fa ridere: il personaggio di Filippo alla fine mi ha convinto in bene, ma sin dall'inizio non riuscivo a togliermi da torno quella faccia da fesso dell'attore che lo interpreta (per altro un simpatico incazzoso bambino ai tempi di Respiro); poi il nonno pescatore che non poteva non avere la sua folta barba e lo sguardo stanco, per me perfetti in una commedia di Wes Anderson; infine l'inutile Donatella Finocchiaro, del tutto estranea al campo della recitazione e invece molto dentro a quello dello shopping d'alta moda (è l'unica impressione che mi trasmette il volto di questa donna); Beppe Fiorello nella parte più adatta a lui, l'animatore turistico... e non ha sbagliato :)

12 set 2011

Oggi ho visto gran parte della fotostoria della mia famiglia. Potrei scavare nelle sensazioni provate cercando di dire qualcosa in proposito, ma in realtà ne ho provata solo una e molto molto labile, come del resto succede sempre. Non so, cosa dovrei sentire guardando i miei nonni quando erano giovani? E guardando mia madre? Quello che è mancato è stata la ricostruzione immaginifica/immaginaria di quelle epoche. Non posso di certo dire di essere rimasto indifferente, ma per ricostruirmi i tempi in cui loro erano altri corpi, altre vite, non dico senza la benchè minima idea della mia esistenza, ma altre vite nel senso di quel loro tempo presente mentre si svolgeva, mi sreve più cincetnrazione, un’osservazione attenta di ogni foto per entrarci dentro. Ecco che sto scavando: cosa pensavano? Come vivevano? Tutto è cristallizzato in una fotografia, in tante, ma cos’è questo “tutto”? La cosa che più mi sconvolge, e fa bene a sconvolgermi, è che loro erano come me, erano pressappoco giovani quanto me. Io, vedendo quelle foto, posso vedere come loro erano giovani quanto lo sono io, posso vedere che quella dimensione esperenziale che è naturalmente enorme, può essere appiattita, posso dire “guarda loro a 28 anni, adesso siamo coetanei”. E io e (quei) loro siamo le persone più simili su questo pianeta.

11 set 2011

Super 8 (J.J. Abrams, 2011)

A me il "cinema di" JJ Abrams non piace perchè mi sembra confinare troppo con quello di Michael Bay (e diciamo che si sono anche sovrapposti nel caso di Armageddon nel '98). Che poi.. dire "cinema di" è un'esagerazione, più che altro sono idee, sono tracce o meglio ancora sono strategie del cinema commercialone che sempre più deve soddisfare e superare (in peggio?) i gusti dello spettatore tipo (ancora a distinguere quello commerciale da quello d'autore??? -- me la sento che mi sbatte nel cervello --)
Eppure, nonostante questo, fino ad ora ho visto a cinema tutti e tre i film di Abrams, cioè M:I 3 e il nuovo Star Trek, visto tutto Lost ma ho ricacciato al proprietario Cloverfield.

Quale operazione nostalgia? Ok, le stanzette, le biciclette, il ragazzino orfano e qualche altra cosa, tutti elementi posizionati nel film rispettando il minutaggio per renderlo il più uguale a quelli che si facevano negli anni '80. Ma io ho solo visto un film di oggi e null'altro. Le produzioni di Bay e Abrams sono già delle copie di quelle del passato, con qualche modifica della tecnologia attuale, ma gli schemi sono sempre gli stessi. E allora di operazione nostalgia c'è solo l'estetica? Io non ho visto un film che vuole omaggiare Spielberg, perchè allora gli altri cosa sono?
Alla fine Super 8 è un prodotto leggero che si riesce a vedere senza pentirsi della propria scelta, ma dire che si è rivissuta un'epoca grazie ad esso è proprio essersi fatti prendere in giro.
Se c'è da omaggiare un'epoca solo due sono le possibilità: o la rimastichi in un film inedito che da un lato ti riporta al passato e dall'altro ti introduce un elemento nuovo; o riproponi in sala (ora che esistono le proiezioni in digitale) i film usciti in quegli anni, come è stato fatto per Ritorno al Futuro e prossimamente per Ghostbusters.
Alla fine Super 8 cos'ha di "Abramsiano"? Il rumore davvero eccessivo degli effetti sonori, l'alieno che assomiglia a un transformers e quei cazzo di inutili flares che dovrebbero essere la cifra stilistica del regista. Bene. Ciò che gli manca del tutto è il senso di avventura reale, autentica, viva, che hanno fatto di qeui film degli '80 dei bei ricordi.

28 ago 2011

Qual è il senso profondo della vacanza?
Io penso che stia nella "differenza". Il vivere per un breve periodo in un mondo diverso e in maniera, appuno, differente. In un certo senso è una forma di narrazione: l'abilità di entrare in un altro luogo. In inglese la parola è particolarmente bella perchè è così vicina a "holy-day", giorno sacro. La vita reale è l'abilità di affrontare il quotidiano ma al tempo stesso di saper sognare una vacanza. Un momento che resta "sacro".

