30 dic 2009

Lost 3x09/10

Puntate noiose. Nella 09 il Dottore vuol salvare la tipa bionda che gli prepara i toast, si svela il significato e la provenienza dei tatuaggi e si pongono le basi per quello che succederà tra gli Altri: si è sacrificato per gli amici, ha salvato quel figlio di puttana di Benjamin e continua a fare il brav'uomo e l'esemplare dottore senza che gliene ritorni (ancora) granchè. Che succederà con questa Juliet? Io non riesco a fidarmi, ha troppo la faccia da stronza. Nella 10 si dice solo qualcos'altro su Hugo. Stop. Insomma due episodi-pausa che però ridanno l'impressione di presa in giro. I due Sawyer e Kate tornano dall'isoletta e raccontano senza alcun fare drammatico quello che hanno visto e subito e in risposta gli altri sopravvissuti a stento se ne fregano. Ma gli stessi Sawyer e Kate non hanno chiesto nulla al ragazzo che hanno salvato riguardo praticamente TUTTO. Anche se qualcosa è uscito fuori, direi che... sarebbe stato troppo facile.
Perciò la regola del telefilm è: nessuno deve disperarsi, nessuno deve urlare "ma cosa sta succedendo?? non riesco più a stare qui" e via dicendo. Come quella ridicola per cui Claire e il figlio non sono mai entrati nel bunker per viverci: hanno fatto passare come motivo il suono dell'allarme che avrebbe potuto infastidire il bambino...
In generale cmq il gioco inizia a farsi piuttosto ingarbugliato. Spero solo che non diventi prolisso che di misteri ce ne sono e non serve crearne ancora tanti di più. (Eh, ma c'è ancora poco più della metà della terza e tutta la quarta e quinta stagione..! Mi faccio gli auguri per una veloce guarigione)

23 dic 2009

Lost 2x24


Devo stare attento a quello che scrivo perchè è davvero imprudente buttare giù due-tre opinioni senza accorgersi che dopo la 23 c'è una puntata nascosta che hanno intitolato "Si muore da soli", che avrei dovuto vedere prima di scrivere questo.

Succede qualcosa di MICIDIALE. È la puntata che ti esplode davanti agli occhi. Credi di averne viste di ottime finora e invece, e invece no. Si cambia di nuovo location; col Dottore, Kate e Sawyer si inizia a giocar finalmente pesante; Locke aveva ragione, anche se ha creduto di vedere bene nella canna del fucile sbagliato; Desmond è l'illuminazione, un inconsapevole mad doctor; Michael resta sempre un gran son of a bitch. Resta da capire: perchè gli Altri sono alla ricerca di ragazzini e perchè non restano sorpresi dall'esplosione magnetica e perchè non si preoccupano della sequenza di numeri e cosa cercano nei sopravvissuti ?

Visti e rivisti...

...in due mesi circa senza aver postato una sola parola a riguardo.

alien (con spoiler)
ieri sera. Cos'è un astronave e cos'è lo spazio profondo: un pò quando ti fermi da solo con la macchina guasta nel mezzo della notte su una stretta strada provinciale tra le colline.
Il finale è da commedia alla Denny DeVito: lui è l'ex-marito cacciato di casa qualche anno prima con una difficile e drastica causa di separazione, lei una donna che vuole rifarsi una vita cercando un altro marito meno violento. Lei è solita dare feste a cui invita amici, amiche, amici di amici. Una di queste sere la scorta di bottiglie di vino e di whisky finisce improvvisamente, così alcuni tra loro vengono mandati a prenderne qualcuna a casa di altri. Sulla strada incontrano un tizio che dice di essere un loro vecchio amico, loro si convincono di averlo riconosciuto così al ritorno lo portano con sè alla festa. Cosa succede.. che nemmeno lei sa chi sia, ma si preoccupa poco perchè tanto i frizzi e lazzi non dureranno ancora per molto. Oh, uno non se l'aspettava davvero: il tizio con giacchetta figa ma sprucida, fatto salire in macchina poco prima, inizia a bere forte e a romper bottiglie vuote ferendo qualcuno lì dentro. Chi va via di corsa, chi resta a terra tenendosi una mano sulle ferite nel braccio e nella gamba, alla fine il tizio sembra essersi stancato ma lei dopo aver chiamato il 911 (ma chi vuoi che venga se nello Spazio nessuno ti sente??), per precauzione, si chiude nella depandance del giardino. Poco attenta, troppo scossa, nella depandance ritrova il tizio. Cazzo, non si può star tranquilli nemmeno in giardino e poi questo qua che ne sa come si entra qui dentro: non può che essere l'ex-marito. Lui. Lui è ritornato nascondendosi sotto falsi abiti, è ritornato per un'ultima scopata. Ma lei lo caccia di nuovo di casa con un calcio in culo.
Ma insomma... paragonando il finale di Alien a quello di 2001 cosa c'è da dire? Che entrambi dopo un lungo percorso (in linea retta o in tondo) finiscono in una stanza (o una sorta di) dove avviene un contatto intimo: uno dei due spiccherà un volo, non per forza rigenerante.

