28 dic 2010

contrazione dei consumi

cassa integrazione

licenziamenti


come si sopravvive al 2011 ?

24 dic 2010

Tuttavia quello che la macchina fa e che l'occhio non potrà mai fare è fissare l'apparizione di quell'evento. Essa isola quell'apparizione dal flusso di apparizioni e la conserva immutata nel tempo. Prima non c'era nulla che potesse svolgere una funzione analoga se non la facoltà della memoria nell'occhio della mente. Ma a differenza della memoria le fotografie in sè non conservano il significato di un evento. Offrono apparenze. Il significato è il prodotto di processi cognitivi. Le fotografie di per sè non narrano, trattengono apparizioni istantanee.

John Berger - "Sul guardare"
da iojulia

19 dic 2010

Quando entro in libreria per non comprare un romanzetto, lo faccio per scroccare letture dai mensili di settore reperibili solo lì. Ma non sono il tipo che si siede sulla poltrona nera morbida con un paio di libri e se ne sta lì anche 10 minuti; non lo sono perchè quei divanetti li trovo sempre occupati e poi non saprei proprio restare più di 3 minuti comodo a leggermi qualcosa senza poi comprarlo. Lo faccio in piedi, è vero, e vado sempre piuttosto veloce. Praticamente una sveltina. Segnocinema ormai da secoli non merita di essere acquistato, lo stesso anche Cineforum che dedica intere sezioni a film visti in festival sperduti d'Europa e che questo mese scopiazza da Segnocinema un dossier sulla critica cinematografica (guarda un pò), cioè una serie di domande a vari critici di fama sul ruolo della critica oggi (e tutti a dire che non ha più un ruolo), sull'attenzione che danno a quella presente sul web (chi dice che sono tutti pivelli citando Truffaut, chi dice che sono l'origine della mutazione della forma...), e via chiacchierando sempre delle stesse cose scritte già su un vecchio numero di Segnocinema e ribadite più o meno dallo stesso nel numero di questo mese. Ma tutto questo attira sempre la mia attenzione perchè alla fine ribadisce la mia opinione secondo cui scrivere di cinema diviene di facile competenza se sai dare una forma chiara e sintetica al complesso del tuo giudizio, giudizio che si forma dopo la visione di tutti i film importanti e di una quantità che supera i 700. Ciò significa che tutti possono farlo. Il problema è che oltre al cinema devi saperti interessare anche di altre cose affini tipo la storia dell'arte (qualsiasi), la tecnologia, dinamiche dell'economia (fino ad un certo punto), marketing, fumetti e videogiochi, letteratura, musica. E questo significa che bisogna studiare. Poi c'è l'altra scuola di pensiero che mi vien di condividere secondo cui per capire le immagini in movimento devi provare a produrne di tue: fai un corto, prova a scrivere una storia. Cimentati nella parte pratica oltre che in quella critica. E alla fine, poichè non si può dispore di comparse oltre quei pochi amici disposti a sottoporsi ai tuoi sforzi, ti ritrovi con la realizzazione di quei video sperimentali che si assomigliano tutti (beh, dipende anche da cosa hai a disposizione per "sperimentare"). Cmq: chiacchiere.

Scroccavo anche una delle monografie dei Cahiers Du Cinema edite da poco tempo, quella su Coppola, che mi ha dato l'impressione di essere solo un volumetto per principianti del cinema: dimensioni grandi del font, una robusta quantità di inutili immagini... anche per via del prezzo (8 euro) sono in pratica i Taschen del cinema. Non mi servono. Su quello di Coppola però ho letto un box in cui il montatore di Apoc. Now Walter Murch parlava degli sguardi in macchina nel film e di come questi non siano mai stati analizzati da nessuno nei vari libri ad esso dedicati, ma anche dell'integrazione del nuovo materiale nella versione Redux: il suo problema era quello di mostrare la partenza del gruppo di Willard dalla piantagione dei coloni francesi giacchè l'unica ripresa disponibile era quella di un porticciolo d'attracco ancora sano e non mezzo distrutto come invece si vede all'arrivo. Beh, è riuscito a risolvere unendo la scena della camera da letto della francese con quella della nebbia sul fiume, cioè raccordando la zanzariera bianca attorno al letto con il bianco della nebbia, connotando così la lunga parte francese come se fosse stato quasi un'incontro fantasmatico con persone ferme ad un passato non più esistente. Dovrò controllare.

12 dic 2010

IJ || 502

Ci sono un bel pò di cose da dire. Prima di tutto sono andato avanti nella lettura senza fermarmi ogni cento pagine per darne qui una sintesi, e ciò è avvenuto perchè ci sono andato lento, la foga del primo mese l'ho persa assumendo forse più correttamente un ritmo normale. Seconda cosa il romanzo diverse volte non mi ha dato niente, cioè solo un mucchio di parole senza uno scopo. Un mucchio di parole.. E un autore che parla da solo. L'ho immaginato mentre scriveva per il semplice gusto di divertirsi con se stesso (poi spiegherò in che punto).
E ancora non so cosa sia questo libro. Non ha una "trama", non ha nulla di quello che ho letto finora, ha più il fascino di qualcosa che è piacevole consultare... ma su questo penso che ci ritornerò una volta arrivato all'ultima pagina. Ed è così diverso dagli altri due che ho letto di Wallace, "La ragazza dai capelli strani" e "Tennis, Tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)".
Vabbè, veniamo al dunque.
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"Il gioco delicato, effettato, cerebrale di Hal non è cambiato, ma quest'anno è come se gli fossero cresciuti gli artigli. In campo non sembra più fragile o assente, e ora batte le palle negli angoli senza neanche pensarci. I suoi Errori non Forzati non arrivano all'un per cento."
A parte un piccolo paragrafo (non solo questo qui sopra) sul gioco di Hal, c'è un lungo parlare di John Wayne che non è l'attore ma il campione dell'Eta, il miglior rappresentante al raduno annuale tra le due accademie di Enfield (Boston) e Port Washington. Poi si parla anche di Schacht, il ragazzo col morbo di crohn e un serio problema al ginocchio, di come Hal lo stimi segretamente. E io penso che questa mole di informazione su questi personaggi sarebbe più semplice da assumere con dei dialoghi piuttosto che con la descrizione di "cosa pensa ics" e "cosa fa ipsilon". C'è un pezzettino che dovrei citare e riguarda il tennis agonistico come "spirituale anzichè mentale" (è la filosofia di Schtitt), ma non lo faccio e rimando direttamente a pag. 321.