Colum McCann

20 giu 2011

16 giu 2011

The Tree of Life


L'Universo, o se volete il Creato o l'Esistente, è fatto di dolore: ma perchè? Perchè tanta bellezza è anche dolore?
Non so se questo quinto film sia un passo in avanti del suo discorso ma sta di fatto che è un altro modo di porre il suo sguardo sull'uomo e la natura. C'è sempre la morte nei suoi film ed è sempre una parte, la più sofferente, del Tutto.
Panismo
Panteismo
Quella più bella è sicuramente del personaggio di Pochaontas in The New World, culmine in un certo senso di tutta la sua poetica dell'accettazione, dell'armonia con il mondo, di una felicità, una grazia mai persa. In The New World il dolore era rappresentato come frattura di una civiltà col suo passato nel suo compiersi.
In The Tree of Life il ricordo della morte di un fratello ritorna dopo essere stato in qualche modo dimenticato, e ritorna vivo aprendosi a tutto ciò che manifesta sofferenza.

C'è qualcosa in noi, delle forze, che si combattono all'infinito, sono all'origine dell'identità. Perchè mio padre mi odia? Vuole uccidermi? Perchè questo significa "volermi bene"?
Il bambino, il figlio, è sempre lì impaurito che subisce una forza più grande. Riflette, capisce, è triste e felice, libero e confuso. E il padre ha forse sbagliato. "Povero bambino, povero" dice mentre ricorda di essere stato severo per troppo egoismo, per una vergogna che apparteneva solo a lui e che aveva riversato sul figlio. Toccante.
L'Universo ci schiaccia senza rispondere alle nostre domande. Eppure la sua bellezza ci suggerisce di amare per poter vivere.

Malick rappresenta con purezza i primi anni di vita e la crescita, la felicità di quell'età che a stento possiamo ricordare. Lacrime di gioia. Sembra che questo solo sia il significato, gli attimi di Grazia eterna che possiamo trascendere vivendo.

Da qualche parte qualcuno ha scritto che Terrence Malick filma il vento. Esatto. Lui filma anche , o meglio rende tutto come, l'acqua. È tutto un fluire senza origine e senza fine di immagini, di musica, di suoni, di silenzio che ci avvolgono. Tutto così leggero da essere anche non sempre facile da afferrare. Il suo cinema è un Io che contempla, ci restituisce un atto dello spirito di cui si è persa l'abitudine.

11 giu 2011

La strada, Cormac McCarthy

È tutto finito. O almeno quelli raccontati da McCarthy sono gli ultimi secondi di umanità presenti sul pianeta. Due persone, tra le pochissime rimaste vive, sono la "rivelazione finale della fragilità di ogni cosa", testimoni del tempo e della luce interiore in un mondo che è diventato un binario morto da percorrere fino in fondo. Ha il colore della cenere questa "terra morta senza testamento": tutto è bruciato, vuoto, scomparso. McCarthy ci fornisce l'immagine dell'Essere che si sta spegnendo. Più di una post-apocalisse, è proprio la fine del tempo. Un padre e un bambino si dirigono con un carrello a sud dove fa più caldo, scheletrici, dormono sotto la pioggia, nella neve e nel vento, alla ricerca di qualche fortunato resto per poter mangiare, sempre fermi senza arrendersi alla disperazione. Circondato dalla Morte, il bambino non viene più salvato dalla sua visione assoluta da quando il padre ha smesso di raccontargli storie che ritiene inutili, eppure il figlio continua a chiedere e far lavorare la fantasia e la speranza. E il modo in cui McCarthy rende l'idea della resistenza dell'umano contro la presenza del male in ogni cosa è il libro stesso che con tante parole ci fa attraversare nel concetto di Esistenza.

07 giu 2011


Quest'uomo si chiama Philippe Petit e nel 1974 camminò tra le due Torri Gemelle in equilibrio su una fune. Pensò che se riusciva a farlo da trenta metri di altezza avrebbe potuto farlo anche da 415 di metri: giacchè sotto di lui c'era sempre il vuoto, il problema non si pose affatto.

29 mag 2011

Sfinite Jest

Si tratta di parlare di un rapporto più che di un romanzo. E soprattutto (taglio corto) di un rapporto di incomprensione.