22 dic 2009

Lost 2x23

Finale di stagione non del tutto soddisfacente.
Desmond ritorna a sorpresa ma su una barca a vela, la sua, che aveva lasciato lontano dal bunker senza dir niente agli sceneggiatori. Oltre ad essere il Desmond di Obladì Obladà, si rivela anche un moderno e perfetto Ulisse utilissimo alla storia per darle, spero, dei risvolti più accattivanti. Con l'inspiegabile morte di un personaggio fortissimo come Ana Lucia (chissà come la faranno resuscitare, se la faranno..) è andato via un ottimo motivo per attendere lo scontro tra i sopravvissuti e gli Altri. L'identità di Libby si arricchisce di altri particolari senza però rendermi ancora davvero interessato. L'idea di Sayid il torturatore di arrivare al campeggio degli Altri via mare è anche buona ma non si spiega perchè sia partito solo con la coppia coreana: si tratta di un appoggio al gruppo (di traditi) via terra o solo di perlustrazione per un successivo attacco?
La cosa che però non mi è scesa è la reazione repressa dei traditi al piano "senza altra scelta" di Michael: ha ucciso due donne, ha fatto scappare il prigioniero, pretende che venga aiutato a salvare sto cazzo di Walt... in pratica nessuno dei sopravvissuti si rende conto che stanno dando ascolto ad un uomo ossessionato da una ricerca che in confronto a tutto il resto è quasi nulla, e non lo picchiano neanche un pò. Non che intenda insegnare qualcosa agli sceneneggiatori, ma credo che avrebbero dato più senso alla storia di Walt se l'avessero collegata meglio a quella del figlio di Claire: non era il momento per Claire di raccontare i suoi ricordi del periodo in cui è stata rapita? Tenendo ancora in serbo queste informazioni, il gruppo continua a procedere a tentoni: il dottore è ormai smarrito e accetta di farsi condurre fino agli Altri senza dir niente ai compagni e senza dare un senso a tutto questo.

Lost è costruito su queste secche, su una sorta di vuoti di memoria, incoerenze logiche che prolungano la storia evitando sempre di più le scene madri che restano tali solo per una massimo due persone ma mai per l'intero gruppo, dando così sempre l'impressione che sia avvenuto poco e niente finora. O meglio, tutto avviene su più piani (credo tre) di soluzione della trama. Ad esempio in questo episodio c'è il ritorno di Desmond che costituisce la sorpresa perchè aprirà a nuove informazioni della stagione successiva; c'è la trappola di Michael (la suspance) che viene innescata a metà e che ci si aspetta di sviluppi ribaltandosi con una sorpresa nel prossimo epidosio (ma immagino che verrà ritardato di due puntate); c'è il conflitto spirituale tra Locke e Mr. Echo sul senso di quello che sta avvenendo sull'isola, insomma la linea narrativa più estesa e più interessante; poi tante altre cose che si intrecciano e danno inizio ad altri sviluppi misteriosi, svelando il meccanismo non più dell'isola ma delle persone che ci camminano sopra.

20 dic 2009

Recap. LOST

Dunque... è un pò che non vedo nuove puntate di Lost perchè ho intenzione di far passare del tempo dall'ultima, la 2x20 - Due per la strada, che mi è sembrata quella più importante dell'ultimo quarto della seconda stagione: il punto a cui si è arrivati è la sorpresa che diciamo non ti aspetti Michael, senza Walt (toh!) per allungare ancora di più la storia, i casini, le rivelazioni, con un momento shock che peggio non si poteva. Sarà passata più di una settimana ormai, e riprendo a questo punto mentre faccio un certo sunto.

Ovvio che la seconda stagione è decisamente più pregrante della prima (fuggita via dalle dita a gran fatica, cioè senza dire chissà cosa) per via dell'affollamento di personaggi (e che personaggi) e per via dell'ostaggio che funge da sottile minaccia psicologica. Ed è infatti con lui che casca tutto. Il tizio svela lentamente allo spettatore quanto il gruppo di sopravvissuti sia diventato debole, malleabile, che agisce sulla difensiva verso gli Altri che ancora non comprendono (con i quali credono di aver stipulato un patto per il rispetto dei confini territoriali), e verso se stessi, perchè tutti più o meno serbano informazioni che hanno appreso e che non intendono diffondere. Bravi.
Il dottore, sempre meno fattore unificante come era fino a qualche episodio prima (non lo è più con se stesso, figurarsi con il resto), è in conflitto con Locke, e Locke è in tragico conflitto con le proprie certezze, le sagge certezze di una volta...
Ma sarebbe opera di pazienza e grande dedizione dare conto adesso di tutto quello che è accaduto, intendo le parti più importanti, e non è di certo mia predisposizione naturale fare il lavoro che un gruppo di wikipedisti avrebbe dovuto fare e che appunto non ha fatto nella pagina degli episodi.

C'ho da dire però che mi dispiace tanto per Locke. Usato e gettato via dal padre per due volte, non solo resta ferito alle gambe (di nuovo) ma tutta la bonaria, ferma, salda funzione di guida spirituale viene minata dalle parole della pulce in ostaggio: "Io ero diretto qui John, stavo venendo qui per te". Lo spettatore-me che finora ha visto diverse cose come la sopravvivenza su un'isola, la scoperta di una missione probabile fine-di-mondo, il tentivo fallito di allontanarsi dall'isola, il confronto con altri sopravvissuti che stanno ai primi come una loro versione notevolmente più scafata e aggressiva, il primo confronto con nuovi Altri che possono attaccarli in qualsiasi momento, lo spettatore-me insomma dopo questa progressione arriva ad assaggiare l'amaro sapore di un veleno. La soglia di attenzione si è abbassata, il veleno inizia a circolare nel sangue, è un virus che il computer ha già contribuito a diffondere in Michael. Qualcosa insomma si insinua nella mente.