Da 322 a 335 c'è questo pezzo ambientato alla Ennet House che è complessamente straordinario. Equivale in pratica ad una lentissima panoramica effettuata su un certo numero (7 o 8) di pazienti e non (perchè Don Gately ormai lavora lì) che sono seduti o sdraiati in una stanza a far niente. Viene presentato ognuno di loro... e dovrei un giorno ritornarci su per dire qualcosa in più. Cmq pare ci sia una macchia strana sul soffitto.

"John Wayne e Hal Incandenza persero nei singoli un totale di appena cinque game in due." Questo è il breve ritorno in accademia. Non ho sottolineato niente.

Orin Incandenza. La sua storia. Abbastanza interessante. È il più grande dei fratelli Incandenza e quello che ha conosciuto la Più Bella Ragazza Di Tutti I Tempi. Ma prima di questo bisogna dire che il suo talento non è nel tennis ma nel football dove ha subito eccelso diventando un campione. Charles Tavis (il fratellastro della Mami) è stato il collegamento tra la Enfield e la Boston University per farlo accedere, e la majorette Joelle Van Dyne (dalla "bellezza atteonizzante") il motivo per cui abbandonò la palla piccola per la palla ovale (subito dopo averne calciata una in modo pazzesco). Da qui in poi il pezzo diventa rilevante e non solo perchè si parla della coppia ma anche per la connotazione mistico-astratta che prende il football nella descrizione e nell'osservazione di Joelle del suo giocatore preferito attraverso i video che rallentano le azioni.

"Povero Tony Krause ebbe un attacco sulla metropolitana" è un racconto straziante, tragicomico, orrido, pieno di falsa compassione, che prosegue addirittura da pag. 160 (e siamo a pag. 359). Il povero tony è in astinenza: "Passò un sacco di tempo morboso a cercare di capire da dove venisse tutta quella merda se non beveva che Codinex Plus. Poi a un certo punto capì: il tempo era diventato la merda stessa; Povero Tony si era trasformato in una clessidra; ora il tempo passava attraverso di lui". Molto bello.

Sto cercando di capire di cosa parla il pezzo seguente. Di politica a quanto pare, frammista a risultati di partite. Mmm.. mettere ordine. Dunque c'è la nota #110 che è lunghissima e spiega attraverso una telefonata tra Orin e Hal il separatismo quebechiano, o meglio cosa dire alla giornalista di Moment, come Orin deve affrontare le sue domande. Mi rompo di andarmi a rileggere la nota.. palle. Cmq quello che c'è da ricordare lo ricordo. Come tutte le note lunghe e dialoganti anche questa non manca di essere messa tra le più simpatiche anche se complessa.

Mario Incandenza è un deforme. Non so quante pagine gli sono dedicate per dire che nulla nel suo corpo è apposto. "Parlando di bradipedonismo, i piedi di Mario non erano tanto a zoccolo quanto cubici". "E in segreto, Hal, suo fratello minore ed esteriormente molto più apprezzato, quasi idealizza Mario. A parte le questioni sul tema di Dio, Hal crede che Mario sia un miracolo (semi)ambulante". "È stato Mario, non Avril, a procurare a Hal i primi volumi dell'Oed integrale quando Hal veniva ancora sbatacchiato per capire quanto danno emotivo aveva avuto".

Steeply e Marathe continuano a parlare di notte, nel deserto. Queste pagine de 380 a 385 sono essenziali in quanto i due parlano della cartuccia, del piano, della libertà di scegliere. Ed è un pezzo importante che non ho mancato di sottolinerare più e più e più volte. Un giorno dovrò scrivere un post su di esso.

Allora.. dunque.. Da pag 385 a pag 411 si può fare un salto lunghissimo senza farsi alcuno scrupolo di coscienza. Andate tranquilli, proseguite leggeri nel lungo viaggio di Infinite Jest, queste pagine ho provato a leggerle io per voi e vi assicuro che saltarle e sapere che possono benissimo non esistere vi daranno sollievo per quello che dopo. Non fate come me che mi sono intossicato non poco. Saltate allegramente questa enorme stronzata scritta da David Foster Wallace che va sotto il racconto del gioco di Eschaton. È solo una cosa di 15 pagine che Wallace ha voluto scrivere per se stesso e per prendere per il culo il lettore. Perciò affanculo vacci tu (purtroppo non può più sentirmi).

"Gli Aa di Boston sono diversi da tutti gli altri Aa del pianeta." E qua invece David Foster Wallace ci regala un capolavoro di ben 39 pagine. Grazie, caro! Perchè è bene leggerlo? Per il semplice motivo per cui si descrive un incontro degli Alcolisti Anonimi di Boston, di come funzionano, e soprattutto perchè funzionano così bene, perchè devi frequentarli assolutamente.

11 dic 2010

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(foto di davidwallace, puro caso)