7 mesi e 18 giorni per finirlo (vedi il tag sulla lettura del libro). Perchè così tanto? Ne avevo preventivati 4 di mesi ma poi mi sono ritrovato ad alternare almeno cinque libri alla sua lettura e anche a interromperla talvolta per più di una settimana quasi due; ho anche iniziato a rileggere circa duecento pagine quando ero a poco più della metà e cmq ho (quasi) sempre fatto un sunto ogni cento. La rilettura. Ecco. Ne ho tratto molto giovamento, molta scorrevolezza, molto più piacere tanto da farmi pensare che potrei rivalutarlo un pò meglio se un giorno ci ritornassi su. Perchè la difficoltà maggiore che ho avuto è stata quella di affrontare una scrittura nel peggiore dei casi immobile, ossessiva, complessivamente malata, e nel migliore dei casi limpida, scorrevole e colloquiale come mai prima d'ora. Ricordo con molto piacere tutta la parte in cui si descrivono gli incontri degli Alcolisti Anonimi, a cui sembra di aver assistito seduti in fondo alla sala facendone però parte attiva, cioè ascoltando realmente insieme a Don Gately con empatia le storie che le persone raccontavano. E questo è un grosso pregio che si estende a tutto il nucleo narrativo che riguarda la casa di recupero Ennet House, come anche alla storia singola e "autonoma" del travestito Povero Tony. Il nucleo che riguarda invece la Enfield Tennis Accademy mi ha scassato i coglioni, mi ha in gran parte (per dirla non volgarmente) tediato pesantemente come se mi fossi fatto disegnare consapevolmente sulla pelle un tatuaggio che proprio non mi piace ma che per un motivo imprecisato ho dovuto fare. La visione del mondo scolastico tennistico con gli allenamenti, i pranzi, le cene, i dialoghi e non mi ricordo cos'altro, è insignificante (per dirla con una parola). O almeno è banale come lo è la quotidianeità. Ma il modo in cui queste quotidianeità vengono messe su carta è estenuante perchè è solo un grandissimo accumulo di descrizioni dettagliate, come ad esempio l'episodio in cui Hal sta aspettando fuori dall'ufficio della madre e di Charles Tavis per poter parlare con lui del guaio dell'Eschaton: quello che avverrà non è detto, ma questa attesa in cui Hal è seduto insieme a Pemulis è resa con la descrizione di qualsiasi cosa ci sia in quella sala d'aspetto, di cui si rende conto, per dire, anche della posizione del più piccolo pezzetto di polvere. Ciò che per chiunque costituirebbe l'intervallo di tempo di una decina di minuti o di una mezz'ora passata a rimescolare i propri pensieri fatti di tensione, speranze, ricordi o altro, qui diventa l'immobilità di una persona che come un faro potentissimo scannerizza lo spazio che lo circonda senza che ci sia un "normale" flusso di pensieri ma solo di pura osservazione. Questo per me significa essere malati. A cosa serve tutta questa ricchezza di dettagli...? Significa dominare lo spazio? Significa ricreare perfettamente nel lettore un ambiente in modo perfettamente asettico e freddo? La freddezza è di sicuro la cifra di tutto il romanzo. Una distanza dall'umano, aliena in un mondo alieno. Altrove ho letto che Infinite Jest è un romanzo intriso di tristezza; altri commenti al libro migliori di quello che sto scrivendo parlano di solitudine. Oppure c'è questa frase che dice "DFW riesce a descrivere situazioni reali e surreali con una tale accuratezza e profondità da farti provare fisicamente ciò di cui parla e ti dà sempre quella sensazione di profondità e leggerezza insieme, come due cose inseparabili." Ed è un giudizio che per me vale solo per la parte alla Ennet House e non per l'accademia del tennis (anche se non avrei mai scritto le parole "profondità e leggerezza insieme").
E poi l'idea di un mondo sponsorizzato, di un continente americano ricostituito politicamente per affrontare il problema dell'immondizia (uno Stato intero destinato ad essere discarica di qualsiasi cosa, con cannoni che sparano potentissimi le scorie in questo territorio inaccessibile..... un'idea visivamente grandiosa ma narrativamente disturbante), e poi dei terroristi sulla sedia a rotelle: a pensarci fa ridere, ma ad averci a che fare sembra più di stare in un incubo grottesco e inquietante che altro.


È un libro che ho amato e odiato, ma giunto alla conclusione posso solo dire di aver odiato. L'impressione è ogni sua frase (lunghissima) possa proseguire in tantissime altre prendendo tutte le possibili direzioni e dunque non finendo mai. Sembra che DFW abbia creato un universo in espansione.
Infinite Jest è un libro sulla DIPENDENZA. Stop. C'è altro ma fondamentalmente è questo. Mi ha intossicato e solo talvolta liberato, ma una libertà molto condizionata. È difficile, complesso, ma non per questo (e invece speravo avvenisse il contrario) ne resto affascinato, ne sono anzi ingarbugliato. Non c'è una trama e questo non conta granchè; ma non c'è neanche un procedere. È tutta un insieme di momenti di più o meno breve durata, episodi riassumibili in due parole due. Come ad esempio quando Ortho Stice resta con la fronte attaccata alla finestra. Un episodio comico (diluito per decine di pagine però) ma anche esemplare della tristezza di un personaggio. Eppure cosa accade? Succede che Hal lo trova in quella bizzarra posizione e decide di aiutarlo a staccarsi andando a chiamare due addetti alla pulizia: tutto questo è affrontato in pagine e pagine e pagine di non so cosa. Cioè alla fine mi resta nella memoria solo questa sintesi e nient'altro. E allora resto deluso, anzi disarmato. Tanta scrittura prodigiosa per ricreare attimi di tempo. Mi sento oppresso al solo pensarci. Ci sto male solo a pensarci.

27 mag 2011

IJ || 1100

"Dopo che Remy Marathe e Ossowiecke, e anche Balbalis, riferirono tutti di non aver trovato traccia di questa attrice velata, M. Fortier e Marathe decisero di mettere in atto la più drastica delle operazioni per l'individuazione del Master dell'Intrattenimento. Cioè acquisire membri diretti della famiglia dell'auteur, forse in pubblico". A questo proposito intendono sostituire i giocatori juniores del Quebec che sfideranno quelli dell' Eta in una delle prossime partite. Ridacchio.

In un sogno di Don Gately Joelle è la Morte. "La Morte dice che questa donna che ti uccide è sempre tua madre nella tua vita successiva".

Hal si sveglia di notte. Alcune cose a cui pensa. (raccontato in 1a persona).

Alcune pagine su Don.

Hal (sempre di notte) trova Ortho Stice con la fronte attaccata ad una finestra.

Molte pagine su Don.

Hal disteso sulla moquette in una sala proiezioni. Vede tutto orizzontale. "Dedicare la propria vita a qualcosa, tuffarvisi dentro" (p. 1081).
Arriva Pemulis.

Diverse altre pagine su Don.

25 mag 2011

IJ || 1015

Marathe è nell'ufficio di Pat Montesian. Vede che in un armadietto conservano delle cartucce, tra queste ce n'è una con uno smile e inizia a pensare di far intervenire il BSS o Fortier degli Afr. A quanto pare esiste anche una cartuccia antidoto anti-samizdat. Si viene a sapere che alcuni residenti vengono mandati a lavorare anche alla Eta (Enfield Tennis Academy).