14 dic 2009

un certo presidente del consiglio è stato ferito


Shoccante? Storico?
Due domeniche prima di Natale succede quello che si può vedere qui sopra.
Ciò che manca è la foto della miniatura del Duomo riversa sul manto stradale, persa tra i piedi della security che l'avrà calpestata e fracassata ancora di più: avremmo voluto vedere anche il terzo elemento insomma, l'oggetto, indispensabile per la mitologia che verrà. Prendiamo ad esempio il proiettile che attentò al Papa nel 1981, adesso è incastonato in una corona; o all'opposto il calcinaccio che avrebbe, secondo una teoria, deviato il proiettile di Placanica su Carlo Giuliani nel 2001. Manca il Duometto.
Squallido cinismo. Bleah.

Piuttosto: questa cosa che è avvenuta non ha nulla di drammatico, nessuno si è allarmato, anzi per una settimana in tv i politici hanno evidenziato & nascosto ulteriormente l'evidente insofferenza del Paese per loro stessi. Perciò (penso) se tutti hanno fatto finta di allarmarsi prevenendo e sedando derive pericolose, il fatto non è accaduto. O meglio, voglio dire che ciò che è accaduto non è grave perchè di conseguenze politiche non ce ne sono e di cause politiche non sono state rilevate (se non un richiamo di Napolitano). Il tizio che ha gettato la minuatura è uno psicolabile. Archiviamo dunque. Lui tornerà in Parlamento forse rafforzato chissà quanto, ma certamente tutto sarà più o meno come prima.

Segnalo cmq due testi per uscire da questo post. L'uno letto su Carmilla, è breve ed è simpatico, il due su nazione indiana che riflette sul linguaggio del web e di Leviatano mettendo in cima questa immagine che per me dice qualcosa di più shoccante della realtà.


Dice che Con Pochi Capelli e Bianchi è il nome del mio universo parallelo preferito.

20 nov 2009

Open Water, Chris Kentis (2003)


Giovane coppia americana viene dimenticata nell'oceano dal gruppo di immersione al quale una mattina aveva deciso di partecipare. In mare, da soli, qualcuno riesce a capire cosa significa?? Qualcosa come venti minuti di angoscia pura (i primi, quando per i due inizia l'attesa di essere recuparati) sono mostrati con un realismo da documentario che taglia fuori qualsiasi stratagemma cinematografico conosciuto, come frasi ad effetto, sangue in gran volontà e inquadrature strane, allucinate, immagini del mondo che continua a scorrere sulla terra ferma e che prima o poi verrà a riprenderli, e via dicendo. Chris Kentis che scrive, dirige e monta questo film non fornisce davvero alcun appiglio convenzionale a cui potersi aggrappare: penso prima di tutto alle immagini in digitale che creano quell'impatto di qui ed ora impossibile da scrollarsi da dosso, le inquadrature non sono sempre sul pelo dell'acqua ma un pò più in alto per tenerli sempre schiacciati nell'acqua ed emersi in balia dei flutti e della corrente. Anche l'idea stessa di spersonalizzare il resto del mondo è valida. L'oceano è spietato e ci aspettiamo che prima o poi qualche squalo si farà vedere, ma anche il gruppo di immersione e chi l'organizzava risulta altrettanto e terribilmente: altre anonime persone scompaiono dopo essere risalite sulla barca, anche se a stento sono mostrate le loro gambe mentre scendono al porto. In pratica nessuno alla fine del giro si era accorto della coppia mancante. È bastata quella manciata di minuti di ritardo nel risalire insieme agli altri, e un errore dell'organizzatore nel conteggio di chi ritornava sulla barca, per non esistere più.
L'altro punto è che i due americani passano le successive sei-sette ore cercando di distrarsi in modo creativo, senza angosciarsi: solo dopo più di tre quarti d'ora circa di film, dopo l'attacco di uno squalo, le punture delle meduse e i contati di vomito, la loro rabbia esplode, iniziano a incolparsi l'un l'altro. Nonostante tutto, però riescono a domare il panico da sopravvivenza senza apparire irreali. Chiunque sarebbe esploso di rabbia molto prima, anzi immediatamente, ma l'obiettivo di Kentis è soprattutto quello di raccontare qualcosa di terribilmente monotono, una situazione di estrema immobilità e invariabilità, di tensione senza soluzione, in modo che non se ne perda mai il controllo. Purtroppo non tutto il film riesce a tenere accesa la tensione iniziale che inevitabilmente cala quando i due non interagiscono più in modo creativo con l'oceano, dando gradualmente tempo, più che alla paura e alla disperazione, all'assuefazione e al naturale irrigidimento che impone una natura assoluta. Da qui in poi i due iniziano a parlarsi quasi come se fossero legati, affiora la consapevolezza dei loro limiti umani, esistenze al loro limite fisico.
Sui titoli di coda sono agghiaccianti alcune immagini sulla terraferma che mostrano qualcosa di alieno, il segno di una sopravvivenza così primordiale che non viene riconosciuta. Fa molto orrore tanto l'essere lontani e persi in un mondo animale, sia l'essere lontani da esso?

Se non fosse uscito solo nel 2003 ma molto prima, mi sa che si poteva consigliarlo al Christopher McCandless (o meglio Alex Supertramp) di Into the Wild....

17 nov 2009

Public Enemies, Michael Mann (2009)

Un realismo perfetto, stupefacente, cinema autentico contrapposto al cinema rinforzato del 3D. Tutto potrebbe accadere nel momento in cui si guarda, un film negli anni '30 senza il cinema che conosciamo dagli anni '30.
È vero, si resta agganciati alle immagini, ma per ora mi pare che il protagonista sia un'ottima eccezione. Ci sarebbe da scrivere per molto anche se parlerei solo di un personaggio pubblico che non viene visto-riconosciuto, un fantasma. E la ripresa in digitale mi sa che dà molto più senso a questa concezione del personaggio che non una ripresa in pellicola.
Non so se sia una pecca ma quasi non ci si accorge che nel film ci sono insieme Bale e Depp ma anche la Cottilard, che colpevolmente prima conoscevo a stento, e i mitici fedora.

16 nov 2009

Youth without Youth, Francis Ford Coppola (2007)

Basta la metafora della zanzara rimasta intrappolata nell'ambra, o quella di una mosca nel miele, per redere l'idea di cosa è questo film. La viscosità del miele insieme al suo colore dorato sono un pò come lo stile adottato da Coppola per la storia di un professore tirato fuori dallo scorrere normale del tempo e immerso in un altro più denso. I temi affrontati sono talmente filosofici che inevitabilmente lo studio del protagonista, un linguista che conosce una certa quantità di lingue antiche, deve coincidere con quello del regista. Se questo film è difficile e apparentemente noioso, è perchè soprattutto da un certo punto in poi si perde in una rincorsa tra lo sviluppo dei personaggi, sempre più complicato, e proprio il modo in cui tutto ciò si complica. Alla fine, dopo due visioni, tutto risulta chiaro ma certamente la sfida di Coppola con se stesso non è completamente un successo, Coppola ha maneggiato una materia che inevitabilmente non può che scappargli dalle mani.
È un melodramma metafisico ma anche un'odissea quasi immobile in cui il professore Matei perde e riacquista anni, esperienza, saggezza, arriva all'origine del linguaggio sacrificando la seconda volta di un amore per la causa della conoscenza. È affascinante quello che viene rappresentato, la stessa idea di un superuomo che si ritiene un mutante del tempo, che scampa ai pericoli del corso della Storia, che vede sdoppiarsi la propria identità e sperimentare una benefica regressione del corpo, tutto calato in un'Europa appartata dell'Est. Reso qui e là con soluzioni visive da cinema delle origini, o da cambi di tonalità di colore, ma anche da inquadrature capovolte come ingressi nella mente.
Perciò, a parte ciò, forse il suo difetto sta nell'essere tutto estremamente controllato con sicurezza dal protagonista e così dal regista: entrambi (sicuramente il secondo) possiedono il tempo che hanno a disposizione ma non mettono bene in discussione cosa implica tutto ciò. Non è solo un fatto di perdere l'amore per la conoscenza. Nel finale, ormai solo nella sua vecchia stanza d'albergo, il protagonista si chiede se il progresso dell'Uomo meriti tutto il sacrificio umano che gli necessita perchè si compia. Ovviamente la risposta vorrebbe essere che il fine non giustifica i mezzi, questo è chiaro ma non è così marcato in quello che risulta essere un ottimo finale ma anche una conclusione inevitabile. Avrebbe forse dovuto mettere prima e meglio in crisi il personaggio?
Possedere il tempo, quello della narrazione, è il problema di Coppola credo un pò da sempre. E qui non lo risolve, lo lascia incompleto, la sua ambizione lo sovrasta. Un vero marchio di umile e onesta autorialità.

15 nov 2009

Sussurri e Grida, Ingmar Bergman (1972)



Attenzione al modo in cui questo film si svela allo spettatore: il suono cristallino di piccole campane accompagna molto delicatamente i titoli di testa su una superficie rosso accecante, poi appaiono le immagini di un giardino nebbioso, freddo, deserto. Non c'è alcuna presenza umana, nessun segno, eppure si è come accolti per entrare, o meglio per percepire qualcosa di ineffabile. I suoni diventano quelli dei rintocchi di antichi orologi in una casa. La macchina da presa scende lungo questi orologi dorati, ne mostra i fregi, le incisioni, con calma sembra che il tempo scorra nel silenzio, nell'assoluto rispetto di un luogo dove una donna e poi un'altra respirano nel sonno. Dormono di chissà quale tipo di sonno, in qualcosa di imperturbabile e di sospeso. Bergman ha dischiuso un mondo di assoluta intimità, un ambiente ovattato che non ha necessità di trovare un esterno, perchè in questa casa tappezzata di un rosso morbido e onnipresente, avvolgente, pesante, soffocante ma caldo, maligno e terapeutico, c'è già molto di estraneo che è stato come allontanato.
Tutto quel rosso fa venire in mente il sangue anche se non sembra vero che stia lì a significare il sangue. È un rosso che annulla le dimensioni spaziali e tutti gli altri colori che di fatto non esistono. Le pareti e i pavimenti sono dominati dai tessuti, costituendo più di uno sfondo per le tre sorelle e la governante vestite di un bianco accecante, poi sostituito dal nero profondo che annullerà i loro corpi.
Respirano nel sonno, poi una di loro nel letto si sveglia, si muove contorcendo il volto. Si alza dal letto e dopo un giro per la stanza, ancora da sola, scrive su un diario "è lunedì mattina presto... e sto soffrendo".