Mario è nella stanza di Schtitt, addormentato su una sedia e con un cd di opera lirica ad altissimo volume, insieme alla sua bolex, o meglio vestito della sua bolex che tiene in testa. Esce nei corridoi e incontra una certa Felicity Zweig che scappa e poi LaMont Chu che si presta a un piccolo intervento molto apprezzato da Mario davanti alla videocamera; vuole sapere qualche notizia di hal e l'Eschaton, ma Mario non risponde perchè molto concentrato sulla ripresa. Infine entra nell'ufficio della Mami e qui le chiede come si capisce quando qualcuno è triste: belle le 5 pagine circa spese per definirla (persone che hanno paura delle emozioni, che hanno apura di vivere... molto bello). Ma Mario non risponde mai se si tratta di se stesso o no. Tutti cmq cercano Hal e si preoccupano di lui.

Dialogo tra Hal e Mario sui modi di mentire, su Pemulis. "Boo, credo di non credere più ai mostri tipo le facce sul apvimento o i neonati selvatici o i vampiri o quella roba lì. A diciassette anni penso di credere che i soli veri mostri sono quesi bugiardi che no si riesce a smascherare. Quelli che non si tradiscono mai".

Dialogo Marathe-Kate Gompert sui problemi del primo. Non so quanto stia fingendo Marathe, sta di fatto che qui raccotna tuta la storia con la moglie, di come l'ha conosciuta e lei gli ha salvato la vita salvando lui la vita a lei (nel senso che lui stava per suicidarsi). E Kate Gompert è molto empatica. La storia cmq è tragica e ironica allo stesso tempo, anche se il lato ironico francamente lo avverto pochissimo... cioè Wallace racconta di una storia di amore e salvezza tra un disabile senza gambe sulla sedia a rotelle e una donna senza cranio e con migliaia di altri problemi che la costringono a sopravvivere in un ospedale con un cuore artificiale esterno. Per altro lei è pure in coma adesso. Tant'è che la Gompert chiede "E questo è amore? È come se fossi stato incatenato a lei. È come se la depressione clinica fosse la canna di una pistola che ti spingeva verso l'altare".
Ma infatti Marathe la racconta vera ma non tutta... ma non posso riportare tutte le frasi del libro... cmq ce n'è una simpatica di Gompert a pag. 938.

Hal continua a parlare a Mario delle bugie di Pemulis.
Fa un pò il punto dei personaggi: Mario si comporta come la madre, non vuole offendere nessuno e dunque assorbe i problemi mostrando sempre un sorriso non affrontando alla fine nessun problema. Hal qualche dubbio ce l'ha. Orin invece è naturalmente e ridicolmente bugiardo.
Hal è preoccupato che la madre venga a sapere dell'analisi delle urine.

Hal fa visita alla Ennet per chiedere info su un incontro di Anonimi. E qui c'è la sua descrizione fisica (pag. 944).

A pag. c'è una nota ad uno spazio vuoto, è la 324 che rimanda ad un episodio con Pemulis, Freer e Postalweight negli spogliatoi ed è un casino ora riassumere. (si dice tra le tante cose che Pemulis ha usato il segreto di Avil per ottenere i 30 giorni, almeno questo è quello che mi è sembrato di capire).

946-955: domande a Molly Notkin (l'amica di Joelle) che rivela un bel pò di roba sulla cartuccia Infinite Jest (assafà, per la prima volta!!!). E qui si rivela addirittura che il vero nome di Madame Psychosis è Lucille Duquette, o meglio Molly Notkin sta mentendo, e che la Madame è stata davvero sfregiata, e anche qui mi sa che mente.

nota 332: John Wayne sbrocca alla grande.

Hal prende la macchina e va ad uno degli incontri su una guida datagli alla Ennet e che poi si rivelerà vecchia di due anni. Cmq qui assisterà alla penosa terapia di un certo Kevin (in realtà fratello di Marlon Bain) insieme ad un altro e ad uno strano terapista svedese. Orsacchiotti. "Prima d'ora Hal non aveva mai visto nessuno piangere a fontana nel vero senso della parola".

Con "il soffitto respirava" inizia la lunghissima storia di Don Gately nel reparto di traumatologia. In sintesi: è muto, ha le allucinazioni, verranno a trovarlo diverse persone, vedrà uno spettro che è quello di Jim Incandenza (che gli racconta di aver invetato uno spettacolo per far uscire un ragazzo dalla chiusura in sè - p.1009)) , non saprà mai che giorno è, sapremo di tutta la sua storia di scagnozzo fino ad oggi, combatterà con i denti per poter restare lontano da qualsiasi narcotico.

17 mag 2011

IJ || 898

I ragazzini dell'ETA vivono una piccola avventura in una delle gallerie della struttura, a 26 metri sotto il campo da Show: qui devono per punizione perlustrare la zona per poi riferire il percorso che alcuni tecnici dovranno fare per trasportare nelle gallerie parti del Polmone che verrà eretto a breve. I ragazzi qui seguiranno la pista di una puzza particolarmente intensa e scopriranno che è dovuta ad un panino con carne lasciato in un piccolo frigorifero da chissà quanto tempo. Non male il pezzo, simpatica soprattutto la parte finale con i dialoghi.