Quanti film di Bergman sono drammi da camera? Anche se non lo conosco abbastanza, per me sono tutti drammi da camera... da cui vorrei non uscire mai nonostante tutta l'umanità soffocata a cui dà spazio o a cui toglie spazio.
Non mi stancherei mai di percepire tutte le espressioni dei volti dei suoi attori ripresi in rigorosi primi piani in modo magistrale: prima ancora delle parole e i gesti associati sono i silenzi che introducono e colpiscono la mancanza e il bisogno di umanità. Non la evocano solamente ma la straziano fino a richiederne una terribile presenza sullo schermo, senza tuttavia risultare insopportabile agli occhi ma solo alla mente che affronta quel silenzio racchiuso e rinchiuso in uno spazio vastissimo e scomparso.

26 set 2009

G20 a Pittsburgh
Addio riforme radicali, solo aggiustamenti nell'agenda dei Grandi.
Pittsburgh è un modello: fu una delle metropoli più inquinate, oggi è la prova che si possono abbattere le emissioni di CO2.
i cinesi obiettano: Pittsburgh è pulita perchè la siderurgia l'avete lasciata a noi delocalizzandole industrie inquinanti.
La Merkel e Sarkozy hanno lottato con successo per i limiti alle gratifiche dei banchieri e dei loro spericolati trader. Ma difficilmente Berlino e Parigi costringeranno gli angloamericani a limiti rpecisi che vincolino i bonus agli utili su un periodo lungo.
Obama dirà cose rassicuranti e non per forza convincenti: come può ridurre un deficit che viaggia oltre il 10% del Pil e promettere agli americani che non aumenterà le tasse?
L' America s' impegna a ridurre i suoi debiti che furono tra le cause strutturali della crisi. Ma per compensare la fine del consumismo americano, altri devono diventare le locomotive di una ripresa che generi occupazione. La Cina stimoli i suoi consumi interni e importi di più. L' Europa faccia le riforme strutturali, inclusa una maggiore flessibilità dei mercati del lavoro. E tutti insieme rifuggano dal protezionismo, che ucciderebbe la crescita. Belle promesse che non costano molto, finché rimangono su un comunicato.
Al G20 di Londra in aprile ci fu l' impegno ad aumentare la pressione sugli Stati-reprobi che attirano i capitali degli evasori. Da allora c' è stato lo storico accordo tra il ministero di Giustizia americano e la Svizzera sul caso dell' Ubs.
Adesso il panico è passato, i poteri forti della finanza sono ringalluzziti, e fanno ostruzionismo contro riforme radicali.
Ma sono già tramontate le idee radicali, come il divieto di speculazione sulle materie prime o la Tobin-tax che prelevi un' imposta su tutte le transazioni finanziarie. Nessun processo alle agenzie di rating né alle authority di vigilanza. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.
(rampini su repubblica)

Le quote di riduzione delle emissioni [di CO2] per ogni Paese nel periodo 2008-2012 erano state decise nel 2007. Il governo Prodi aveva proposto un tetto a 209 milioni di tonnellate, ma la Commissione aveva imposto un ulteriore taglio a 195,9 milioni di tonnellate, per rispettare l' obiettivo del 6,3 per cento assegnato all' Italia.
(bonanni su rep)


ONU contro il nucleare

Questo della battaglia per ridurre il nucleare è il primo dei 4 pilastri che a New York, nel primo discorso all' Assemblea generale, Barack Obama aveva elencato come i punti cardinali della sua politica. Gli altri sono la salvaguardia del pianeta, la protezione di pace e sicurezza e la costruzione di un' economia globale che aiuti i popoli. Per convincere gli altri 14 seduti intorno al tavolo ma soprattutto la sua opinione pubblica che potrebbe giudicarlo come un utopista-pacifista, Obama ha fatto una citazione a sorpresa: «La guerra nucleare non può essere vinta e non deve essere mai combattuta», ha detto scegliendo le parole di quel grande maestro della comunicazione che fu Ronald Reagan. Obama cerca il disarmo nucleare globale, non per pacifismo ma per aiutare le altre partite politiche ed economiche che l' America gioca nel mondo.
(nigro su rep)


Scudo Fiscale
«Un condono è una scelta della politica, probabilmente discutibile ma delimitato. Ma estendere lo scudo a fattispecie gravi e penalmente rilevanti come la frode fiscale o il falso in bilancio significa rendere di fatto non più punibili reati che sono realmente offensivi verso la comunità perché lesivi di norme importanti. Significa equiparare chi ha commesso un atto illecito pesante a chi si è comportato correttamente. Questo noi, quali operatori sul campo che quotidianamente si misurano con questi problemi, non possiamo non farlo rilevare. Così come abbiamo parlato sull' immigrazione o sulle intercettazioni. In qualsiasi democrazia chi professionalmente gestisce una materia viene chiamato a partecipare almeno dialetticamente alla formazione di riforme che interessano questa materia.E non viene messo a tacere»
Però il governo dice che i procedimenti penali in corso non vengono toccati. «Ma un domani potranno avvalersi del beneficio tutti coloro che hanno riportato in Italia i capitali. Se gli si prospetterà la possibilità di finire sotto processo potranno esibire le fatture false e il condono e dire: vedete? Ho sanato la situazione. La verità è che già con le riforme del 2001 il falso in bilancio è stato fortemente depotenziato e i termini della prescrizione accorciati fino al punto di non lasciarci il tempo per indagini complesse e laboriose. Tanti processi importanti hanno perso efficacia. Io potrei parlarle di quello sul doping finanziario nel calcio. N on c' era bisogno di quest' ulteriore aiuto ai truffatori e ai falsificatori di bilanci»
(Luca Palmara Presidente associazione nazionale magistrati su rep)

11 mag 2009




il protagonista è sto ragazzo che incontra persone
persone che parlano di teorie
di qualsiasi tipo
lui ascolta ma non capisce perchè queste persone parlano e perchè lui è lì ad ascoltare
soprattutto perchè sembra che tutti questi ragionamenti abbiano a che fare con la vita, l'esistenza, la verità...
i sogni..
la casualità
il destino..
tutte ste cose
pasta e patate
no pasta e patate no, ma quasi

cmq..
sto ragazzo più o meno all'inizio del film ha subito un incidente

+ che genere è?

e a quanto pare è morto
però francamente non si capisce granchè
genere?
nessun genere

21 apr 2009

Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno (1973)

Credevo fosse il primo film di Martin Scorsese in assoluto dopo il famoso corto "The Big Shave", invece è il terzo dopo "Chi sta bussando alla mia porta?" del 1969 e "America 1929 - Sterminateli senza pietà (Boxcar Bertha)" del 1972. Ma cmq è il primo esordio di De Niro in un suo film anche se in un ruolo di co-protagonista affianco ad Harvey Keitel. Dopo aver fatto le presentazioni passo al dunque: Mean Streets soffre lungo tutta la sua durata di un ritmo meno dinamico di quanto potrebbe essere, e questa è davvero l'unica pecca di un film che imposta personaggi, battute, temi e stile con sicurezza e passione. È la storia di un inferno in terra tra amici non ancora gangster (Michael) che passano le giornate nel bar di uno di loro (Tony) o in salette da biliardo tra debiti accumulati (Johnny Boy- De Niro) e con un'esistenza in tormentato equilibrio (Charlie-Keitel) tra la prospettiva dell'apertura di un ristorante e la relazione nascosta con la cugina di uno di loro. Le risse da bar per tutti i soldi ancora da restituire hanno ancora quella violenza scatenata da insofferenza per le regole della strada, sulle quali i personaggi iniziano adesso a bruciarsi; ma soprattutto quella violenza che proviene dalle radici culturali-spirituali in conflitto con un territorio da conquistare, e da una pace intima, familiare rincorsa e mai nemmeno sfiorata.
Little Italy e la festa di San Gennaro: le canzoni napoletane accompagnano gran parte delle scene con una presenza sgomitante che incornicia e penetra vicende che avvengono poco lontano dall'Empire State Building.
Scorsese gira questo film preoccupandosi solo di raccontare a se stesso il quartiere e i dissidi di un uomo di fede: non dà spiegazioni nè descrizioni, il suo stile permette allo spettatore di essere travolto da quella violenza.

I sogni dei gangster muoiono sempre all'alba. Da rivedere e da riparlarne.

19 apr 2009

Ciao America (1968)

Nel 1968 De Palma fa questo film che in America intitola "Greetings" e in Italia qualcuno traduce con "Ciao America!" e che è forse meglio conosciuto da qualcuno per essere il primo film di Robert De Niro. In quell'anno il 28enne De Palma si merita un Orso d'Argento a Berlino con questo filmetto amatoriale di nemmeno un'ora e mezza sulla società americana in pieno arruolamento per il Vietnam, o almeno occupata a trovare il modo per non farsi spedire al fronte. I tre amici del film, presentati all'inizio con lunghi piani sequenza statici e dinamici, parlottano, ciarlano di metodi per evitare di essere presi e per (ri)prendere le ragazze. Non c'è molto da dire se non che questa apparente banalità enuncia rapidamente quello che sarà del regista: politica, ossessioni, voyerismo, sesso, metacinema...
Se lo stile è ancora lì da divenire c'è però molto riferimento alla nouvelle vague, e il gioco della provocazione e dello spettatore tirato in ballo quando si parla di una finestra e una donna all'interno che si spoglia, c'è tutto con ironia e in due occasioni anche con risate.
A guidare il film sono cmq certe situazioni, scenette a due personaggi, in appartamenti o all'aperto ripresi a mò di candid camera con angolazioni sempre alte o a grande distanza dai personaggi: De Palma segue l'ossessione e spia la paranoia di persone che si nascondono, che cercano di scrollarsi da dosso l'asfittico messaggio alla nazione di un Presidente più preoccupato di non stimolare l'autocritica della nazione e di salvaguardare invece l' immagine dei suoi valori., che altro. L' ossessione di un Paese come la ricerca della verità nell'assassinio di Kennedy, effettuata prima con ingrandimenti sgrananti alla BlowUp, e poi sul corpo nudo di una donna assonnata a mò di preliminari, ma anche la verità di un De Niro intellettualmente voyeur prima e militarmente voyeur dopo (col mirino del fucile), diventano pezzi da satira politica anche irresistibili.
Anche se all'inizio si fa un tanto di fatica a resistere alle riprese lunghe logorroiche, val la pena vederselo perchè la freschezza di un filmetto come questo verrà subito fuori.