La prorettrice Poutrincourt e Steeply parlano sugli spalti, mentre Hal e Stice continuano a giocare, dell'educazione dei ragazzi, su come vengono preparati per affrontare la fatica, la pressione, la paura che cresce inevitabilmente con l'età. Poi DeLint parla di come ogni ragazzo è bravo a modo suo e questo non può che annoiarmi.
"Trascendere il successo" una volta che si è diventati ciò che si desiderava essere. Il compito degli istruttori e dell'ETA è "indicare una strada tra l'aver bisogno del successo e farsi gioco del sucesso".

Matty Pemulis (il fratello di Mike) e suo padre violento: lui (Matty) "poteva fare tutto ma non doveva farlo (il padre) sentire uno qualsiasi". È seduto in una tavola calda e vede passare Povero Tony che si appresta a compiere uno scippo.

Hal cerca una spiegazione da deLint sul motivo di quella partita con Stice. Ma non so se gli viene fornita, mi pare di no. Cmq dopo va nella Sala Proiezioni 6, si sceglie una cartuccia, per la precisione "Fai ciao ciao al burocrate", e se la vede.

Povero Tony Krause viene rimesso in sesto in un'ambulanza (ma non mi ricordo cos'è successo prima...) e si dirige verso il negozio degli Antitoi. Pensa di scippare due ragazze che gli camminano davanti che sono Kate Gompert e Ruth Van Cleve.

Kate Gompert e la sua depressione. Pezzo fondamentale di tutto il libro ovviamente, lo trovi a pag 830-837. Si parla di anedonia e del suo estremo la depressione involutiva o disforia unipolare o depressione psicotica. Si racconta dell'uomo che costruiva i trenini. Da rileggere e rileggere.

Alcuni pezzettini verso p. 839-840.

Hal è ancora in sala proiezioni 6 e vede insieme ad alcune ragazze che passavano di lì "Blood Sister: una suosa tosta".
--- La prima apparizione di Joelle Van D. in un progetto di Incandenza è "Educazione civica a bassa temperatura" -----
Joelle va ad uno degli incontri Ca e ci riporta il racconto di un uomo di colore sulla dipendenza: "in poche parole era la familiare situazione di avere i soldi in tasca e nessuna difesa contro il desiderio." Ogni tanto pensa a Don Gately ricoverato e prende in considerazione la possibilità di mostrargli la faccia.

La Gompert e la Van Cleve vengono scippate da Tony Krause. Clang!

Lenz a sua volta scippa due donne cinesi e viene inseguito duramente, ma riesce a scampar loro.

Poi c'è la fuga di Tony Krause.

Fortier degli Afr USA cerca la cartuccia nel negozio degli Antitoi.

Lenz e Povero Tony si scontrano in un vicolo a pag. 876.

Marathe si infiltra velato :D alla Ennet alle prese con un tossico paranoico.

Joelle è ospite a cena a casa degli Incandenza. Ottimo pezzo per saperne di più su questa "triste" famiglia.

14 mag 2011

IJ || 797

Mario compie 19 anni. Soffre di insonnia da quando non c'è più Madame Psychosis e di disautonomia familiare che non gli permette di sentire il dolore. Veniamo a sapere che conosce la direttrice Pat Montesian, anche lei disabile, che l'ha invitato a fare visita alla Ennet. Lui sta facendo un giro serale da quelle parti e per caso sente provenire da lì la registrazione di una puntata del programma di Madame Psychosis. È ragazzo molto sensibile. Questo episodio avviene nello stesso momento in cui Don Gately sta iniziando ad occuparsi dello spostamento delle auto di fronte alla Ennet.

Che significa per Don Gately occuparsi dei residenti della Ennet House. Significherebbe non essere sempre amico di queste persone, ma lui finisce sempre per esserlo in una certa tollerante e solidale misura. Pensa che il suo polpettone abbia un ammiratore (prepara anche il pranzo per tutti). C'è un bel paragrafo a pag. 714 che spiega cosa succede tra i residenti di solito e qual è l'umore di Gately.

"Orin riesce solo a dare piacere, mai a riceverne". Parliamo del sesso con la manicurista che lui denomina "Soggetto". Qualcuno bussa alla porta, chi è? Un disabile su sedia a rotelle che vuole fare domande per un sondaggio. Simpatica la scenetta perchè Orin pensa di essere di fronte ad un fan molto timido che ha trovato la scusa del sondaggio per ottenere da lui un autografo. "Orin resistette al desiderio di appoggiare la mano sull'arco del cranio del disabile". Gli chiede cosa gli manca e lui risponde il vedere e rivedere sempre le stesse cose in tv, quando si era obbligati alla ripetizione, quando la familiarità con i prodotti veniva inflitta.

Da pag. 720 a 742 c'è un pezzone storico da rileggere in rappresentanza di tutto il libro. Don Gately ha a che fare con il coprifuoco delle 23.30, lo spostamento delle auto dei residenti da un marciapiade all'altro delle oo.oo e un casino pazzesco successo mentre cercava di coordinare il tutto con tre tizi che volevano uccidere Lenz, che un'oretta prima aveva sgozzato un loro cane (sotto gli occhi distanti di un incredulo Bruce Green). E alla fine di tutto questo il delirio si impossessa dei residenti, Gately cerca di calmare la situazione ma i tizi sono imbestialiti con delle pistole, e succede che c'è un corpo a corpo violentissimo (descritto cioè benissimo) in cui Gately viene poi sparato ad una spalla. Joelle Van Dyne accorre alla fine in suo aiuto e lì si capisce che tra i due c'è dell'affetto.

Gli spect-ops sono eventi che attirano l'attenzione delle persone che si fermano per strada per guardare: opportunità di essere spettatore dal vivo.

I ragazzi dell'ETA sono nella sala pranzo e ad un tratto uno di loro tira fuori il sospetto secondo cui il latte che viene dato è liofilizzato. Poi si parla di altre cose che non ricordo (na mazzata rileggerselo anche a pezzetti).

Il padre di Steeply e M.A.S.H. Un caso di pazzia e ipnosi da tv.

Steeply è all'ETA e insieme a Shtitt guarda la partita Hal-Stice e viene informato sull'educazione che viene data ai ragazzi: "l'essere osservati non conta mai".

La nota #269, lunghissima, è la risposta di un amico di Orin su Orin alle domande fatte da Steeply tramite una lettera: Orin è un bugiardo stranamente stupido; l' episodio del trascinamento del cane; "non ci fu nessuna punizione e il bombardamento di amore e sostegno aumentò", c'è un giudizio sul comportamento amorevole di Avril nonostante tutto nei confronti del figlio.

06 mag 2011

Tifone, di Joseph Conrad

Il capitano MacWhirr non era adatto a condurre la nave a vapore Nan-Shan? A detta dell'equipaggio no. Ma certe condizioni mostrano che non lo è nessuno e lo sono tutti, per destino.

Uomo senza immaginazione, uomo comune, timido, di poche parole si ritrova ad affrontare una tempesta che aveva deciso di non scansare, semplicemente perchè doveva averne esperienza diretta, perchè predilige la concretezza dei fatti alle parole di qualsiasi libro. Egli è presentato attraverso le parole di altri personaggi proprio come un capitano per nulla letterario e dall'ottusa incoscienza. Conrad racconta con questa storia una navigazione soffertissima, sballottante come poche che coinvolge il capitano e un equipaggio che farà di tutto per restare anche solo in piedi e meno bagnato. Il primo ufficiale, il capo macchinista, il nostromo, il secondo ufficiale ed altri di meno rilievo hanno a che fare con il potere della Natura che scopre la resistenza dell'Uomo, qui rappresentato prima di tutto dal capitano MacWhirr. La tranquillità viene messa a dura prova da una forza enorme che si rovescia sopra con lo scopo di cancellarla. E non solo. Il primo ufficiale Jukes deve anche tenere a bada i duecento cinesi che viaggiano sul piroscafo ai quali la tempesta ha mandato all'aria tutti i soldi che contenevano nelle loro personali cassette di legno provocando una lotta fisica degli uomini che si aggiunge al caos della burrasca.

Il racconto breve di Conrad è una perla tanto di sensazioni quanto di riflessioni sugli individui presi in una condizione fisica, mentale, spirituale spossante che punta a toglier loro la capacità di agire e di essere fermi in se stessi. È una sequenza lunghissima quella del tifone che viene descritta con una profusione di metafore e di dettagli (anche con molti termini tecnici navali) che non hanno fine, e che lascia immaginare anche quante reali avventure ci siano dietro di esse. "Tifone" riesce a rivelarsi proprio per questa grande capacità di Conrad una lettura sempre più ricca ad ogni rilettura.

25 apr 2011

18 apr 2011

IJ || 706

Un altro giro di pagine.
Ken Erdedy e Kate Gompert vengono accompagnati da Johnette Foltz ad un incontro dei Narcotisti Anonimi e qui Ken inizia ad avere problemi con il momento dell'abbraccio collettivo a fine discussione con un certo grosso Roy Tony, il quale gli fa capire che manco a lui va giù il fatto di dover abbracciare qualcuno, che lui proprio non ce l'ha la faccia di quello che va in giro a farlo, eppure lo fa perchè deve; Ken indietreggia, è a disagio con la sua presa di posizione, e quando alla fine arriva quasi ad essere picchiato, lo abbraccia e tutto finisce lì.
Siamo all'interno della Ennet stavolta, e qui troviamo a discutere da bravi amici due pezzi grossi di questo libro: Don Gately e Joelle Van Dyne. Lui le sta raccontando la storia di un ragazzo ne uccide un altro in un bar perchè è stato preso in giro in presenza della sua ragazza, quando la serie di fattarielli senza senso arriva alla domanda sul perchè Joelle porta il velo. Lei fa di tutto per ingarbugliare la spiegazione, dicendo infine che è per nascondere la vergogna di vergognarsi della sua deformità (che poi rivela essere la sua bellezza). E a questa risposta Gately risponde con un condivisibile "ma ci faccia il piacere!". Il pezzo è memorabile perchè tra i due c'è dialogo puro e limpido come raramente si trova in questo romanzo e perchè grazie ad esso vediamo in atto il carattere di Don Gately: un tipo diretto, sincero, amichevole, tranquillo, ragionevole. E Joelle è una simpatica, indifesa complessata.
Randy Lenz è apparentemente uno pulito. Cioè i test li fa ed esce sempre tutto in regola, solo che quando si trova da solo, in certi momenti, non può non farsi una tirata perchè, come dice lui, aiuta a restare sobri. Randy Lenz è un pazzo. È l'unico che dopo gli incontri se ne torna all'Ennet da solo a piedi (seguendo sempre la direnzione Nord) semplicemente perchè deve sfogarsi. Tutto iniziò con l'aver ucciso dei ratti buttandoli addosso un pezzo di cemento. È il senso di soddisfazione che lo muove, lui è contento quando uccide. Poi passò ai gatti che faceva entrare in una busta di plastica resistente offrendo loro del cibo per farli poi morire soffocati dopo aver visto la busta agitarsi e formare varie interessanti forme astratte. Infine arrivò ai cani. Li sgozzava con un coltellaccio. Figlio di una donna obesa dalla quale non riuscì ad ereditare la grossa somma di risarcimento che la madre ottenne per aver subito un danno fisico e psicologico durante un viaggio su un autobus col bagno, Randy Lenz continua i suoi sgozzamenti finchè un altro della Ennet non inizia a trovarlo simpatico e perciò a seguirlo nei suoi rientri a piedi. Bruce Green, figlio di un ex istruttore di aerobica e con una madre stroncata da un infarto nel Natale di tanti anni prima, è un tipo quieto e piuttosto silenzioso che riesce ad intendersela con Randy Lenz. L'unico ostacolo tra i due è l'obbietivo di quelle serate, di cui Lenz non vuol parlare: gli piace, ma proprio per questo non sa come cacciarlo via. Una delle sere cmq i due si perderanno di vista ma quando Bruce Green casualmente lo ritroverà in una strada dove stanno dando una fastidiosa festa hawaiana, lo vedrà sgozzare un cane.