11 mar 2009


Punge. L'acqua della doccia è affilata, trafigge gli occhi perchè sottile e diretta, forte, come frammenti di vetro che provengono da ogni direzione. Se arriva negli occhi pungendo non è perchè scende pesante dall'alto, ma perchè ha già colpito il corpo ferendolo in un altro modo, facendolo inginocchiare. Gli occhi sono colpiti dal punto di fuga della tortura, l'unico e nessun altro.

(mai pericolosa quanto questa però!)

5 mar 2009

io la conoscevo bene

Faccio i conti con i capolavori del cinema italiano ancora sconosciuti e mi trovo a pensarne male. Deprimente il film ma affascinante la protagonista, con Io la conoscevo bene di Antonio Petrangeli (1965) mi sembra di ritornare alla prima visione del primo film di Bellocchio I pugni in tasca: non lo rivedo da molto tempo ma ricordo bene il malessere che mi lasciò addosso quella famiglia disturbata da rabbia e malattia.
La protagonista, in questo di Pietrangeli, è una ragazza di provincia senza alcun desiderio, obiettivo nè principio.Vive la successione degli incontri con uomini intellettuali o di spettacolo con una sorta di felicità infantile, o meglio di una soddisfazione ingenua, per entrare nell'ambiente del cinema e della pubblicità. È un film desolato quando mostra il contatto fisico tra la protagonista e i tanti personaggi maschili, e illuminato dall'indefinibile bellezza di Stefania Sandrelli quando la macchina da presa le si avvicina toccandole continuamente il corpo, sempre apparentemente puro sotto i vestiti quanto violentato dal continuo cambio in ogni sequenza. Per raccontare questa vuota esistenza Pietrangeli non fa che basarsi su una sceneggiatura (credo) da paura ma anche sull'abilità non nascosta nel costruire piani sequenza e nel posizionare la macchina da presa in posti a volte sorprendenti. A me non hanno convinto la continua frammentazione della narrazione in sequenze che si succedono senza la minima intenzione di dare continuità, che si concludono quasi sempre allo stesso modo, i flashback piuttosto grezzi, e la colonna sonora (non i pezzi di Piero Piccioni) che non mi sembra poi così curata come forse vorrebbe. Starò esagerando ma al montaggio avrebbero potuto accorciare un pò qualche scena (di quanti secondi ti va bene?).
Non so, da una parte questo film spazza via tante ipocrisie che altri dell'epoca invece affrontano con gusto, propone una visione del Paese inconciliabile con quella fissata maggiormente nell'immaginario collettivo perchè cruda, eppure è forse l'amarezza appassionata dello stile di Pietrangeli a non avermi parlato di capolavoro.



_non sono l'unico ad aver pensato per un attimo a berlusconi quando ho visto il personaggio interpretato da Enrico Maria Salerno. stesso modo di comportarsi, se non l'apprezza lui..

16 feb 2009

Button 2

Come è già capitato in passato, butto giù qualche altra parola su un film che non mi ha catturato in nessun modo, ma che non mi ha annoiato nè infastidito, in nome del naturale senso di sfogo mentale da quel brusio continuo che non riesco a togliermi dai pensieri.

Avrei dovuto e fortemente voluto vedere Revolutionary Road, ecco: la coppia aspramente avventurosa (?) DiCaprio-Winslet piuttosto che quella Pitt-Blanchett, che per altro non è una gran duo di personaggi. Essi interpretano parti che bene o male non sono dissimili da quelle che già hanno sostenuto. La Blanchett ovviamente continua a confermarsi pur nella non memorabilità (ma ci manca poco), Pitt invece continua nel suo carattere di uomo
brillantemente stanco e saggio, costante e contenuto. La cosa sorprendente di questo film è la sua versione più giovane che si vede verso l'ultima mezz'ora, quando compare un Brad Pitt perfettamente adolescente. Ed è davvero straordinario vedere questo ringiovanimento dell'attore. Me l'aspettavo certamente, ma ancora una volta (anche se succede sempre più raramente) l'effetto speciale mette a segno l'incredulità. Ok, anche se non è nulla di così memorabile perchè la narrazione non dà quel risalto spettacoloso al fenomeno di ringiovanimento dell'attore, come ben ci si dovrebbe augurare sempre. Ma allo stesso tempo non risalta più di tanto questo stato fisico del personaggio, che nei fatti procede da qui in poi per passi veloci. Tant'è che è un peccato, si potrebbe dire, che gli effetti (o a questo punto la decisione di regista e/o produzione) non abbiano regalato un Pitt ancora più giovane. Sarebbe stato folgorante ma forse troppo spettacoloso.

Sempre su Pitt e le sue trasformazioni. Non sono riuscito a non pensare a Marlon Brando vedendolo con questo make-up. Il Brando di Ultimo Tango anche se privo di cappotto di cammello. Sarà un caso che lo si vede proprio nella parte ambientata a Parigi?