Steeply (il travestito) e Marathe parlano delle vittime sacrificali dell'Intrattenimento e dei miti all'origine del concetto di Intrattenimento (l'odalisca che trasforma in diamante chi la vede, la donna ricoperta di capelli), poi delle ambigue e molto confuse posizioni di spionaggio dell'uno e dell'altro.

Hal e Michael Pemulis sono nella sala d'attesa degli uffici della direzione perchè devono essere ricevuti da Charles Tavis sul casino combinato con l'Eschaton. Ci sono talmente tante cose da riportare che non si può liquidare tutto con due parole, ma cmq si fa prima a leggere le tante pagine dedicate tra le quali le più importanti riguardano Avril Incandenza e lo zio C.T. (fratello adottivo di Avril), il Duo della Compulsione. Riassumere tutto ciò non ha senso (e forse non lo ha nemmeno il farlo di tutto il libro, anzi levo il "forse", non ce l'ha, ma lo faccio per tenere a mente) perchè in questo pezzo, e come anche in altri ambientati all'Enfield, tutto è statico, anche il tempo, ma non lo spazio in cui si svolge, perchè esso diventa più "visibile" man mano che si prosegue. È uno spazio mentale, di continui pensieri e descrizioni che una mente elabora, "su cosa?" mi chiederei. Sul nulla, rispondo.
Un giorno prima Pemulis sorprende Avril e John Wayne nell'ufficio di C.T. mentre giocano al giocatore di football e alla majorette.
Orin fa sesso con una manicurista. Poi si scoprirà che è una che lo sta controllando.
Idris Arslanian il pakistano e Michael Pemulis si incontrano in un corridoio della Enfield: il primo ha una benda davanti agli occhi per abituarsi a giocare come il ragazzino non vedente appena entrato in Accademia, il secondo lo sfotticchia un pò per poi tenerlo in pugno con la spiegazione di come funziona il ciclo delle scorie nella Concavità invece di accompagnarlo al più vicino bagno.

15 apr 2011

IJ || 602

Sin dall'inizio o quasi ho accompagnato la lettura di infinite jest con altri libri più sottili perchè non avevo e non ho nessuna fretta di finirlo e allo stesso tempo ho voglia di non aspettare per leggere altri titoli e autori. Purtroppo è successo di aver dato più tempo ai secondi che al primo, e così mi ritrovo ancora a metà mattone. Da alcuni giorni però l'ho ripreso tra le mani e sono ritornato alle pagine già lette sia con l'intenzione sia di ricordarmi il punto dove ero rimasto, che di impararlo a memoria a suon di 100 pagine alla volta. Dunque quello che segue è una sintesi migliore degli esigui eventi che accadono in questa enciclopedia scritta da un uomo a cui piaceva osservare ogni minimo dettaglio e riportarlo quasi freddamente su carta (ma in un modo che ora mi sembra ancora più magistrale).

(quello che segue) è avvenuto tra la pagina 502 e la 602.

Il dialogo tra Remy Marathe (l'agente degli AFR sulla sedia a rotelle) e M. Hugh Steeply (l'agente travestito dei BSS) prosegue di notte sull'affioramento nel buio più totale e nel modo più grottesco immaginabile e nel modo anche più incomprensibile. Parlano di libertà di scelta, di cosa succede se viene violentata da uno stimolo tanto potente da assufare subito chi ne viene in contatto. Come si posiziona questo stimolo, l' Intrattenimento, in rapporto alla libertà? Gli individui hanno scelto di vederlo o non c'è stata scelta? Uno di loro due (francamente non solo non mi ricordo, ma non ho neanche capito chi dei due visto che il dialogo è del tutto dispersivo, nel senso che le due voci si confondono in alcuni punti tanto da farmi incazzare) chiede all'altro perchè tanto odio assoluto nel voler diffondere questo Intrattenimento tra la popolazione.
Come si tiene in piedi la società? Come si evita la violenza di tutti contro tutti per accaparrarsi qualcosa che ci dia soddisfazione? Con la gratificazione rimandata. I bambini vengono educati a bilanciare il perseguimento a breve a e a lungo termine di ciò che desiderano. "Il sistema educativo cmq non insegna cosa desiderare ma insegna a essere liberi, a fare scelte sensate sul piacere e il momento giusto di conseguirlo". Ma il prezzo della libertà di scelta è che "non tutti imparano da bambini come bilanciare i propri interessi".
E allora, chiede Marathe (e qui ne sono sicuro che è la sua voce), perchè loro della BSS temono la diffusione dell'Intrattenimento se credono nella libertà di scelta?
Poi si parla di un vecchio esperimento, il terminale-p, cioè un elettrodo sottile come un capello inserito nel cervello per stimolare un piacere che porta alla morte, un precursore dell' Intrattenimento provato su animali e volontari. Un ultimo paragrafo infine sulla ricerca della cartuccia master dell'Intrattenimento e un riferimento al "regista" James O. Incandenza.

Cosa succede intanto all'ETA (Enfield Tennis Accademy)?
Ricordate la storia di Eric Clipperton, il ragazzo che vinceva i tornei minacciando di usare la pistola che portava sempre con sè? Beh, si fa saltare il cervello durante una partita dopo aver ottenuto tutte le sue vittorie. La morale è che nessuno deve lamentarsi troppo per qualcosa che riguarda il tennis o per altre difficoltà e piuttosto deve tener duro e lavorare duro ogni giorno perchè è l'unica via per il successo, non quel fanatismo assassino che si è raccontato. Ma c'è un'altra storia ed è quella del ragazzino di Fresno che dopo i festeggiamenti per aver vinto un campionato, tornò a casa e bevve un bicchiere di Nesquik che conteneva però anche del cianuro: morì lui e di conseguenza tutta la sua famiglia. Morale: bisogna essere preparati anche a ciò che viene con il raggiungimento di uno scopo, bisogna saper rimanere in cima alla classifica senza "dar di fuori".
Intanto si rivela il perchè del Tempo Sponsorizzato: "è stato una risposta-ricavo di fronte ai costi esorbitanti della Riconfigurazione degli Stati Uniti".
Allenamenti all'alba. Dopo alcune pagine descrittive di questi allenamenti si parla del non lamentarsi, dell'adattarsi (ma non c'è niente da adattarsi, dice dopo Schtitt). "Il mondo dentro di te ti sola dal freddo del mondo di fuori, vince il vento, protegge il giocatore, se vuoi rimanere te stesso devi stare dentro di te".

La storia di Jim e di suo padre non so come catalogarla. Il precedente pezzo narrato in prima persona risale a pag.186 dove mi sa che c'è lo stesso Jim, che dovrebbe essere il Lui in Persona versione pischello. Qui si narra dell'aiuto che dà ai suoi genitori per mettere a posto una rete del letto matrimoniale che scricchiola fastidiosamente. È lunghissimo e non serve riassumere tutto, basti dire che il rapporto tra il ragazzino e i genitori è freddissimo perchè tutto narrato con una sorta di approccio scientifico (ironico si direbbe, ma a me non ha impressionato) ai movimenti, alle percezioni, ai pensieri. E poi il padre si sente male, cade e vomita nella polvere e lui non lo tocca nemmeno, ma scappa nella sua stanza buttandosi sul letto.

Benvenuti all'Ennet House. Continuate a fare la conoscenza di quel gran personaggio che è Don Gately. Oltre al suo impiego all'Ennet House sappiate che svolge anche un lavoro al Ricovero per i senzatetto Shuttuck dove va per cinque mattine a settimana per pulire i bagni sporchissimi di qualsiasi prodotto umano. Ma a parte questo, ciò che mi interessa di più è il suo percorso personale per la sobrietà. Lui ad esempio dice di non avere ancora una comprensione di Dio. Agli incontri gli insegnano che è bene pregare insieme e pregare anche da soli pensando ad un Potere Superiore, ma per lui è difficilissimo.
"C'è una cosa che gli Aa sembrano omettere di menzionare [...] omettono di dirti che il modo per migliorare e stare meglio passa attraverso il dolore". "Entrare in Contatto con i Tuoi Sentimenti è un'altra frase fatta che finisce per mascherare qualcosa di orribilmente profondo e reale".
Don Gately aveva una madre alcolista che veniva picchiata da un ex poliziotto quando lui aveva undici anni e veniva chiamato dagli amichetti (e poi dalla madre) Bimmy o Bim, che sta per Big Indestructible Moron (= estone) per via della sua testa sproporzionata. Entra in contatto con questi ricordi (come si sul dire agli incontri) mentre va allo Shuttuck.
Buon segno di miglioramento per Don Gately è il poter guidare la macchina della direttrice Pat Montesian per andare a fare la spesa settimanale. Accuse a suo carico: assegni a vuoto e truffa, dani volontari alla proprietà, due guide per ubriachezza, falsa accusa per atti osceni in luogo pubblico, scasso e violazione di domicilio, detenzione volontaria di demerol, una storia in una casa di Brookline. Pat Montesian, anche lei una che mostra sul fisico alcune sofferenze (problema alla gamba destra, parte destra della faccia tirata, infarto), gli concede la sua stima.
Don Gately è alto 188 cm e pesa 128 kg ed è anche chef della Ennet House.
Una sera le due residenti nuove, Amy J. e Joelle Van D. , vogliono qualcos'altro da mangiare e così Don esce con la macchina per andare a comprare questo qualcosa; tutta la tratta in auto è una scusa per collegarsi ad un altro evento, cioè l'uccisione del fratello Antitoi nell'omonimo negozio di vetri e cianfrusaglie da parte di una folta rappresentanza dei terroristi dell'AFR. Bisogna dire che anche i due fratelli (corpulenti) del negozio erano dei terroristi (ma non AFR) molto presumibilmente in possesso del tutto casuale della famosa cartuccia master dell'Intrattenimento. Narrato come un ralenti.