Ma il biglietto (anche se non proprio i 7 euro) del film è tutto nella scena (SPOILER?) della morte, quando lei lo tiene in braccio e dice che in quel momento aveva avvertito nell'ultimo sguardo di Button la consapevolezza della sua presenza e del ricordo di una vita: l'intesa, l'amore e tutto il resto che conta condensato negli occhi di un neonato che muore. Un tabù dei film di grande produzione passato attraverso una storia fantastica. Oppure l'ultimo dei finali sconvolgenti di David Fincher.
Non c'è retorica ma nemmeno poesia.


Però più ci penso e più continuo a chiedermi se certe (chiamiamole) riflessioni seguono l'immaginazione o il testo del film.
Ad esempio la scena in cui entrambi si specchiano di fronte al riflesso di loro stessi abbracciati, intenti a fermare quel momento di incontro di età, di unica e rara corrispondenza di età, nella consapevolezza che da quel momento ricominceranno ad allontanarsi. Si tratta di un incontro di corpi prima che di esistenze. La riflessione sul tempo c'entra certamente, ma è tutto in potenza e non basta per farsi sentire.
All'opposto è situato proprio Youth without Youth, enormemente più profondo nei temi e nei modi per quanto è intriso di cinema e di passione del far cinema nonchè di personaggi. Ma è appunto all'opposto perchè non "facile" e non libero da forti attriti.

15 feb 2009

Button

Ad Hollywood c'è un normale tavolino verde color banconota fissato sul pavimento di una sala enorme, dove tante persone sedute a gruppi un pò qui e un pò là cuciono la loro parte di vestito: il vestito dell'imperatore.
Non vedo che c'è di male nel dire che una cesta per Oscar come questo film sia poco più di una cesta e basta. E la metafora del lavoro di cucito? Ora mi piace di più quella della cesta... che l'imperatore si porta a spasso sotto al braccio senza destar bizzarria.
È limpido e cristallino che un massiccio Film Americano (come Hollywood sa fare) è solo un'opera di equilibrato metter insieme di elementi piacioni e arruffoni vestiti da abile e contenuta intelligenza. È chiaro che questa sua sfuggevole evidenza sia la norma, perchè il beneamato filmone deve essere un passo e mezzo (non oltre) più avanti dello spettatore. Allor dunque... cosa?
La lista! Il film è una lista delle cose così come vanno fatte nel cinema.
  • Il sentimento da melodramma con quali parole può essere espresso? (Le stesse che ti aspetti).
  • Quali scene, quali entrate in scena?
  • Quella ragazza è la figlia. (ma si capisce da subito)
  • Quella donna è lei da vecchia. (ma si capisce da subito)
  • Lui è un diverso perchè gli altri personaggi dicono almeno dieci volte che in effetti è diverso.
  • La madre adottiva è una mama con tutti gli stereotipi.
  • Suo padre (ha conservato la sua umanità).
  • La metafora (la ripetiamo nonostante un sufficiente intreccio metafisico)
  • La grande storia del secolo scorso: la guerra. (e come new entry, la grande storia del nuovo secolo: la natura... Katrina, se non si fosse capito)
  • I provvisori compagni di strada sono tutti caratteri per cui sorridere.
Nella lista però manca qualcosa per fortuna: la lacrima di un personaggio. In un film dove è volutamente assente il sentimento della perdita, non c'è bisogno del pianto. In Benjamin Button non si fa che fornire il paradigma della nascita, dal suo strano involucro che chiamiamo corpo estraneo, al suo straordinario silenzio che si chiama empatia. Ma poi quale corpo e quale empatia? Quello prodogioso del digitale e quello dello sguardo che si chiude a fine film, tra i quali tutto, in quasi tre ore, ci fa pensare che le vite di questi personaggi non siano altro che un raro sfiorarsi. Empatia nello sfioramento, letteralmente lo sfiorirsi!
E in tutto questo amore teorico per l'eterna vecchiaia (non la saggezza) delle cose, dov'è la vita vissuta e le ferite, gli entusiasmi e la passione realmente logorante? Niente, ma nemmeno la patina di tutto ciò. Sarà forse che David Fincher ci mostra ancora una volta l'auto-rimarginarsi di ferite mai aperte, viste, consapevoli? Il logorio di un'ossessione in Zodiac era davvero un logorio e un'ossessione se l'oggetto dell'ossessione forse nemmeno esisteva?
A me viene in mente la parola "anestetizzato". Più che metafisica, termine che appartiene certamente a Youth without Youth (Un'altra giovinezza) di Francis Coppola, qui c'è lo stravisto anestetizzato della sua evidente scontatezza.
E allora un'altra lista.
  • Il grande film americano è approssimativo ai limiti del "vuoi vedere che non te ne accorgi?", nel senso di:
  • il conflitto padre-figlio non esiste
  • la psicologia dei personaggi quasi non esiste
  • l'azione la vediamo solo una volta
  • il riassunto delle epoche storiche
  • la bella vita è quella dei facoltosi (nonostante si provenga da umili origini)
  • qualcosa di più grande alla fine travolgerà tutto (una forza positiva o negativa, in questo caso l'uragano a New Orleans che allaga l'ospedale o la stazione del treno, o ancor meglio il vecchio grande orologio come in un nuovo Titanic).
Non ci sono altri fatti da ricordare, se non quello dell'inutile ripetizione della metafora del colibrì, il cui cuore pulsa a frequenze altissime e le cui ali si muovono velocemente disegnando nello spazio e nel tempo il segno dell'infinit8.